sabato 24 ottobre 2015

L'ARTE...NON METTERLA DA PARTE... BOTTICELLI ANCHE BOTANICO


https://lauracarpi.wordpress.com/tag/simbolismo-nellarte/apre


Botticelli -Alessandro di Mariano di Vanni Filipepi

http://iltemporitrovatodiantonella.blogspot.it/2014/06/fatterellando-botticelli-l-allegoria.html Originale il soprannome “Botticelli” dovuto  allo stretto rapporto che legava Sandro al fratello Giovanni, “Botticello" (basso, grosso, colorito e ripieno di vino), o all'attività dell’altro fratello Antonio che batteva l'oro (battigello). 
     NOTIZIE SINGOLARI      "Prima di avviarsi alla pittura, a spese dei familiari, andò “a leggere” in una scuola, in seguito secondo il Vasari frequentò le botteghe di fra Filippo Lippi e del Verrocchio. Botticelli faceva parte del raffinato clima umanistico promosso dai Medici, immortalando la natura con grandi scenari ricchi di colori e fiori (es. La Primavera e La nascita di Venere).  Un gustoso aneddoto rinascimentale:  Sandro Botticelli e Leonardo da Vinci , dopo il loro incontro nella bottega del Verrocchio, avrebbero cementato l’amicizia aprendo un'osteria chiamata Tre rane. Qui la clientela sceglieva il menù, sia leggendo le pietanze scritte da destra a sinistra dal mancino Leonardo, sia indicando le immagini disegnate dal Botticelli."

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La primavera perfetta, libro scritto dalla soprintendente al Polo museale fiorentino Cristina Acidini, ci porta a Firenze, una storia anche di fiori tra  arte e scienza.
Ho sempre pensato che i nomi portino dentro di loro un destino – ha spiegato Cristina Acidini – e il destino di Firenze si esprime fin da quell’antico nome latino, Florentia,  ‘campi che fioriscono’. Tanto che intorno alle origini della città è nata la leggenda del bellissimo prato fiorito di iris.  Da questa antica e gentile leggenda ai giorni nostri è un susseguirsi di espressioni artistiche ma anche scientifiche, indagini sulla natura che hanno i fiori come protagonisti. Anche Santa Maria del Fiore, nell’intitolazione alla Madonna, ha un’aggiunta floreale”.
La Primavera del Botticelli è dunque ” l’architrave di questo percorso floreale che ha nel Rinascimento un apice assoluto, e nel capolavoro del Botticelli un catalogo botanico, probabilmente ispirato dagli scritti di Plinio il vecchio, che ha un fascino artistico e naturalistico al tempo stesso".
Cristina Acidini parla del dipinto botticelliano come l’apice dei suoi dipinti floreali poiché  rappresenta "la chiave di volta della pittura di fiori nel Rinascimento fiorentino (che) coincide cronologicamente e non soltanto con lo splendore d’arti, di cultura e di vita che contrassegnò l’età di Lorenzo il Magnifico, ed è rappresentata dalla pittura di Sandro Botticelli.”
La storia e l’interpretazione della Primavera è affascinante e resa con chiarezza, guidandoci alla scoperta delle simbologie che potrebbero dare risposte e che possono aprire ulteriori ipotesi per spiegare uno dei dipinti più misteriosi che siano mai stati realizzati.

Anche se molte, differenti, alternative   e affascinanti sono le ipotesi interpretative, addirittura il PERIODICO ITALIANO  FA l'apoteosi  de LA PRIMAVERA DELLA FILOSOFIA Botticelli e il Neoplatonismo

In Geometrie Fluide – Itinerari d'arte- su la Primavera di Botticelli:”... è stata analizzata a lungo da parecchi studiosi per ricavarne i significati e sono emerse diverse ipotesi, le più plausibili sono quelle che evidenziano i legami con la filosofia neoplatonica. La Primavera si pone come rappresentazione della ciclicità universale della natura e come tempo perfetto di pace e serenità. Il clima mite della stagione e il risvegliarsi della natura in un germogliare e fiorire continuo, mostrano da un lato il concetto di "natura bella e amica dell'uomo", dall'altro il richiamo all'attenzione, alla difesa e conservazione (Mercurio armato che è a guardia del sacro bosco e scaccia le nuvole) di tale luogo-tempo di pace e bellezza.

