lunedì 12 ottobre 2020

14 ottobre Todi in festa per San Fortunato


Todi è pronta a festeggiare e rendere omaggio al Santo patrono Fortunato, grazie all’Associazione ARCUS TUDER che, con la collaborazione di Todiguide, organizzerà la tradizionale Disfida di San Fortunato, alla quale parteciperanno compagnie di arcieri in foggia storica provenienti da tutta Italia, e la seconda edizione del PALIO DELL’AQUILA che vedrà sfidarsi gli arcieri dell’Arcus Tuder suddivisi in 6 squadre, ognuna abbinata ad uno dei 6 antichi quartieri medievali del centro storico: Colle, Valle, Nidola, Santa Prassede, San Silvestro e Santa Maria. Il vincitore conquisterà il Palio di San Fortunato, uno stendardo


IVoltoni Comunali e Piazza del Popolo ospiteranno la Mostra-Mercato TIPICO TODI, con oltre 30 stand di prodotti tipici locali, artigianato, hobbistica e collezionismo. Inoltre il pomeriggio  laboratori di abiti medievali e accessori, scuola di danza medievale, giochi di una volta, spettacolo teatrale “Alla scoperta di san Fortunato”, visite guidate, falconieri e giocolieri. Tutto dedicato ai piccoli tuderti che in un giorno di festa potranno godere liberamente della loro bella città!


 la Parata dei Tamburini che si svolgerà per le vie del centro : in prima fila ci saranno i nostri TAMBURINI E SBANDIERATORI ARCUS TUDER, nuovissimo gruppo formato da giovani tuderti impegnati a far rivivere l’antica tradizione dei musici medievali.
L’evento avrà la sua conclusione con il grande Corteo Storico al quale parteciperanno gruppi di figuranti provenienti anche da fuori regione.

giovedì 1 ottobre 2020

Interpretare Caravaggio...

MARTA E MADDALENA: I PRECEDENTI
Se tra le fonti iconografiche del Caravaggio, per l’impostazione delle figure, può annoverarsi la tavola del Luini raffigurante Modestia e Vanità, di proprietà del Cardinal Del Monte, per l’idea del computo digitale non può escludersi la suggestione del Cristo tra i dottori (Londra, National Gallery), oggi attribuito al Luini ma all’epoca assegnato a Leonardo.
 «Ciò che più interessa al pittore è rendere la lucentezza della seta della manica rossa, ispirata ai ritratti giovanili di Tiziano», riferisce poi Mina Gregori. E tra le immagini muliebri del pittore veneziano quella più MARTA E MADDALENA: I PRECEDENTI
Se tra le fonti iconografiche del Caravaggio, per l’impostazione delle figure, può annoverarsi la tavola del Luini raffigurante Modestia e Vanità, di proprietà del Cardinal Del Monte, per l’idea del computo digitale non può escludersi la suggestione del Cristo tra i dottori (Londra, National Gallery), oggi attribuito al Luini ma all’epoca assegnato a Leonardo. «Ciò che più interessa al pittore è rendere la lucentezza della seta della manica rossa, ispirata ai ritratti giovanili di Tiziano», riferisce poi #MinaGregori. E tra le immagini muliebri del pittore veneziano quella più immediatamente accostabile alla figura della Maddalena, per la serica resa dell’ampio panneggio rosso, è certamente la Salomè con la testa del Battista (Roma, Galleria Doria-Pamphilj), proveniente dalla collezione di Lucrezia d’Este, giunta a Roma con le altre opere del lascito testamentario in favore del cardinal Pietro alla fine del 1598. 
[fonte: Laura Testa, in Caravaggio nel IV Centenario della Cappella Contarelli. Atti del convegno]
⏩ Caravaggio pictor praestantissimus

.... pittore praetantissimus nella Vocazione di San Matteo


LA VOCAZIONE DI SAN MATTEO

PER ALTEZZA E CARICA RIVOLUZIONARIA, PUÒ ESSERE PARAGONATO AGLI AFFRESCHI DI GIOTTO AD ASSISI O AL MASACCIO DELLA CAPPELLA BRANCACCI.

