LA TAPPA DEL GIRO D'ITALIA LETTERARIO, MI PORTA IN LUCANIA, CON CARLO LEVI ED IL SUO ROMANZO "CRISTO SI E' FERMATO AD EBOLI"

Posso dire che i personaggi introdotti da Levi nel romanzo sono
stati scelti attentamente: egli racconta la scoperta di una civiltà
diversa ma non nella forma di un diario. Non si può parlare di un
documento immediato perché dall’esperienza diretta alla stesura
del romanzo sono passati quasi otto anni. (1)
Levi scrive i fatti e le vicende realmente vissuti nel modo che
ogni fatto, ogni personaggio descritto nel racconto, viene
raccontato con lo scopo di presentare al lettore
l’ambiente- cultura della Lucania.
L’autore riesce a descrivere la maggioranza dei temi mediante le figure femminili del romanzo: le classi sociali, la
qualità della loro vita, i problemi sociali del paese, la magia e le
credenze della gente.
Ecco la prima donna che Carlo incontra, la
vedova dalla quale gli viene offerto l’alloggio:
"[...], entrai
dalla vedova, per una delle porte a lutto,[...] Migliaia di mosche
anneravano l’aria e coprivano le pareti:[...] La stessa noia, e
un’aria di disgusto, di ingiustizia subita e di orrore, stavano sul
viso pallido della vedova, [...] Il marito era morto tre anni prima,
di una brutta morte. Era stato attratto da una strega contadina con
dei filtri d’amore, ed era diventato il suo amante. [...] e poiché
egli[...], aveva voluto troncare la relazione peccaminosa, la strega
gli aveva dato un filtro per farlo morire.[...] La moglie, una
signora, era rimasta sola con un ragazzo di dieci anni [...]." 2
La descrizione della casa povera e del
destino della vedova e di suo marito, morto solo qualche tempo fa,
introduce perfettamente il lettore nel mondo della miseria, dei
tristi destini degli abitanti di Eboli. Per la prima volta viene
presentata al lettore la magia che può causare anche la morte. E al
lettore viene rivelata la misteriosità del luogo. L’incontro con
la vedova come se servisse per introdurre il lettore nella situazione in
cui Carlo si trova. E tramite la vicenda della vedova, Eboli viene
definita con tre parole che la specificano precisamente: morte, magia
e miseria.
La vedova
rappresenta anche un tipo di "classe media" della società
di Eboli. Da signora è diventata vedova e per mantenersi affitta la
sua stanza.
"La sua condizione era cosí intermedia tra quella
dei galantuomini e quella dei contadini; aveva insieme, degli uni e
degli altri, le maniere e la povertà." 3
Un’altra figura
femminile che appare nel romanzo in modo più significativo è
Giulia, la donna che lavora per Carlo e che si occupa della casa.
Così possiamo conoscere un’altra tipologia della donna del paese:
"Avrebbero
potuto entrare a casa mia, per farmi i servizi, soltanto quelle donne
che fossero, in qualche modo, esentate dal seguire la regola comune;
quelle che avessero avuto molti figli di padre incerto, che senza
poter essere chiamate prostitute (ché tale mestiere non esiste in
paese), facessero tuttavia mostra di una certa libertà di costumi, e
si dedicassero insieme alle cose dell’amore e alle pratiche magiche
per procacciarlo: le streghe" 4
Attraverso la
conoscenza della strega Giulia al lettore vengono presentati magia,
erotismo, e animalità del luogo. Giulia Venere detta Giulia la
Santarcangelese è una donna di quarantun anni che ha avuto
diciassette gravidanze. Ha una forza animalesca. Sa cucinare molto
bene; anche da quel poco che si trova nel paese prepara i cibi
deliziosi.
Già il modo di cucinare di Giulia fa pensare a qualcosa
di magico:
"Faceva il fuoco alla maniera paesana, che si adopera
poca legna, con i ceppi accesi da un capo, e
avvicinati a mano a mano che si consumano. Su quel fuoco cuoceva, con
scarse risorse del paese, dei piatti saporiti."
