venerdì 20 maggio 2022

 


da  Ulisse - il piacere della scoperta - Fans

PLATONE AVEVA RAGIONE

Il grande filosofo Platone, una delle menti più grandi della storia umana, sul finire della sua carriera venne deriso dai suoi contemporanei a causa di uno scritto che stava componendo. La delusione fu così grande che egli decise di non completare il secondo dei tre racconti sull’argomento, e di non iniziare nemmeno a scrivere il terzo (doveva essere, infatti, una trilogia). Perché i Greci, un popolo abituato ad ascoltare storie di ogni genere, e spesso a crederci, derisero nientemeno che il grande Platone?

Ebbene, nel dialogo “Timeo” e nel dialogo parziale “Crizia” (rimasto incompiuto), Platone racconta che alcuni “misteriosi sacerdoti egiziani” della città di Sais, raccontarono al celebre statista ateniese Solone (638 a.C. – 558 a.C.) una storia. Platone (428 a.C. – 348 a.C.), circa 200 anni dopo, ricevette per vie traverse questa storia, e l’ha usata come una delle fonti da cui ricavare il suo racconto. E fin qui nulla di strano.

In questo racconto Platone dice molte cose. Tra l’altro, racconta l’esistenza di una “Grande Isola” vicino alle “Colonne D’Ercole”. Lui la chiama “Atlantide” o “Terra di Atlante”. I greci del suo tempo sapevano che oltre 40 anni prima di Platone, il celebre storico Erodoto (484 a.C. – 430 a.C.), nelle sue “Storie” chiamò con il nome “Atlante” la catena montuosa dell’odierno Marocco. Tra l’altro, ancora oggi conserva quel nome: Monti dell’Atlante. Per un greco di quel tempo, il nome “Atlantide” o “Terra di Atlante” indicava una terra che si trovava evidentemente ai piedi del monte Atlante. Ma tutti sapevano che non c’era nessuna “grande isola” ai piedi dell’Atlante.

Nel suo racconto, citando i “misteriosi sacerdoti egizi”, Platone affermava che quell’isola esisteva 9.000 anni prima di Solone, quindi 11.500 anni fa. E qui scoppiarono le risate. Per la gente di quel tempo, 9.000 anni prima di Solone il mondo non esisteva nemmeno (per esempio, la tradizione ebraico-cristiana pone la nascita del mondo al 4.000 a.C. circa). Per circa 2.000 anni la gente ha riso di questa affermazione di Platone. Non trovando nessuna “Grande Isola” vicino al monte Atlante, diversi scrittori la hanno “piazzata” un po' ovunque: chi in Sardegna, chi in Irlanda, chi a Cuba, chi in Indonesia. Onesti tentativi di risolvere il “rebus”.

Ma “la Terra di Atlante” è sempre rimasta lì, dove aveva detto Platone. Infatti, pochi anni fa, un piccolo, minuscolo oggetto di metallo, il satellite giapponese PALSAR, ha reso giustizia al celebre filosofo greco. Chiunque siano stati i “misteriosi sacerdoti egiziani” che avevano raccontato a Solone (e tramite lui a Platone) che vicino ai monti di Atlante, nella Terra di Atlante (o Atlantide) esisteva una grandissima isola, avevano ragione. L’articolo della rivista “Nature”, del 10 Novembre 2015, intitolato “African humid periods triggered the reactivation of a large river system in Western Sahara”, a prima firma di C. Skonieczny, parla “di un grande sistema fluviale nel Sahara occidentale, che trae le sue sorgenti dagli altopiani dell'Hoggar e dalle montagne dell'Atlante meridionale in Algeria. Questa cosiddetta valle del fiume Tamanrasett è stata descritta come un possibile vasto e antico sistema idrografico”. L’articolo continua scendendo nei dettagli dal punto di vista geologico. Per farla breve, il PALSAR ha scoperto un mega-fiume gigantesco, oggi inaridito, che partiva proprio dai monti di Atlante e tagliava tutto l’angolo a Nord-Ovest dell’Africa, sfociando nella odierna Mauritania.