Sul lato destro della sua cappella, Cointrel volle «un quadro nel quale sia depinto San Matteo dentro un magazeno, o ver salone ad uso di gabella con diverse robbe che convengono a tal officio, come un banco come usano i gabellieri con i libri e danari in atto di aver riscosso qualche somma o come meglio parerà, dal qual banco San Matteo, vestito secondo che parà convenirsi a quell’arte, si levi con desiderio per venire a Nostro Signore che passando lungo la strada con i suoi discepoli lo chiama all’apostolato. E nell’atto di San Matteo si ha da dimostrare l’artificio del pittore». 

Caravaggio tradusse queste indicazioni in uno dei brani piú indimenticabili della storia dell’arte occidentale, un testo che, per altezza e carica rivoluzionaria, può essere paragonato agli affreschi di Giotto ad Assisi o al Masaccio della cappella Brancacci. Il banco dei gabellieri è  una tavolata di giocatori: gli stessi modelli, gli stessi abiti contemporanei, lo stesso taglio a mezze figure che fino a quel momento gli erano serviti a far quadri di bari e buone venture, permettono ora a Caravaggio di rappresentare il pubblicano del Vangelo con una credibilità e un’attualità inaudite. Intorno a questa ben nota tranche de vie, solo buio: buio sotto al tavolo (dove le gambe trasformano le mezze figure in personaggi da quadro di chiesa), buio sopra le teste, in una specie di grande e desolato scantinato che (alla maniera di quanto era avvenuto con la Maddalena) ritrae molto semplicemente lo studio dell’artista. La porta in cima alle scale è rimasta aperta, ed è da li che entra il fascio di luce che accompagna l’ingresso dei due soli personaggi in abiti antichi: un goffo e intabarrato San Pietro che quasi nasconde il Cristo, il quale alza la mano in un silenzio eterno, graffiato  solo dai granelli di polvere che - sembra di vederli - salgono e scendono nella luce. 
[fonte: #TomasoMontanari. Il Barocco]
Caravaggio pictor praestantissimus