Ma la sua bravura nel cucinare viene evidenziata anche per la sua
capacità di preparare diversi filtri e la sua profonda conoscenza di
magia:
"Nella cucina
più misteriosa dei filtri, Giulia era maestra: le ragazze
ricorrevano a lei per consiglio per preparare i loro intrugli
amorosi. Conosceva le erbe e il potere degli oggetti magici. Sapeva
curare le malattie con gli incantesimi, e perfino poteva far morire
chi volesse, con la sola virtù di terribili formule."
Carlo si interessa
di magia fino a imparare alcuni incanti. L’eroticità del
personaggio di Giulia viene espressa tramite la storia del suo
rapporto amoroso con il parroco da cui Giulia ha avuto due figli. In
più nel racconto viene descritto il rapporto tra Carlo e Giulia che
non è facile da accettare da parte di Giulia:
"La strega si
stupiva anche che io non le chiedessi di fare all’amore" 5
La sua misteriosità
e animalità sono espresse tramite la libertà che Giulia vive anche
se lavora come serva: "Giulia andava, veniva, ricompariva a suo
piacere: [...] Fredda, impassibile e animalesca, la strega contadina
era una serva fedele" 6
Giulia fa parte del
paese come tutte le streghe presenti. Tramite le sue
caratteristiche l’autore riesce a descrivere il paese come un luogo
misterioso. L’atmosfera di Gagliano dove le donne-maghe non sono
rare, si rivela a Levi attraverso la Giulia, espertissima in ogni
forma di magia 7
La sua vicenda contribuisce alla descrizione del luogo dove la
credenza nella magia attribuisce a Eboli le qualità del posto
pagano: "Non per niente Levi ha definito «pagani» i suoi
contadini. In loro il mondo è vivo e attuale, costituisce una
caratteristica della realtà in cui vivono, cui sono abituati a
credere". 8
La terza donna messa in rilevo serve
per la descrizione della piccola borghesia di Gagliano:
"Il mondo di
Gagliano si configura come un universo spaccato: da una parte i
contadini, i poveri, gli umiliati; dall’altra i «signori» ovvero
i rappresentanti di una piccola borghesia intristita, marcia, che
vive dei propri rancori e soprattutto è caratterizzata da una
meschina, repellente disumanità che si contrapone alla silenziosa
pazienza dei contadini, alla loro dignitosa accettazione della
sofferenza.
Donna Caterina
Magalone Cusciana è la sorella del podestà. Essendo suo marito
volontario in Africa, Caterina svolge le sue funzioni di segretario
del Fascio. Sta cercando di approfittare della presenza di Levi –
medico – per poter eliminare il dottor Gibilisco da lei odiato
"Donna Caterina
odiava [...] il dottor Gibilisco, odiava tutto il partito di parenti
e di compari di San Giovanni che faceva capo a lui, odiava quelli che
a Matera lo proteggevano. Io ero mandato dalla Provvidenza, e non
importava quale fosse il pretesto politico del mio arrivo unicamente
perché potessi servire di strumento al suo odio". 9
Cosí il lettore
viene informato sull’odio reciproco dei «galantuomini» il quale
guida le loro azioni. Caterina vuole che Levi svolga l’attività di
medico non perché i contadini abbiano una cura sanitaria migliore ma
perché sia neutralizzato il suo nemico. L’odio tradizionale fra i
due gruppi di famiglie dominanti nel paese sembra che sia elemento
essenziale della vita della piccola borghesia 10 insieme alla indifferenza per il popolo miserabile e sofferente dei
contadini.
La visita della
sorella di Carlo che arriva per quattro giorni a Gagliano conferma il
contrasto tra la povertà e arretratezza del Sud e la ricchezza del
Nord. "Una signora del nord, cosí alla mano, e per di più una
medichessa: non ne avevano mai viste"
Il fatto che Carlo
ha una sorella stupisce gli abitanti del paese e suscita gli sguardi
beati dei contadini nel confronto della coppia formata dall’autore
e sua sorella. Levi usa questa occasione per poter spiegare il forte
sentimento della consanguineità dei contadini e insieme ad essa il
loro non sentirsi membri di uno Stato:
"Il vedermi con
una sorella muoveva uno dei loro più profondi sentimenti: quello
della consanguineità, che, dove non c’è senso di Stato né di
religione, tiene, con tanta maggiore intensità, il posto di quelli.