Interessante è il rapporto Primavera-giovinezza, messo in risalto dai personaggi stessi e dalle tre Grazie. L' allusione alla giovinezza non è solo l' età giovanile, ma è una giovinezza di spirito, che “per essere mantenuta va nutrita di Natura (il giardino pieno di fiori), Grazia e Virtù (Tre Grazie), uso della Ragione (Mercurio, simbolo della ragione e del buon consiglio), Amore (Cupido) e Bellezza (Venere).”
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 FIGURE E SIMBOLI




A destra il vento Zefiro afferra Clori e con il suo soffio la feconda trasformandola in Flora, generatrice di fiori e Dea della Primavera. Gli alberi carichi di frutta si piegano all'arrivo del vento; i fiori che escono dalla bocca della ninfa Clori si mescolano a quelli che crescono nel prato, riprodotti con meticolose attenzioni. 
 Al centro, davanti al cespuglio di Mirto, pianta a lei sacra, la solenne figura di Venere. Sopra di lei il figlio Cupido, bendato, sta per scoccare una delle sue fatali frecce.
A sinistra si svolge un ritmo lento e melodioso, la danza delle Grazie, splendide creature coperte di veli trasparenti che paganamente simboleggiano l'amore che si dona, si riceve, si restituisce; a chiudere la composizione Mercurio che, con il caduceo, sfiora le nuvole: forse allude alla presenza divina oppure tiene il maltempo lontano dal giardino.
 Lo sfondo è costituito dagli alberi del boschetto, oltre ai quali -dopo il restauro del 1983-
 è apparso un luminoso paesaggio che ha restituito profondità alla scena.



“L’interpretazione mitologica, ad oggi quella più riconosciuta, vede l’ordine dei personaggi studiato come una scena di teatro: qui le due figure maschili sono poste alle estremità del dipinto fino ad arrivare al centro con l’emblema della femminilità e della bellezza, Venere, che troneggia sulla scena sovrastata da suo figlio Cupido, rappresentato come un putto bendato. Un climax verso la perfetta semplicità che lega la naturale bellezza della donna alla primavera. Qui la dea incarna il valore dell’amore supremo, concetto evidenziato anche dalla sua posizione elevata rispetto agli altri personaggi. Anche il paesaggio gioca una forte componente allegorica nel dipinto. La location è ambientata in un giardino che ricorda le atmosfere dell’Eden. Le piante in fiore, che richiamano l’abbondanza della natura in primavera, sembrano creare un mondo a parte in cui la scena si svolge. Un’aura senza tempo pervade l’ambiente ponendo i personaggi in un limbo quasi celestiale: la fonte della luce è indefinita, le ombre dei personaggi non segnano il prato e i piedi delle figure non sembrano calpestare l’erba.
Tra i tanti significati attribuiti all’opera del Botticelli questa sembra essere la più pertinente. Altri studi inducono però verso spiegazioni diverse. Un mistero, quello nascosto dietro la danza immortale di quei nove attori, ancora aperto a tante altre chiavi di lettura che aspetta solo di essere decifrato”.