La “valle del fiume” del Tamanrasett ha una ampiezza di 90 km circa. La foce di questo mega-fiume, oggi situata sotto il mare, era larga 400 km. Era un “mostro” paragonabile al Rio delle Amazzoni, un fiume così grande che in diversi punti è indistinguibile dal mare. Questo vuol dire che questo fiume poteva raggiungere una ampiezza simile da costa a costa. Immaginate un osservatore a livello del terreno. Come avrebbe fatto a capire che si trattava di un fiume, oppure di un mare, se la costa opposta era a 90 km di distanza? Ad eccezione della salinità delle acque (ma non sappiamo se questo aspetto fosse compreso), nulla avrebbe permesso a quell’osservatore di capire se si trattasse di un fiume o di un mare. Tanto per dire, è una distanza superiore allo stretto di Messina e allo Stretto di Gibilterra messi insieme.


guardando la regione dall’alto, si comprende che quando scorreva il mega-fiume Tamanrasett, durante “l´Ultimo Periodo Umido Africano”, (tra 14.500 e 7.000 anni fa circa, con strascichi fino a 5.500 anni fa), tranne che per un piccolissimo pezzettino a Nord-Est, la “Terra di Atlante”, o “Atlantide”, o territori a Sud del Monte Atlante, era davvero un´isola. A Nord era circondata dal Mar Mediterraneo. Ad Ovest era circondata dall’Oceano Atlantico. A Sud era circondata dal mega-fiume Tamanrasett. Ad Est era quasi completamente circondata dallo stesso fiume, tranne un pezzetto costituito dalla catena montuosa di Atlante. Si può davvero chiamarla “isola”? Nel senso greco “Sì”.

Tutti conosciamo cosa è il Peloponneso, una delle zone più importanti della Grecia. Ebbene, il Peloponneso ha esattamente la stessa conformazione geografica della “Terra di Atlante”. È una “quasi isola”, attaccata alla terraferma da un piccolo istmo. Cosa vuol dire il termine Peloponneso? Questa parola deriva dal greco Πέλοπος νῆσος (Pelopos Nesos), vale a dire “Isola di Pelope”. Questa è una prova non confutabile che per i greci dei tempi antichi, una “quasi isola” come il Peloponneso poteva essere considerata un νῆσος, o “isola”. Nulla di strano quindi se Solone, e dopo di lui Platone, chiamarono la “quasi isola” del Monte Atlante, o Atlantide, con νῆσος, o “Nesos”, il termine che noi traduciamo con isola nel senso moderno del termine.

Quella era davvero l’Isola di Atlantide? Quella “quasi isola” non può essere considerata “Atlantide” se non supera “l’esame dei cerchi”. Cosa vogliamo dire? Nel suo racconto Platone dice che nelle vicinanze dell’Isola di Atlantide si trovavano 2 strutture uniche nel loro genere. Secondo il racconto, una di queste strutture geologiche naturali era stata creata direttamente da Poseidone, e quindi la chiamiamo “Isola di Poseidone”. Si trattava di una montagnetta centrale, attorno alla quale c’erano 3 anelli di mare e 2 di terra, perfettamente concentrici. Non viene detto nulla riguardo alla sua grandezza. Viene detto che era “sacra”, inaccessibile e disabitata.
ATLANTIDE


La seconda struttura, su cui gli umani edificarono una città, la possiamo chiamare “Isola della Metropoli”. Era una struttura geologica naturale che ricalcava molto da vicino la precedente, ma in questo caso vengono date le sue misure. C’era un’isola centrale pianeggiante ampia circa 900 metri, seguita da 3 cerchi di mare e 2 di terra, perfettamente concentrici. Il totale dell’ampiezza era circa 5 chilometri. Attorno a questa struttura geologica naturale (in cui risiedeva il re e la nobiltà) si estendeva la città vera e propria di Atlantide.

Quante possibilità ci sono di trovare vicino al percorso dell’antico fiume Tamanrasett non una, ma due strutture geologiche naturali formate da cerchi concentrici, una delle quali deve essere ampia 5 chilometri, e avere una specie di isola centrale ampia 900 metri? Direte: “Nessuna!”. Ebbene, come viene detto nel libro “Atlantide 2021 – Il continente ritrovato”, ancora una volta grazie ai satelliti, queste due strutture sono state scoperte proprio lungo il percorso del fiume Tamanrasett.