mercoledì 30 settembre 2020

CARAVAGGIO

INDAGARE Sul  PERCHÉ PIACE CARAVAGGIO 
DAL WEB…
►Caravaggio non aveva bisogno di una cattedrale, gli bastava la vastità del suo immaginario e il suo genio per esprimere la sua fede, il suo tormento, la sua realtà. Dipingeva per scavare e rendere eterno un attimo, anzi l'attimo prima che la scena rappresentata accadesse, obbligandoci a ricercare e decifrare il garbo dei dettagli. Ogni sua opera è una immagine come una poesia intensa. C'è qualcosa di sacro nella sua pittura. E' una sorta di magia, di incanto che non riesco a trovare in altri pittori. E mi fa stare bene l’emozione e la meraviglia che mi danno le sue opere (@Giuseppe De Biasi)
►I coloro caldi. Le forme. La sua straordinaria capacità di utilizzare i chiari, la luce, le ombre per creare immagini che magicamente nascono dallo sfondo scuro. Senza aggiungere altro...se non linee di luce!! (@Maria Foiadelli) 
►E’ una sensazione "a pelle" (@Monica Garavini)
►Tra i tanti motivi, perché la sua tecnica pittorica è complessa come una scultura (@Manuela Spinelli)
►Nuovo e Vero (@Gianna Salu)
►Perché ha reso sontuoso l'ordinario! (@Anna Stefanini)
►L’oscurità nelle sue opere (@Lucia Di Leo)
►Giochi di luce ed ombre. Le ali nere degli angeli (@Consuelo Ballarino)
►I corpi , l'effetto fotografico fatto di luci e ombre, è la scomparsa quasi totale a ciò che non serviva a definire la scena (@Michele Picardi)
►E’ il più "Grande"di tutti, insieme all'altro Michelangelo. I due Michelangeli (@Michelangelo Capicotto)
►Perché le sue opere sono vive intense. Trasmettono emozione, drammaticità (@Nicoletta Caropreso)
►Molto reale, fotografico. Intenso (@Rita Amanna)
►Per tutto.... per la sua tecnica.... per la sua luce.... per utilizzare prostitute come modelle, a quei tempi poi.... per utilizzare lui stesso come modello.... per la sua vita romanzesca.... perché dopo di lui lo spartiacque, la pittura sarà diversa (@Gennaro Mocerino)
►Perché mi colpisce la sua originale tecnica in cui si vede la genialità nella cura del dettaglio, ma soprattutto i suoi quadri mi parlano e trasmettono la sua profonda spiritualità, che mi ha tanto arricchito quanto sorpreso (@Stanislav Košč)
►Di Caravaggio adoro la verità umana, la vita che pulsa nelle sue figure umane, la passione vera e mai enfatica che si traduce nei gesti e nella mimica facciale dei suoi personaggi, e infine quella luce che disegna le forme, facendole emergere dall'oscurità indistinta e infondendo in esse la vita. Mi emoziona inoltre la sua capacità di raccontare il divino innestato nel quotidiano dell'esistenza umana, al di là della retorica altisonante della tradizione (@Gianna Torsello)
►Io rimango incantato davanti alle sue opere... Non riesco a spiegarmelo... Le riconosco subito... Le sue opere mi catturano!!! (@Luigi Paolillo)
►Perché sono un fotografo (@Roberto De Martino).
►Perché rimango incantata e stupefatta davanti ad una sua opera.... da come usa il gioco di luce è come se i personaggi uscissero dal buio… mi affascina la sua tecnica e riconoscerei un Caravaggio tra mille opere d'arte (@Sara Bianchi)
►Perché nelle sue opere la luce sontuosa dialoga con l'ombra più intensa, senza grigi e senza compromessi, non è per gli ignavi... (@Manuela Pancaldi)
►Perché divide la storia dell'arte nettamente in due: prima di Caravaggio e dopo di Caravaggio (@Dario Di Nunno)
►Lui il genio della luce e del buio...Non posso immaginare nulla di più perfetto (@Patrizia Angeli)
►Perché sa cogliere ogni minima sfumatura di colore nei ritratti che fa, non trascurando alcun particolare, alcuna ombra o luce. Ogni pennellata è mirata, precisa, non casuale. (@Graziella Antonella Scarsi)
►Amo Caravaggio perché lontano dagli stereotipi e dagli schemi dell'epoca.... Caravaggio è la realtà vissuta il suo modo di dipingere mi trafigge mandandomi in estasi... Rocco Marilea Loparco 
►Perché le sue opere ti fanno vedere cose che avrei tralasciato sicuramente, invece Lui le esalta alla perfezione (@Taccori Angela)
►È dirompente! (@Serafino Di Cesare)
►Perché c'è contrasto etico tra quelli che dipingeva è quello che faceva. Pur frequentando luoghi e persone religiose non si è assoggettato alle loro regole e questo paradosso lo ha tradotto in arte. (@Elena Bizzozero)
►Perché osservando le sue opere, ti porta al divino e poi oltre, ti mostra l'elemento umano e vero. (@Nicole Acuña)
►Per come faceva risaltare il gioco di luci nei suoi quadri ...e i suoi colori (@Rox Montalegni)
►Il suo modo di dipingere i volti e i corpi da farli sembrare reali,i suoi colori,i suoi chiaroscuri..e perché attraverso le sue pennellate si può capire chi era Caravaggio (@Flavia Caruso)
►Mi colpisce la tensione del collo con uno sguardo di apparente rassegnazione ma che rassegnazione non è . E poi trovo davvero particolare il modo in cui è annodato il lenzuolo bianco (@Giuseppe Petrosino)
►pittura viva. Vvi si vede la sua anima,il suo pensiero e gli intenti che si prefigge di trasmettere con la sua opera. nel buio e nella luce esplode tutto il suo fascino, che incanta e ti trasporta. sono le sue tele opere che parlano ad ognuno (@Angelo Piselli)
►Gli squarci di luce (@Adriana Cleofe Gobbi)
►Per l'atrocità. Il conflitto interno ad ogni personaggio L'intreccio dei corpi nella luce e nell'ombra (@Antonio Adiletta)
►Caravaggio è stato e rimarrà sempre il genio assoluto nella sua epoca.....unico e sublime (@Castle Motta)
►Da appassionato di fotografia lo vedo come il primo inarrivabile fotografo ( scrittore con la luce ) della storia. Assolutamente moderno, se si toglie il mezzo usato. Realista e antiagiografico (@Michele Piccinno)
►Per il suo grande genio pittorico....tutte le sue opere sono così vere che guardandole, pare che i personaggi che le animano siano persone vere, in carne e ossa, che si muovono davanti a te!  (@Marina Mody Panella)
►Perché ti mostra la tragica realtà dell’uomo senza nascondere la verità. Grazie per questa pagina!
(@Livia Di Luzio)
►Tanta luce, tanta ombra (@Caterina Proietti)
►Alcuni suoi capolavori ci osservano dal passato,sembrando selfie fatti con l'iphone (@Stefano Zinnia)
►Perché è fuori dagli schemi, realista,nudo e crudo,gioca con la luce,possiede il controllo delle ombre , degli sguardi e degli attimi suggestivi delle sue opere. Credo siano tutti ottimi motivi per affermare che sia il migliore.... non credete? (@Pietro Pastore)
►Il suo modo di dipingere i volti , i corpi così reali. (@Marcella Buratti)
►è reale e fedele a se stesso - si esprime senza scendere a compromessi - ogni emozione e' viva - magnetico ti cattura fino alla commozione (@Maria Grazia Milano)
►Vero, verace, arrabbiato, folle potente, grande tecnico, innovativo, oltre ogni schema (@Elena Barbara Bianco)
►Perché ha rivoluzionato l'uso del colore (@Mara Marino)
►La luce risalta i corpi e diventa protagonista (@Antonio Giordano)
►I coloro caldi. Le forme. La sua straordinaria capacità di utilizzare i chiari , la luce, le ombre per creare immagini che magicamente nascono dallo sfondo scuro. Senza aggiungere altro...se non linee di luce!! Solo lui può dire tanto con un dipinto. Geniale....lo adoro (@Maria Foiadelli) 
►Caravaggio è (fra l'altro) l'evidentissima prova che azzera il trito ritrito luogo comune: massimo risultato col minimo sforzo. Chi non percepisce il sudore sangue e sperma che vibra in ogni minimo dettaglio, non ha occhi ma solo una vista (@Paolo Drovandi) 
►Magico! (@Cristiana Esposito)