SPUNTI BOTANICI 


Anche Laura Corchia  nella sezione Dalla parte dell‘ arte, esamina con cura il dipinto La Primavera (1481-1482) di Botticelli, una tempera su tavola conservata alla Galleria degli Uffizi, riconosciuta in quella citata in un inventario del 1499 "si trovava sopra a un “lettuccio” nella stanza attigua alla camera da letto di Lorenzo di Pierfrancesco de’ Medici".
Molti studiosi appuntano che "la descrizione dettagliata e la precisione scientifica con cui Botticelli dipinge le numerose piante ed erbe del giardino di Venere equivale a una sorta di enciclopedia botanica o erbario....piante accuratamente scelte per le loro virtù salutari, e associate a colori, profumi, metalli, pietre e benefici influssi astrali che appartengono a quella "magia naturale" sulla quale Marsilio Ficino concentrava i suoi studi. Un ulteriore riferimento all'alchimia è rappresentato dalla presenza di Mercurio e dal suo caduceo, che ne è un simbolo."
I colori freddi come il verde e l'azzurro sono considerati dai neoplatonici "colori dalle virtù positive, specie se asociati all'oro, rappresentato dalle sottili linee pennellate  da Botticelli.
Questa  tavola viene considerata da alcuni ricercatori "un grande talismano, dedicato al giovane Lorenzo di Pierfrancesco de' Medici, al quale Marsilio Ficino dedica una lettera nel 1477, probabilmente accompagnata al dipinto, augurandogli di trovare nella devozione a Venere-Humanitas l'equilibrio di tutte le sue doti".
Ma tre i livelli di significato che si possono evidenziare dopo una attenta ricerca: quello naturalistico (primavera, risveglio della natura),  erotico (primavera manifestazione dei sensi, estetico (primavera simbolo delle capacità creative-artistiche),  tutti intrecciati fra loro. Sappiamo che secondo Ficino "vivere nella bellezza" è un modo per superare la dimensione terrena,  proposto come raffinato stile di vita. Venere è quindi un simbolo di bellezza come elevazione spirituale attraverso l'arte e la conoscenza.

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CICORIA  

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Particolarità: L’azzurro delicato dei fiori ha portato alla leggenda che essi abbiano il colore degli occhi di una giovane che piange il suo innamorato, partito per un viaggio senza ritorno.

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ROSA 
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Particolarità : Il fiore della rosa è il simbolo stesso dell’amore, della bellezza e della tenacia. La rosa bianca viene associata all’idea di amore puro, casto; quella gialla indica il sentimento della gelosia; quella rossa amore passionale.


PIANTAGGINE


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Particolarità: i Celti consideravano la piantaggine una pianta sacra e ancor oggi nelle campagne i contadini ne applicano le foglie su piccole ferite per cicatrizzarle. I semi della piantaggine maggiore sono molto graditi agli uccelli. I semi di altre tre piantaggini contengono sostanze emollienti. 
  
ORNITOGALO

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Particolarità: Il nome deriva, come tanti altri termini botanici, dalla lingua greca  -da ornis/gallina e gala/latte-  da cui deriva il nome comune “latte di gallina” che probabilmente fa riferimento al colore bianco latte dei fiori.

RANUNCOLO


Particolarità: Il vocabolo ranunculus appartiene alla lingua latina, "piccola rana", forse in riferimento al fatto che spesso i ranuncoli preferiscono luoghi umidi e paludosi.

ERBA VIPERINA 


Particolarità: In lingua greca echis è il vocabolo che indica la vipera; forse il nome Echium  perché il fiore presenta uno stilo biforcuto che ricorda la testa delle serpi, oppure perché per lungo tempo fu erroneamente ritenuto capace di contrastare il veleno iniettato mediante la puntura delle vipere.



ELLEBORO 

Particolarità: L’elleboro, pianta coltivata fin dall’antichità, di gran moda a fine Ottocento e nei primi anni del Novecento. Secondo Marsilio Ficino, precettore di Lorenzo il Magnifico, l’elleboro aveva la proprietà di ringiovanire i vecchi e di mantenere giovani più a lungo.
Nell’antichità si riteneva che la radice dell’elleboro avesse il potere di guarire la pazzia ,  in dosi elevate è velenosa.




CAMOMILLA 
Particolarità Il nome camomilla deriva dal greco khamaimelon "mela nana", nome dovuto forse al fatto che le foglie della camomilla profumano di mela. Le proprietà calmanti e rilassanti della camomillasono note sin dai tempi antichi: gli Egizi dedicarono questa pianta al Sole, loro principale divinità.


