giovedì 18 settembre 2014

UNA NUOVA RUBRICA ED UNA NUOVA PAGINA, SUL BLOG: LEGGERE...L'ARTE CON SAGGI INTERESSANTI.


UNA NUOVA RUBRICA   LEGGERE L'ARTE...

...TRA LE LETTURE CHE PREDILIGO VI SONO I SAGGI CHE TRATTANO DI ARTE,  STORIA, MUSICA...

http://a137.idata.over-blog.com/4/44/77/17/Libri/sebaste.jpgAl TESTO   di  Sebaste (Panchine. Come uscire dal mondo senza uscirne, Laterza, 2008),  non posso non tributare un dovuto omaggio ogni qualvolta si parla di panchine: mi  ha indicato come gettare uno sguardo non distratto su di esse ed apprezzare le infinite storie che, su di esse, si possono raccontare scandagliando  i diversi stati della mente che esse facilitano, quando vi si sosta.
  
L'autore ci rimanda a "Sulla panchina. Percorsi dello sguardo nei giardini e nell'arte", di Michael Jackob docente di Storia e teoria del paesaggio (Scuola di Ingegneria di Ginevra-Lullier, e Politecnico di Losanna), cattedratico di Lettere comparate all’Università di Grenoble, direttore presso l'editore Infolio (Losanna) della collana «Paysages». Ha pubblicato il testo in questione, presso Einaudi, 2014), nella PBE  con la traduzione di Graziella Girardello. 
 
"La panchina è un luogo di sosta, un'utopia realizzata. È vacanza a portata di mano. Sulle panchine si contempla lo spettacolo del mondo, si guarda senza essere visti e ci si dà il tempo di perdere tempo, come leggere un romanzo". 

Così il saggista Sebaste nella collana Contromano di Laterza, Panchine, pubblicato per la prima volta nel 2010 e ora giunto alla sua quinta edizione, ha definito l’oggetto che è anche al centro dell’indagine del libro di Michael Jakob

Il libro-saggio  di Jakob esamina i molteplici aspetti di questo oggetto, fra la fruizione pubblica e quella privata, in relazione alla storia dei giardini, del gusto e del paesaggio. Alla funzione primaria, urbana concepita per regolarizzare rapporti di  democrazia e condivisione della cosa pubblica come  si vennero realizzando nell’Italia dei Comuni lungo il Trecento, si collega  Jakob, osservando come tale funzione fosse sempre unita  – anche nell’antichità a Pompei o ad Agrigento, ad  esempio –  ad  una precisa volontà di offrire una veduta programmata dello spazio. 

 http://www.imagoromae.com/public/ftp/fotoDiServizio/Image/Immagini%20testi/Horologium/fig.%209.jpg
 Le panchine che sorgevano fuori delle porte  o  dei palazzi pubblici e signorili, oltre che  delle chiese, in tutto il centro Italia alla fine del Medioevo, offrivano una vista privilegiata e focalizzata dello spazio urbano, tale per cui risultavano immediatamente chiari i rapporti politici e di forza. 