martedì 15 settembre 2020

.... WATH ELSE? IMMAGINI ER RAMMENTARE

SETTEMBRE... tornare alle origini.... casa dell'infanzia. 
LO STUDIOLO DI NONNO FRANCESCO

IL SEGRETO IN UN MAZZO DI CHIAVI.....

OLTRE......

IL SALOTTO BUONO..... 
OLTRE....

TORRE  E FERITOIA.... 

giovedì 21 maggio 2020

MAGGIO 2020 il blog si rimette in moto...

 MAGGIO 2020 si torna pian piano alla normalità 
riprendo le fila del blog che curo 
su consigli di lettura


ma puoi visitare anche... 

LEGGERE PER…PER LEGGERE




DAL BLOG IL SALOTTO IRRIVERENTE  voglio trattare di un insieme di  racconti che ci informano sul  mito con la caratteristica che essi sono scritti  da donne!


Titolo: Le Nuove Eroidi
Autrici: Ilaria Bernardini, Caterina Bonvicini, Teresa Ciabatti, Antonella Lattanzi, Michela Murgia, Valeria Parrella, Veronica Raimo, Chiara Valerio
Casa Editrice: HarperCollins Italia (ottobre 2019)



Circa duemila anni fa Ovidio scrive  delle lettere poetiche in versi assai  originali:  “Eroidi”, in cui le eroine del mito si rivolgono ai propri mariti e compagni, capovolgendo il punto di vista maschile riguardo alle storie narrate. Nel 2019 otto scrittrici italiane nate negli anni Settanta,  riscrivono Ovidio  e si avventurano sul terreno del gioco riproponendo in modo creativo alcuni miti. Antonella Lattanzi, Valeria Parrella, Ilaria Bernardini, Veronica Raimo, Chiara Valerio, Caterina Bonvicini, Michela Murgia e Teresa Ciabatti sono le protagoniste di un'antologia di racconti che riporta in auge miti e letteratura dell’Antica Grecia ripercorrendo le vicende di grandi eroine tragiche, dalle imprescindibili alle meno note
Le nuove Eroidi, Ilaria Bernardini
Ne Il Libraio leggiamo:"Otto donne della tradizione classica per otto autrici italiane contemporanee. Questa la formula alla base de Le Nuove Eroidi (HarperCollins Italia), antologia di racconti che riporta in auge miti e letteratura dell’Antica Grecia ripercorrendo le vicende di grandi eroine tragiche, dalle imprescindibili alle meno note, in una lettura tutta femminile di storie sempre attuali.

Le scrittrici italiane di oggi raccontano le "nuove Eroidi" - Il ...