CAPELVENERE


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Nel linguaggio dei fiori questa pianta indica un sentimento amoroso che non si ferma davanti alle avversità.

NIGELLA

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Il nome della pianta,  dall’aggettivo latino nigellus/di colore nerastro, pare dovuto al colore dei semi che venivano usati per aromatizzare i cibi. La nigella è pianta nota, per le sue virtù medicamentose , fin dall’antichità,  oggi è coltivata per la delicata bellezza dei fiori.


ARANCIO AMARO

I fiori d’arancio sono ritenuti simbolo di matrimonio perché si pensava fossero arance i frutti d’oro donati dalle Esperidi in occasione del matrimonio di Giove e Giunone.






NON-TI-SCORDAR-DI-ME 


Attorno a questo fiore  delicato sono sorte  diverse leggende, una che Dio dopo aver dato un nome a tutte le cose del creato udì una vocina che lo pregava di non dimenticarsi di lui: "Non ti scordar di me, o Dio" decise che il nome del fiore parlante sarebbe stato appunto "non ti scordar di me". Altre tramandano  di persone che si amavano costrette a separarsi che, nel momento dell’addio, raccolsero  piccoli fiori azzurri promettendosi di pensarsi a vicenda ogni volta che avrebbero rivisto simili fiori. 
 
MIRTO

Sacro a Venere dea dell’amore e simbolo d’amore, il mirto nell’antichità ornava per tradizione la fronte delle giovani spose e la loro abitazione; il significato della pianta era: verginità. Nell’antica Roma il mirto fu simbolo di gloria: i vincitori delle guerre erano incoronato con alloro e mirto. 



 
Nella 

si sostiene La “rinascita del paganesimo antico” con la Primavera e che “Botticelli prende spunto dagli arazzi “millefleures” francesi e fiamminghi, presenti all’epoca anche in collezioni fiorentine, come l'arazzo Mille fiori.









sabato 30 maggio 2015

IL MIO MONDO DELLA LETTURA, LA RUBRICA 30 SETTIMANE....DI LIBRI #27: “Le ali della vita” di Vanessa Diffenbaugh


IL MIO MONDO DELLA LETTURA CON LA  LA RUBRICA 30 SETTIMANE....DI LIBRI #27
di  Vanessa Diffenbaugh



4 Copertine diverse.

4 Ciondoli Diversi

4 Significati.
Noi  lettori sceglieremo  il preferito:
Lucchetto: Fedeltà

Farfalla: Libertà

Cuore: Amore

Gabbia: Coraggio di cambiare

 Maggio... in libreria


LA CRITICA 


«Vanessa Diffenbaugh ha colpito nella mente e nei cuori dei lettori.»
«La Stampa»

«Un'autrice fenomeno.»
«Vanity Fair»

«Vanessa Diffenbaugh affronta temi profondi e dolorosi senza perdere la leggerezza dello stile.»
«Il Piccolo»

«Una narratrice incantevole.»
«The Washington Post»



QUI     UNA BUONA RECENSIONE 




QUI     UNA RECENSIONE MOLTO SENTITA 
 

QUI ...un solo e semplice abbraccio ...scaccia  dal cuore uno dei mali più grandi, devastanti e silenziosi...la solitudine!

lunedì 11 maggio 2015

LEGGERE E' ROCK, RUBRICA "PORTA UN LIBRO CON TE 11" , Eric Clapton , la sua AUTOBIOGRAFIA e Tears in heaven e la autobiografia

L'autobiografia. Leggere è rock



PER LA RUBRICA  PORTA UN LIBRO CON TE  

 l'icona del rock Eric Clapton e la sua Autobiografia

 L'autobiografia di Eric Clapton mi ha colpito molto soprattutto perché comincia dal racconto dell'infanzia dolorosa, scritta nel 2007, pubblicata in Italia da Sperling & Kupfler nel  2008,   è  tanto poco letta da essere ora reperibile a prezzo stracciato  sulle bancarelle. L'ho trovata  e acquistata per pochi euro e l'ho letta in tre - quattro giorni. Anche se il libro è  tradotto male e scritto un po' così... ha secondo me , comunque, una straordinaria intensità.