Non è l’istinto famigliare, vincolo sociale, giuridico e
sentimentale; ma il senso sacro, arcano e magico di una comunanza"
Per mezzo delle vicende delle diverse
donne raccontate nel romanzo possiamo scoprire molti elementi
sociali e culturali che riguardano il meridione:
" Ogni
elemento del racconto di Levi, il lettore se ne avvede procedendo di
pagina in pagina, contiene una informazione dalla quale è possibile
ricostruire, come dalle tessere di un mosaico, la condizione della
vita della gente tra la quale l’autore si trova a trascorrere il tempo della sua
condanna" 11
Carlo Levi scrittore e pittore
Meridione ed esperienza del confino dal punto di
vista di Carlo Levi pittore
Un altro aspetto
interessante della descrizione dell’ambiente nel romanzo è
connesso con l’opera di Levi come pittore. Nel romanzo
possiamo trovare i riferimenti al tempo che Carlo Levi dedica alla
pittura nel suo soggiorno in Lucania. Per poter dare al lettore
un’immagine ancora più complessa del luogo del confino, Levi
descrive l’ambiente di Gagliano anche dal punto di vista del
pittore. Uno dei primi aspetti di Gagliano che Levi descrive nel
romanzo è il carattere cupo del luogo dove si percepisce a prima
vista la forte presenza della morte e per lui pittore, il cimitero di Gagliano diventa il luogo più adatto per
cominciare a dipingere:
"Nei dintorni del cimitero non
andavo soltanto per ozio, in cerca di solitudine e di racconti. Era
quello l’unico luogo, nello spazio consentito, dove non ci fossero
case, e qualche albero variasse la geometria dei tuguri. Perciò lo
scelsi come primo soggetto dei miei quadri: uscivo, quando il sole
cominciava a declinare, con la tela e i colori, piantavo il mio
cavalletto all’ombra di un tronco d’ulivo o dietro il muro del
cimitero, e mi mettevo a dipingere"
Tramite la descrizione dell’attività
della pittura, Levi arricchisce la trama con la sua visione poetica
del luogo. Nel linguaggio della descrizione usa, per esprimere
meglio la poeticità della sua visione, i colori e le sfumature. I
colori cambiano e si smorzano con il crepuscolo e Levi
evidenzia le qualità misteriose del luogo descrivendo la luna:
"Le ore
passavano, il sole calava, le cose prendevano l’incanto del
crepuscolo quando gli oggetti pare risplendano la luce propria,
interna, non comunicata. Una grande luna esile, trasparente, irreale
stava sopra gli ulivi grigi e le case, nell’aria rosata, come un
osso di seppia corroso dal sale sulla riva del mare.[...] Perciò la
dipinsi, in segno di saluto e di omaggio, rotonda e leggera in mezzo
al cielo"
La pittura per l’autore rappresenta
anche un simbolo della libertà. Quando descrive la luna l’autore
si rende conto della sua libertà riconquistata rispetto ai mesi
passati da Levi in una cella:
"Ero in quel tempo, molto amico
della luna, perché molti mesi, chiuso in una cella, non avevo veduto
la sua faccia, e il ritrovarla era per me un piacere nuovo".
Grazie alla capacità di dipingere Levi veramente riesce a
conquistare anche il diritto di allontanarsi al di là delle case per
poter ritrarre meglio le belezze del luogo:
"Il podestà e il brigadiere non
volevano impegnarsi esplicitamente a questa infrazione ai
regolamenti: ma a poco a poco, nelle settimane seguenti, si venne a
una specie di tacito accordo, per cui avrei potuto, e soltanto per
dipingere, dilungarmi di un due o trecento metri al di là delle
case"
Possiamo seguire
l’autore allorché si serve di un qualsiasi
motivo per poter descrivere la cultura e la vita nel Meridione e nello scrivere il suo libro Levi ha
avuto sempre presente l’intento di far trasparire dalla narrazione,
per semplice che essa appaia, la sua particolare visione della
civiltà contadina lucana, egli dipinge tante nature morte perché
la gente non è disponibile per posare:
"Uscivo spesso,
nelle belle giornate, a dipingere: ma lavoravo soprattutto in casa,
nello studio e sulla terrazza. Dipingevo molte nature morte [...]