Antonella Lattanzi, Valeria Parrella, Ilaria Bernardini, Veronica Raimo, Chiara Valerio, Caterina Bonvicini, Michela Murgia e Teresa Ciabatti sono le protagoniste di un'antologia di racconti 

Antonella Lattanzi – Fedra e il  dramma della regina folle d’amore per il figliastro,  riproposto nella forma di una lettera testamentaria indirizzata ai figli. “Verità” e “libertà” sono le parole chiave di questa confessione spassionata, in cui crimine e aberrazione non riescono a sopprimere l’anelito alla vita e l’invito ad “amare con furore”.


Valeria Parrella – Didone - Pagine che sono allo stesso tempo un monologo, una lettera, un’invettiva, con cui Parrella offre alla regina abbandonata la possibilità di riscattare il suo infausto destino riformulando in linguaggio attuale ma non meno spietato il disprezzo per la vigliaccheria che Enea nasconde dietro la “ragion di stato


Ilaria Bernardini Ero - La vicenda di Ero, sacerdotessa oscurata da altri miti più famosi del suo, il cui amore Leandro attraversa ogni notte un tratto del Mediterraneo solo per incontrarla, si fa fonte di ispirazione per la storia tragica e commovente di una coppia di migranti, dolorosamente ripercorsa da esitazioni e speranze della partenza alla desolazione di un epilogo fin troppo familiare


Veronica Raimo Laodamia- La tragedia di Laodamia è fatta di ossessioni frustrate e tentativi vani di riempire un vuoto incolmabile, quello del marito morto in territorio troiano e rimpiazzato da una statua di bronzo; nella cronaca puntuale dei giorni successivi alla sua morte, il combattente diventa qui un reporter di guerra e il suo simulacro, nell’era del sexting, le foto di una chat clandestina.

Chiara Valerio - Deianira - Caso unico in tutta la raccolta, il resoconto della maledizione del centauro Nesso passa qui in mano alla serva Eubea, che ripercorre con flashback il matrimonio tra la padrona e Ercole e diventa lei stessa vittima in prima persona della tragedia generata dai suoi strascichi nefasti.


Caterina Bonvicini - PenelopeCome Ero, anche il personaggio ben noto della moglie di Ulisse rievoca inevitabilmente il mare (e le sue vittime). Bonvicini ne fa il volto femminile di Lorenzo Leonetti, in missione nel 2018 come cuoco di bordo per Open Arms (Ong catalana).


Michela Murgia - Elena - In un lungo monologo indirizzato a un Paride che dorme al suo fianco prima della battaglia, Michela Murgia racconta l’insospettabile tragedia interiore della più bella tra le donne, vittima di un primato indesiderato che ha il sapore di una condanna.


Teresa Ciabatti - Medea - Con l’audacia narrativa che la contraddistingue, Teresa Ciabatti converte la figura della madre degenere per antonomasia, capace di uccidere i suoi stessi figli per vendetta, in quella di una donna disposta a tutto pur di salvaguardare le sue creature, fin nelle scelte di vita più estreme.

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Da Il sole 24 ore traiamo questo commento:" È chiaro che ogni scrittrice ha scelto come misurarsi con Ovidio, se emularlo, riscriverlo provocatoriamente, prenderne le distanze o considerarlo come un'ispirazione iniziale. Paradossalmente, i racconti più convincenti sono quelli che si sono allontanati di più dal noto predecessore, bagnando la vicenda di presente: Ilaria Bernardini, Antonella Lattanzi e Caterina Bonvicini hanno portato storie molto forti, pari nell'intensità a quelle di Ovidio. Forse  dopo aver letto questa raccolta ai lettori verrà il desiderio di riaprire il capolavoro latino: in tal caso, ben vengano le Nuove Eroidi tra le opere più vendute 

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e su Scenario Tutti i colori del Mito al femminile. ‘Le nuove eroidi’:" Le lettere delle Nuove eroidi di oggi raccontano il nostro mondo fatto di guerre, di emigrazione, di guerre, di femminicidi, di maternità complesse,  di adulteri, di gelosie, di tradimenti.
Hanno reinterpretato il mito, modernizzandolo. "

Lingotto 5: Eroidi – Word fetcher

Mentre su Solo libri :" Le eroine che scrivevano le epistole nelle Heroides di Publio Ovidio Nasone erano ben 21 e ciascuna mostrava il proprio dolore e struggimento al compagno, marito o amante lontano. Le lettere del poeta latino sono tutte scritte in distici elegiaci e soprattutto sono tutte legate dal lamento di donne che sono state abbandonate, tradite e ingannate dall’uomo che più amavano.
Nulla di questo troverete nella versione Le nuove Eroidiperché qui le donne sono sì tradite, abbandonate e ingannate, ma mai sopraffatte dai propri sentimenti. Nella loro vita le eroine di queste scrittrici hanno fatto delle scelte molto coraggiose. 