https://bsbeta.wordpress.com/2008/03/04/eric-clapton-autobiografia/

Tra lusso e dolore sotto il segno del blues, un'accurata cronaca della vita dal  PERIODO DEI SUPERGRUPPI alla  RINASCITA SOLISTA alla   SPINTA PER TORNARE AL BLUES...fino ad oggi

CON UN CLICK ...tutti pazzi per Clapton




CON UN CLICK ...IN EVIDENZA 
IL SUO LATO SPIRITUALE

CON UN CLICK ... "L' autentica leggenda del rock-blues,  si racconta da cima a fondo, col tono asciutto di chi non avverte nessun bisogno di magnificarsi."

  SU ANOBII...PARERI CONTRASTANTI

SU STORIE DI LIBRI ...una vita di incroci e partenze per un  musicista di blues
 

  Dopo la lettura, si ha la sensazione che molto di ciò che è noto su di esso, sia solo la punta di un iceberg.


lunedì 13 aprile 2015

Ortese, IL MARE NON BAGNA NAPOLI






INTERESSANTI, ESAURIENTI I BLOG CHE TRATTANO
 DI LIBRI E LETTURE COME ...

Nina Pennacchi's blog

Le Pagine Strappate

Pensieri di Carta 




oltre alle RUBRICHE CHE CURO PERIODICAMENTE



1- @PORTA UN LIBRO CON TE 10... dedicarsi alla lettura... in tutti i periodi dell'anno !!!

2 - 30 SETTIMANE DI LIBRI #26... QUI INIZIA UN GIOCO- APPUNTAMENTO PERIODICO... UN-LIBRO-TRA-LE-MANI.

Tra memoria e immaginazione...

...il terzo libro di Anna Maria  Ortese,  scrittrice e giornalista, pubblicato  nel 1953,  Il mare non bagna Napoli, per la collana “I gettoni” di Einaudi,  diretta da Elio Vittorini. Premiato, quello stesso anno, con il Premio Viareggio ex aequo con Novelle del ducato in fiamme di Carlo Emilio Gadda, il libro, di  buon successo, è una acuta analisi degli ambienti meridionali, in particolare napoletani , senza però lasciare nulla al folclore  convenzionale. Di  lucida interpretazione e di appassionata polemica i tratti che si  ritrovano  non solo nel libro, ma anche nel suo lavoro di giornalista quale  corrispondente dell’Europeo
Alcuni  critici letterari nonché scrittori come Erri De Luca, su Il Corriere della sera, hanno stigmatizzato in parte  la raccolta di racconti della Ortese:

" Cara Ortese, questa non e' Napoli...Ahi, signora, non e' questo il suo modo di muoversi tra le corsie d' emergenza dell' umanita' . Introdursi nella miseria altrui con pretesa di visita, senza compassione, e' violazione d' intimita' e di domicilio. E' il ' 53, dieci anni sono passati dall' ultimo dei cento bombardamenti su Napoli e le macerie sono tutte al loro posto. Gli sfollati e i senza casa sono ancora accatastati al buio, nella citta' famosa per "
' o sole". Era il paese dei danni perpetui, di guerra o d' altro cataclisma, conservati intatti come cimeli d' arte..."

 Il libro si compone di cinque racconti che hanno come tema la miseria e la desolazione di una Napoli del dopoguerra destinata alla rovina e disperazione. L'autrice segue un indirizzo che testimonia la degradazione di un sistema sociale che distrugge la vita delle classi popolari napoletane.