La prima struttura geologica naturale viene chiamata “Cupola di Semsiyat”. Si trova sull'altopiano di Chinguetti, nel deserto della Mauritania, a 21° 0' Nord di latitudine e 11° 05' Ovest di longitudine. Le sue misure sono esattamente quelle indicate da Platone per l’Isola della Metropoli. La sua ampiezza massima è esattamente di 5 chilometri. Al centro si trova una formazione ampia esattamente 900 – 100 metri, quanto era “l’isola centrale” della Metropoli di Atlantide. Si intravede anche un secondo cerchio interno, esattamente della misura descritta da Platone. La seconda struttura si chiama “Struttura di Richat”, e si trova a circa 20 chilometri di distanza. È ampia circa 40 km, ed è composta da una zona centrale dalla quale partono una serie di “cerchi di roccia”. Ci sono i chiari resti che indicano che una volta quello era un lago da cui affioravano dei “cerchi di terra”. È la rappresentazione perfetta “dell’Isola di Poseidone” descritta da Platone.

Oggi i satelliti hanno mappato tutta la superficie terrestre. Non esistono altre strutture simili sulla Terra che abbiano quelle misure o quelle caratteristiche. Sono “uniche”. Quindi, finché non verrà scoperto nulla di simile in giro per il mondo, in base a tutte le prove fornite dalla più moderna tecnologia, possiamo dire di aver davvero trovato la terra di cui parlava Platone: Atlantide.

Quindi i “misteriosi sacerdoti egiziani” non avevano mentito a Solone, e di conseguenza a Platone, quando gli dissero che ai piedi del monte Atlante, circa 11.500 anni fa, si trovava “una Grande Isola”. Ma questo fa sorgere altre importantissime domande: come lo sapevano? Quale civiltà era a conoscenza di fatti accaduti tra 14.500 e 7.000 anni fa? Questa zona dell’Africa è mai affondata? E che relazione ha “Atlantide” con Nan Madol e il “Continente sommerso” di Sundaland e Sahuland, recentemente scoperto dai ricercatori? Dove sono andati a finire tutti quanti? Il libro “Atlantide 2021 – Il continente ritrovato” risponde a queste domande, basandosi sempre ed esclusivamente su lavori di celebri scienziati, pubblicati su autorevoli riviste come “Science” e simili.

 il libro qui:
ATLANTIDE 2021 – IL CONTINENTE RITROVATO
https://www.amazon.it/dp/B08TVX2J59





sabato 20 febbraio 2021

Un romanzo originale... porta con te un libro

 Donnafugata di Costanza Di Quattro Baldini+Castoldi

Donnafugata  luogo, a due passi da Ragusa, tra carrubi secolari, muri a secco 
campagna . Donnafugata , l'Ottocento,  dominazione borbonica, moti di fierezza popolare e alba della dignità operaia. Donnafugata  casato, tra i più antichi di Ibla,  terra che in  quei giorni incarna gioie, patimenti e futuro. Protagonista barone Corrado Arezzo De Spucches, quasi suo diario privato: da quando scappava bambino da don Gaudenzio ; agli anni in cui, ragazzo, compie gli studi a Palermo e lì fa sua la voglia di rivoluzione; a quelli in cui, marito, padre e poi nonno, vive e invecchia «circondato dalle fimmini», amandole tutte teneramente e sopravvivendogli con il cuore spaccato. Prefazione di Giuseppina Torregrossa.
"Se vuoi davvero non deludere questo vecchio che si avvia verso il tramonto, sii felice."Sono Si entra nella vita di Corrado  spiando la sua vita saltando dalla sua vecchiaia, alla sua fanciullezza, alla sua giovinezza, conoscendone la famiglia, gli amici, la servitù.
Corrado è il Barone di Donnafugata, proprietario dell'omonimo castello, uomo realmente esistito, avo dell'autrice. Un uomo forte, determinato ma anche di gran  che arriva al lettore grazie al suo essere un marito devoto, un padre disponibile, un bambino caritatevole, un amico sincero.
Un padre con cui confidarsi per una figlia segnata da un matrimonio fortemente voluto ma difficile, un capo capace di mettere in primo piano il bene della propria filiera e dei suoi sottoposti prima del denaro; un amico con cui condividere una bella bevuta ma anche confidenze, dubbi; un marito da cui farsi stringere la mano, con cui dormire accoccolati, capace di vedere oltre, di non limitarsi ad essere l'uomo di casa; un nonno presente, a volte impegnativo, ma sempre disponibile e capace di dire e fare la cosa giusta; un barone che non fa pesare al prossimo il suo ruolo e capace di chiedersi perchè una ragazza che lavora per lui non lo guardi mai negli occhi. Non si limita mai all'apparenza Corrado, sa sempre guardare un po' più in là, capire un po' di più, arrivare - con la capacità dell'ascolto - dove altri non arriverebbero.
Il suo rapporto con Micheluzzo, quel bambino affamato cui donò pane e latte, e che divenne il suo migliore amico, prima, e il suo braccio destro, dopo, è un rapporto unico, profondo, capace di andare oltre alle differenze sociali, e capace di affascinare il lettore per tutto lo scorrere delle pagine.
L'ambientazione è quella siciliana del 1800, di Donnafugata  ma anche di Ragusa Ibla , dove il barone ha una dimora importante in cui si reca spesso con la famiglia. Entrambe le dimore sono raccontate  facendocene vivere gli avvenimenti in quei luoghi e permettendoci di assistere alle vicende di vita che vi si svolgono nascite, malattie, incontri d'amicizia, litigi di famiglia,  attraverso una narrazione capace di far emergere il protagonista in ogni suo particolare,  perchè visti attraverso gli occhi degli altri, di quelli che lo amano, che hanno bisogno di lui, che credono in lui.
È un protagonista di quelli che difficilmente si dimenticano, insostituibili. stile scorrevole, arricchito in alcuni punti da vocaboli in dialetto molto comprensibili che creano l'atmosfera dei luoghi
La narrazione in terza persona.
  viaggio lungo una vita, quella vera, quella che a volte dà e a volte toglie. 