Avrei voluto dipingere anche ritratti dei contadini: ma gli uomini
avevano da fare nei campi, e le donne se ne schermivano, per quanto
lusingate dalle mie richieste"
Ma Carlo scopre il vero motivo del
loro continuo rifiuto di lasciarsi dipingere. I contadini credono che
il pittore facendo il ritratto della persona, ottenga il potere
assoluto su questa persona:
"Capii allora che la ripugnanza
aveva un ragione magica,[...] Un ritratto sottrae qualcosa alla
persona ritratta, un’immagine: e, per questa sottrazione, il
pittore aquista un potere assoluto su chi ha posato per lui".
Il concetto di
pittura e scrittura è per Levi la realtà che passa dalla tela alla
pagina scritta. E l’autore stesso aveva più volte espresso
il concetto dell’importanza della forma espressiva grafica nella
sua opera. E Zevelechi Wells 12
sottolinea l’importanza dell’aspetto che Levi era oltre a uno
scrittore anche un pittore molto attivo:
"Non fu uno
scrittore che fu anche occasionalmente pittore [...], ma un pittore
che eccelse nella sua parte anche quando usava la parola invece del
pennello.
Perciò anche gli argomenti trattati nel romanzo sono stati espressi anche nei quadri 13 :
"Un profilo della personalità
culturale e artistica di Carlo Levi può essere tracciato partendo da
diversi punti di vista. Si può considerare prevalente, o comunque
centrale, l’esperienza pittorica: fin dalla giovinezza e per tutta
la vita Levi fu infatti pittore, e nei suoi quadri si ritrovano gli
stessi soggetti della sua scrittura. Può anche essere altrettanto
legittimamente posta al centro dell’attenzione la sua attività di
scrittore.
1- LEVI, Carlo: Cristo si è
fermato a Eboli.Torino: Einaudi, 1945, p.
93.
Cfr.MICCINESI, Mario: Come
leggere Cristo si è fermato a Eboli di Carlo Levi.
Milano: Mursia, 1985, p. 50.
2- LEVI, Carlo: Cristo si è
fermato a Eboli.Torino: Einaudi, 1945, p. 8.
3- " "
4- " " p. 90
5 -LEVI, Carlo: Cristo si è
fermato a Eboli.Torino: Einaudi, 1945,
p. 136.
6 -Ivi, p. 94.
7- Cfr. MICCINESI, Mario: Come
leggere Cristo si è fermato a Eboli di Carlo Levi.
Milano: Mursia, 1985, p. 69.
8- MICCINESI, Mario: Come leggere
Cristo si è fermato a Eboli di Carlo Levi.
Milano: Mursia, 1985, p. 68.
9- LEVI, Carlo: Cristo
si è fermato a Eboli.Torino: Einaudi, 1945,
p. 49.
10- p. 78.
11- MICCINESI, Mario: Come
leggere Cristo si è fermato a Eboli di Carlo Levi.
Milano: Mursia, 1985, p. 36.
12 - EVELECHI WELLS,
Maria Xenia: La
parola e l’immagine. Un’esame dei quadri di Lucania e del
manoscritto di "Cristo
si è fermato a Eboli" in:
DE DONATO, Gigliola: Carlo Levi - il "tempo"
e la "durata" in "Cristo si è fermato a Eboli".
Roma: Ed. Fahrenheit
451, 1999, p. 243.
13- cfr. DE
SANCTIS, Felice: Clic su Lucania ’61
affresco del mondo negato in «La Gazzetta
del Mezzogiorno»
http://www.felicedesanctis.it/News-Dett.aspx?Id_News=168.- pubblicato: 5 giugno 2006,
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