"Perché questa non è una casa, signora, vedete, questo è un luogo di afflitti. Dove passate, i muri si lamentano".(Ortese, p.80)

https://lalunasulmuro.files.wordpress.com/2015/03/ortese-presa-da-giorgio.jpgAnna Maria Ortese nacque a Roma il 13 giugno 1914 e scomparve a Rapallo nel 1998. Visse a Napoli dal 1928 al 1937 e dal 1940 al 1944 e si diceva napoletana di adozione: " Sebbene nata a Roma, la Ortese dissemina la propria opera di dichiarazioni d’amore per Napoli,sentita tutto sommato come patria adottiva,(...)". ° (Cfr. FARNETTI, Monica. Anna Maria Ortese. Milano: Mondadori, 1998, p. 98). 
Ha partecipato intensamente alla vita della città e ha integrato il gruppo di intellettuali con il quale ha lavorato nella rivista Sud, una pubblicazione quindicinale di letteratura e arte, degli anni 1945/1947, la quale ha avuto un importante ruolo per il progetto di rinnovamento culturale che si voleva all’epoca. Anna Maria Ortese ha rappresentato un'intellettuale in lotta contro i problemi affrontati dalla città per riscattare l’importanza del Sud d’Italia.

 

Ma la particolarità della narrativa della Ortese  si basa sulla sua necessità di  verità e di sincerità  oltre a quella  di trovare un luogo fisico in cui “osservare”. E in Il mare non bagna Napoli  il luogo fisico da osservare è Napoli. Il senso di verità e di sincerità, tipico della sua attività giornalistica, viene però accettato dalla letteratura in un modo del tutto personale: per la scrittrice “osservare” non significa sempre descrivere ma usare  sensibilità e carità umana. Perciò le sue pagine tipicamente di stampo  giornalistico  diventano letterarie acquistando  valore di verità poetica. 
Dopo aver esordito, alla fine degli anni Trenta, con il volume di racconti Angelici dolori (scoperto e fatto pubblicare da Bontempelli), il silenzio letterario di Anna Maria Ortese durò dieci anni ossia fino alla pubblicazione dei due volumi degli anni Cinquanta. E  Vittorini nel 1953 nel risvolto del libro della Ortese: ”Sulla strada che si aprì con quel libro essa ha vagato per dieci anni come una sonnambula. E’ stata una zingara assorta in un sogno. Ma ora si è svegliata, si è fermata, è Napoli di tutta la sua vita ch’essa si vede intorno, presenza e memoria insieme, e riflessione, pietà, trasporto, sdegno”.
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"Il mare non bagna Napoli" descrive in cinque racconti una Napoli da girone dantesco, infernale e derelitta, animalesca e primordiale, indifferente e morente. I primi quattro "Un paio di occhiali"
"Interno familiare" "L'oro a Forcella" e "La città involontaria", sono di una surreale crudezza, in una Napoli così vissuta dall'autrice: "Una miseria senza forma, silenziosa come un ragno, disfaceva e rinnovava a modo suo quei miseri tessuti, invischiando sempre più gli strati minimi della plebe, che qui è regina".
E il racconto autobiografico conclusivo "Il sonno della ragione" è un attacco frontale ai suoi giovani amici, gli scrittori napoletani, un'accusa spietata di vacuo intellettualismo piccolo borghese, con tanto di nomi e cognomi. I suoi fratelli indignati la ripudiarono, e lei li amò fino alla morte.
Il mare non bagna Napoli è  un’immagine articolata e multiforme della città popolare, una specie di  viaggio sociale il cui apice è proprio Il silenzio della ragione: dai sottoproletari emarginati dell’ex caserma dei Granili ai piccoli borghesi del Gruppo Sud. Nei cinque capitoli si passa  dalla finzione alla realtà, dalla letteratura al giornalismo, dall’astratto al concreto, e tutto  contribuisce  ad alimentare il genere ibrido della raccolta che la critica, nel corso degli anni, non è mai riuscita ad inquadrare in un unico genere.
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Scrive Raffaele La Capria  "comunque pochi scrittori - questo è sicuro - hanno saputo raccontare Napoli come la Ortese. Il suo è uno sguardo da visionaria che la porta al di là del realismo apparente"

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MA ANCHE ALTRI BLOG....CI SPINGONO AD AMARE I LIBRI...













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L’arte dello scrivere
 





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