Le eroine che "escono dalle penne di queste scrittrici cambiano il mito e diventano loro le protagoniste della narrazione, artefici del loro destino, mentre i loro compagni devono attenderle, accettare le loro decisioni e ascoltare le loro versioni. Un racconto dopo l’altro vediamo le nostre eroine prendere voce e raccontarsi, grazie alle penne di otto grandi scrittrici, mostrandoci una nuova versione delle loro storie.Le nuove Eroidi è un libro bello, pieno di emozioni, pieno di femminilità e di grandi storie che finalmente hanno trovato uno spazio per essere narrate, mettendo per un attimo da parte l’immagine della principessa indifesa da salvare.
 Eroidi Instagram posts (photos and videos) - Picuki.com

In Letteratitudine news il critico afferma:" L’avvincente antologia riprende così il titolo delle Eroidi di Ovidio, in cui con una sensibilità che non esclude le tragedie quotidiane dell’Occidente riesce a imporsi come interpretazione efficace e ragionata di dinamiche dalle quali nessuno potrà mai sottrarsi. La varietà di toni e registri delle otto intellettuali, tanto quanto le diverse prospettive da loro adottate di volta in volta, impreziosisce ancora di più la raccolta, permettendole di infrangere tabù e di rammentare a chi legge che la volgarità va di pari passo con la bellezza, che le brutture del mondo si mescolano ai miracoli, e che la distinzione tra bene e male non sempre è netta come si potrebbe supporre.
Un esperimento narrativo ben riuscito, quindi, che spicca per forza evocativa e per creatività tra le più recenti uscite in libreria."



Su Cultura al femminile simpatica e originale la recensione di Sara Cancellara:" Così Publio Ovidio Nasone soppiantò Catullo e fine della storia. Autunno 2019. Succede qualcosa, qualcosa di bello, vagando per librerie mi succede spesso. Oggi più del solito. Mi basta dare un’occhiata al titolo e sento che Le nuove Eroidi mi travolgerà come un torrente in piena.Decido di leggere un racconto al giorno, piano, lentamente perché quello che mi affascina di più di questo testo, oltre la lettura, è capire come si possa rielaborare ai nostri giorni la mitologia.Ancorarsi al passato senza stravolgere nulla o cedere al  linguaggio moderno in tutta la sua forza e brutalità?



nuove eroidi

Il sito Centodieci  nell'articolo FONDARE NEL MITO LA CONTEMPORANEITÀ, ci indirizza:"Prima ancora di scriverli, i miti, si tramandavano a voce. Perché sono nati, allora? Per dare un senso a ciò che accadeva, per comunicare e trasmettere una morale e un senso comune delle cose, in modo che si potesse condividere non soltanto una città o un periodo della storia dell’uomo, ma anche un senso civico, un modo di vedere e interpretare il reale. Perché di questo si fonda il vivere comune, da sempre. Sin dall’Antica Grecia questo principio era già talmente chiaro che filosofi, uomini della politica e sacerdoti condividevano un sentire comune che ha poi dato vita alla prima forma repubblicana della storia dell’uomo, quella ateniese, ma anche a un forte sistema valoriale che spesso sfociava e si mescolava con il sacro.

I miti erano la stessa cosa. Raccontavano di persone comuni ma allo stesso tempo l’intervento divino era costante, pervasivo. Si parlava di Achille come di un semidio, lo stesso che poi era attore principale dell’Iliade e che piangeva l’amico Patroclo. Si parlava di Penelope e di Didone come forse vissute davvero ma allo stesso tempo erano al centro di fiabe, miti, tragedie.
Alla base di tutto, e del motivo per cui ancora oggi i miti rimangono strettamente ancorati alla nostra tradizione, seppur soltanto storica e letteraria, è che mantengono un forte legame con la morale, con il senso civico e con il modo che abbiamo di fondare ancora oggi la civiltà occidentale. Nonostante questo, perché non attualizzarne il racconto? Perché non prendere alcune delle protagoniste di alcune delle donne più iconiche del mito greco e ambientarle ai giorni nostri?questa nuova antologia – “Le Nuove Eroidi” edito HarperCollins – racconta le protagoniste dei miti di più di duemila anni fa attualizzandole e dimostrando che il dramma, la forza d’animo, la resilienza, il carattere di “genere” , è ancora al centro della morale e della costruzione della società contemporanea."