SIENA
TODI
 Evoluzione molto  sofisticata di questa lontana matrice è la serie di panchine che troviamo  nel giardino di Ermenonville - Francia - , residenza di caccia e di ritiro in campagna con un giardino all’inglese realizzata dal marchese René de Girardin tra il 1762 e il 1775 ( vi era sepolto Rousseau prima della traslazione al Pantheon parigino). Gusto per il pittoresco, di una natura non geometricamente regolata come nei giardini all’italiana, ma  predisposta a meravigliare, con la funzione contraddittoria delle panchine  come complemento alla vita urbana, esse  si ritrovano ad essere quasi nascoste da  muschio, da rialzi naturali opportunamente posti  per godere la miglior vista all’interno di percorsi  panoramici e introspettivi per il passeggiatore che ricerca se stesso ed un contatto vivificante con la natura, secondo la diffusa sensibilità rousseauiana.  A completamento  di questo progetto avviene un fatto imprevisto e simbolico: Rousseau, ospite della tenuta del marchese de Girardin dal maggio 1778, vi muore il 2 luglio dello stesso anno. Su un’isoletta arricchita da alti pioppi  fu allestita la sua tomba, che da quel momento in poi diviene il fulcro della promenade all’interno della tenuta. 
 E quando il pellegrinaggio all’isola diventa eccessivo,  la panchina  delle madri di famiglia  sulla riva opposta ha il ruolo di punto di contemplazione privilegiato: vi si riflette  sullo scorrere del tempo, vi si cerca  introspezione, contatto con la natura, identificazione con un uomo circondato subito da un’aureola di santità laica, tutti  elementi che moltissimi visitatori, anche  reali, capi di stato e intellettuali da tutta Europa, cercano nella visita a Ermenonville e nella vista della tomba di Rousseau, celebrata da componimenti e incisioni innumerevoli. La panchina  delle madri di famiglia, dunque, è il punto di osservazione ideale di una passeggiata quasi  viaggio interiore che si confronta con la morte. 
Un paradosso?? ... la fama del luogo non viene meno anche quando la tomba di Rousseau è trasferita al Pantheon: si crea  culto dell’assenza,  dell’immagine che continua a racchiudere il desiderio dei visitatori, e  Jakob la definisce pre-televisiva.

http://www.gardenvisit.com/garden/ermenonville_parc_jean-jacques_rousseau

Vi è però  un  famoso  precedente nel giardino voluto nel Seicento dal principe Vicino Orsini a Bomarzo. Tra mostri di pietra e animali esotici scolpiti sono disposte i lunghe panche, con iscrizioni o terminazioni metamorfiche, dalle quali è possibile avere una vista ‘guidata’ al giardino per coglierne i rimandi letterari e mitologici. 

Di  stile e funzione diverse le panchine disposte da Carlo Vanvitelli, figlio di Luigi artefice della reggia di Caserta e del giardino monumentale con la grande cascata, nell’altro giardino che si apre dietro la cascata: la vegetazione non è più ordinata  come nella parte principale, e una serie di panchine o sagomate su un marmo con i segni dell’estrazione, con nodi e racemi  avvinghiati. Da queste panchine non vi è alcuna  vista privilegiata, sono  basse per creare un punto di fuga prospettico. In questo modo, precisa Jakob, Carlo Vanvitelli, prende  le distanze dal padre e porta al culmine la contraddizione della funzione della panchina, quale si era già evidenziata  nel giardino di Ermenonville, fra tensione massima alla natura e artificio dissimulato.
 Se ci si siede per concedersi  relax e trovare quiete, come gli aristocratici ritratti sullo sfondo della loro campagna inglese, si comunica un messaggio chiaro sul proprio ruolo sociale e sul posto che la proprietà della campagna occupa nella costruzione di questa  identità.
Ma la  panchina diventa anche luogo di rappresentazione ufficiale di individui: dal musico Mezzettino di Watteau


 ai Coniugi Andrews di Gainsborough,

 http://1.bp.blogspot.com/-Kju2Wl_eAOM/U2CxddLXrVI/AAAAAAAAiQI/FDiaRGAM8b8/s1600/Kirby.jpg

 al ritratto seduto di Puskin 

 http://biografieonline.it/img/bio/Aleksandr_Puskin_1.jpg

 alle fotografie di Tolstoj a Jasnaja Poljana, 


 e a quelle di Lenin a Gorki Park,

la varietà dei soggetti e i loro   messaggi "orchestrati" anche grazie alla panchina su cui siedono,  è molto vasta. 


A un significato tutto diverso rimanda invece la scena finale de L’Avventura di Antonioni, girata su una panchina. Qui i due amanti inscenano il fallimento di una relazione amorosa, e la panchina è il luogo da cui la fine dell’eros moderno è  decretata,  luogo di spaesamento.


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