sabato 13 febbraio 2021

I SEGRETI DEL PARTENONE...


Alcuni dei segreti del Partenone.
 
 1. La sezione aurea
 Il tempio, con il suo ingresso principale, è rivolto ad est.  La sua lunghezza interna è di 100 piedi attici, cioè 30,80 metri.  Le proporzioni stupefacenti sono espresse in questi numeri.  L'attico che è 0,30803 metri o altrimenti 1 / 2Φ, dove Φ = 1,61803 esprime la Sezione Aurea.  Il numero aureo Φ o comunque il numero 1.618 si trova spesso in natura, nelle proporzioni del nostro viso, del nostro corpo, nei fiori e nelle piante, nell'arte, negli organismi viventi, nelle conchiglie, negli alveari e molti altri. Molti, anche in la struttura dell'universo e le orbite dei pianeti.  La Sezione Aurea, quindi, è una delle più grandi regole per esprimere il Bello.  Il Bello è sempre soggetto a queste regole, motivo per cui la scienza dell'Estetica definisce e insegna chiaramente e correttamente che esiste oggettivamente il Bello, che tende sempre al numero aureo Φ, (1,618).  E più le proporzioni sono vicine al numero 1.618, più bella è la creazione.

 2. Simmetrie matematiche
 L'ultima distanza sinistra e destra tra le colonne (lato est) è inferiore alle altre uguali tra loro.  All'interno del Partenone, invece, in ciascuna delle sue proporzioni, incontreremo qualcos'altro: la sequenza di Fibonacci.  Ovvero, la sequenza in cui ogni numero è uguale alla somma dei due precedenti: 1, 1, 2, 3, 5, 8, 13, 21, 34, 55, 89, 144, ecc.  (ogni numero è uguale alla somma dei due precedenti).  Inoltre, il rapporto tra due numeri consecutivi nella sequenza tende alla cosiddetta Sezione aurea, o Sezione aurea, o Numero F.Inoltre, all'interno del Partenone, c'è ovviamente il numero π = 3,1416, che è anche espresso dalla relazione 2Φ2 / 10 = 0,5236 metri.  Le sei barre ci danno π = 3,1416, e se assumiamo che tutto questo fosse noto, cosa direste se dicessimo che in questo edificio perfetto troveremo anche il numero di Neperi e = 2,72, che è approssimativamente uguale a Φ2 = 2,61802 ;  Questi tre numeri sono contenuti in tutta la natura, esistono in tutta la Creazione e niente può funzionare senza di loro.  L'enigma, tuttavia, è grande: i creatori del tempio conoscevano questi numeri e le relazioni tra loro e come sono riusciti a includerli in modo così dettagliato e preciso in un edificio?

 3. La luce
 Il Partenone non ha finestre ed è un enigma tra gli archeologi come fosse illuminato l'interno della navata.  Si sostiene che la luce entrasse da una grande porta spalancata, anche se questo è piuttosto dubbio, perché quando era chiusa, la suora e gli altri servi non potevano attraversarla.  L'opinione che hanno usato torce non sembra essere corretta, in quanto non sono stati trovati segni di fuliggine.  L'opinione generale è che ci fosse un'apertura nel tetto, chiamata "opaion", da cui entrava molta luce.  Se il tetto non fosse stato distrutto dal missile Morosini nel 1669, tutte queste domande avrebbero avuto risposta.