Le nuove Eroidi - AAVV | GoodBook.it

venerdì 6 marzo 2020

RICOMINCIO DA UN FILM...YESTERDAY dal blog Letture senza tempo





RICOMINCIO DA UN FILM...

Yesterday

di Danny Boyle




il nuovo film di Danny Boyle, basato sulla sceneggiatura di Richard Curtis

Cosa accadrebbe se fossi l'unica persona che ricorda l'esistenza dei Beatles? Ad esempio, succederebbe che potresti presentare come tue le canzoni di John Lennon e Paul McCartney: è lo spunto narrativo che nutre 'Yesterday', film romantico e canterino

Jack Malik è un musicista di scarso successo. In lui crede solo Ellie, manager, amica e forse qualcosa in più, benché inespresso. Finché una sera, dopo che ha deciso di smettere con la musica e cercare un lavoro più regolare, Jack ha un incidente e perde coscienza durante un blackout planetario. Quando si sveglia, scopre che il mondo è stato privato delle canzoni dei Beatles e che lui è rimasto il solo a ricordarle.

Dopo successi di critica e pubblico come il citato The Millionaire o l’intramontabile Trainspotting, cosa poteva pescare ancora dal proprio cappello di regista Danny Boyle? La risposta è Yesterday. Il regista coglie al volo l’idea “geniale” dello sceneggiatore Richard Curtis per confezionare un film che si prende gioco dello spettatore, illudendolo che il vero protagonista del film sia qualcosa che appartiene a ieri, ovvero i mitici Beatles. Che mondo sarebbe senza i Beatles? Ma che mondo sarebbe anche senza le sigarette, la Coca Cola o Harry Potter? Probabilmente un mondo che andrebbe avanti comunque.



Boyle intrattiene molto bene lo spettatore, facendolo ridere di gusto (grazie sempre alla sceneggiatura) ma cade sul finale che è romantico e scontato oltre ogni immaginazione. Il protagonista ricorda eccessivamente (e sinceramente non si capisce neanche il motivo di questa scelta) Dev Patel in The Millionaire, seppur la sua vena ironica sia lodevole, mentre la vera “rivelazione” è Lily James: perfetta per la parte, si distingue sullo schermo e rende sopportabile anche il finale tutto caramelle.

OMAGGIO AI BEATLES

La grande force du film réside dans la simplicité de ses personnages et de ses acteurs. Un employé de supermarché et une institutrice, deux amoureux de pop music, qui essaient de faire vivre leur passion dans le fin fond de l'Angleterre. Interprétés par Himesh Patel (son premier rôle au cinéma) et Lily James (Mamma Mia! Here We Go Again), le duo marche formidablement bien. Dans son ensemble, le film bénéficie d'un casting réjouissant (Ed Sheeran, James Corden, Joel Fry) et Himesh Patel s'avère être un très bon interprète des Beatles.



Leggiamo su Quilnan rivista cinematografica …. quel che viene a mancare in Yesterday è il senso stesso del film: debole come storia d’amore, quasi che fosse obbligatorio attaccarla con lo scotch, privo di idee come gioco surreale, semplicistico come attacco all’industria e alle sue ottusità. Resterebbe l’amoroso gioco con le canzoni dei Beatles, e il loro ruolo fondamentale nell’immaginario collettivo

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Mentre in Diari di pensieri persi:...Yesterday è un commovente omaggio ai Beatles ma, soprattutto, è una commedia romantica divertente, un genere troppo trascurato negli ultimi anni e di cui il cinema sentiva la mancanza. Curtis, già autore di cult quali Quattro matrimoni e un funerale, Notting Hill e Love Actually, parte da una struttura narrativa collaudata – il protagonista sentimentalmente impacciato, il gruppo di amici ciarlieri, il compagno d’avventura stravagante – per costruire una trama dal ritmo perfetto, capace di mescolare risate ed emozioni. Pregevole anche la scelta e l’uso delle canzoni dei Fab Four, usate per arricchire la sceneggiatura e non solo come semplice colonna sonora.


PER CONCLUDERE.....

Di fronte ad una sceneggiatura di Richard Curtis, scrive Badtaste,  la cosa più scontata e sicura da fare è mettersi da parte. È quello che è avvenuto con tutti i suoi più grandi successi (Bridget Jones, Notting Hill, Quattro Matrimoni e Un Funerale e che lui stesso ha fatto quando ha diretto Questione di Tempo o Love Actually), ma chiaramente non può accadere quando sulla sedia da regia sta seduto Danny Boyle, che della mano pesante ha fatto un’arte, del ritocco dell’immagine del montaggio visibile e creativo ha fatto un dovere e che anche nel film più controllato che abbia girato (Jobs) è riuscito a lavorare di scenografia in modi clamorosi. L’incontro dei due è un sollucchero cinefilo e commerciale.









sabato 4 agosto 2018

Prendiamo un caffè col Gattopardo,... 2018, a sessant’anni dalla pubblicazione postuma della prima edizione de Il Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa


UN CAFFE'   COL GATTOPARDO





Nell’anno in cui Palermo è Capitale italiana della Cultura ed a sessant’anni dalla pubblicazione de Il Gattopardo,  sembra opportuno ricordare un grande interprete del passaggio d’epoca del proprio tempo, come lo era stato il protagonista del romanzo alle soglie dell’Unità d’Italia. Insieme a varie iniziative  dell’Università degli Studi o altre istituzioni amministrative e culturali, potrebbe essere considerata la realizzazione di una scultura dinamica a grandezza naturale dell’ autore, intento a scrivere il romanzo ad uno dei tavolini del Bar Mazzara, altro luogo legato alla memoria dei palermitani.

Ai suoi tavolini fu scritto Il Gattopardo


https://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/campania/media/foto/2014/04/30/foto_tomasi%20(1)--620x420.jpg 

Nasce così il personaggio di don Fabrizio Corbera, principe di Salina, il protagonista del best-seller che Tomasi  compose senza sosta dal 1954 all’anno della sua morte, spesso seduto ai tavoli di una famosa pasticceria di Palermo, il Bar Mazzara di via Magliocco, non lontano dal Teatro Massimo.

Il caffè come memoria storica 

.... compie 105 anni, la pasticceria Mazzara. Apre, sotto la sede della redazione del giornale “L'Ora”, il quotidiano voluto dalla famiglia Florio nel 1900, nel Palazzo Villarosa, la Latteria Mazzara che in un secondo momento si chiamerà Casa della Panna o Cream Room e, infine, nel dopoguerra Pasticceria Mazzara.Nel cuore antico e pulsante della città di Palermo, nel “salotto buono” di Palermo, simbolo di una nobiltà e di una borghesia strettamente legata a privilegi e abitudini di una lentezza del vivere data dall'agiatezza, la pasticceria  di via Generale Magliocco, a due passi dal Teatro Massimo, diviene meta di habitué che a qualunque ora del giorno, sino a tarda notte possono gustare le prelibatezze preparate da pasticceri sopraffini.

 I gloriosi Caffè storici d'italia 

Appassionati di teatro, melomani, “tiratardi”, poeti, scrittori, artisti in generale sono gli assidui frequentatori di quello che è diventato un punto cardine di riferimento di appassionati di dolci prelibatezze e di turisti in cerca di ristoro e di delizie per il palato.Da sempre meta preferita di artisti, politici, personaggi del jet set internazionale, è sopratutto famosa perché il principe scrittore Giuseppe Tomasi di Lampedusa era solito, tutte le mattine, recarvisi, sedere a un tavolino a lui riservato nella sala da tè, leggere i giornali e scrivere. Il suo “Gattopardo” fu in gran parte stilato su quel tavolo, accanto a una tazza di caffè e una bibita. Una lapide ancora oggi lo ricorda.

 Risultati immagini per i caffè storici come mazzara palermo tomasi

 Anche Leonardo Sciascia vi faceva colazione e durante le riprese del film “Il Gattopardo”, tratto dal romanzo di Tomasi di Lampedusa, tra una pausa e l'altra, il regista Luchino Visconti vi andava a consumare i gustosissimi dolci. Alberto Moravia, Salvatore Quasimodo, Renato Guttuso, Federico Fellini. Insomma, poteva vantare una clientela di alto livello culturale!

 



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