 4. Lo spazio speciale
 Questo antico tempio non è definito dallo spazio circostante, ma al contrario il tempio è quello che definisce lo spazio con un proprio aspetto esterno.  Sembra spuntare dalla terra come se fosse nato dalla roccia su cui calpesta, o come se fosse una meravigliosa estensione del terreno sassoso.  Questo perché le colonne dell'occasione sono così "vive" da dare ritmo e movimento all'architettura.  Il modo e le distanze delle colonne creano una speciale "personalità" delle ombre, che danno allo spettatore l'impressione che si stiano muovendo, o che stiano camminando.  Il tetto del tempio dà anche la sensazione che, nonostante il suo enorme peso, poggi leggermente su tutto l'edificio.

 5. Non ci sono linee rette ma curve
 Nella sua costruzione architettonica, il Partenone non ha una linea retta.  Al contrario, ci sono curve impercettibili e persino invisibili, che danno l'impressione che il pilastro es.  è dritto e completamente piatto.  La curva delle trabeazioni è simile.  Ciò è accaduto perché Iktinos ha previsto e preso in considerazione la naturale imperfezione dell'occhio umano.  Così ha creato l'illusione per lo spettatore che guarda il Partenone da una certa angolazione, che il tempio si alzi in aria.  Le colonne sono note per avere un rigonfiamento (chiamato "intensità") circa a metà dell'altezza della colonna.  Quello che non si sa è che gli assi delle colonne, come la trabeazione con la modanatura, hanno una leggera inclinazione verso l'interno, compresa tra 0,9 e 8,6 cm.  Questa inclinazione significa che se estendiamo mentalmente gli assi verso l'alto, si uniranno a una certa altezza formando una piramide mentale.  Il punto sopra la piattaforma, dove si incontrano le estensioni laterali mentali dei colonnati del Partenone, è di circa 1.852 metri.  Questo, misurato, è stato trovato per creare un volume, che è circa la metà della Grande Piramide di Cheope a Giza, in Egitto.

  6. Terremoto
 Un altro segreto, tuttavia, custodito dai suoi architetti, è la sismicità dell'edificio.  Per venticinque secoli il Partenone, dalla sua creazione non è caduto, non ha subito alcun danno, non ha crepe.  Ciò è dovuto in parte alla sua costruzione piramidale, ma il Partenone in realtà non "calpesta" direttamente sul suolo della roccia nuda, ma su ciottoli costruiti, che sono saldamente legati e costruiti sulla roccia formando in questo modo un livello.

 7. Paradossi non scientifici
 1. Durante il giorno e quando c'è il sole, tutte le stagioni dell'anno, le ombre incidenti che si creano intorno al tempio, mostrano alcune parti specifiche del pianeta.  Per quali segni indicano e cosa significano, viene indagato da esperti e non esperti.  I punti di vista sono tanti e non convergono.

 2. Se qualcuno si trova ai piedi dell'Acropoli, in via Epimenidou e volge lo sguardo verso l'alto, vedrà una persona che viene cancellata sulla roccia.  Da un certo punto di vista si presenta una testa maschile, in cui risaltano le sopracciglia, gli occhi, il naso e la bocca.  La faccia sembra che stia dormendo.  Un gioco della natura o volutamente scavato nella roccia?  Tuttavia, nella letteratura greca antica non ci sono nemmeno indicazioni di qualcosa di simile che sia stato scolpito da mano umana in questo punto della roccia sacra.  Anche Pausania non fa alcun riferimento.  Sullo stesso lato ci sono altre dodici figure, che non sono così evidenti, ma con un'attenta osservazione "emergeranno" dalla roccia.

 3. Molti osservatori hanno riscontrato che sopra l'Acropoli e l'area più ampia del bacino di Atene, durante l'inverno, le nuvole nere e "pesanti" compaiono molto raramente, come in altre aree intorno al bacino e nel resto dell'Attica.  Soprattutto in primavera e in estate, il cielo sopra l'Acropoli è cristallino.  Infatti gli antichi ateniesi, quando volevano fare una previsione meteorologica, non guardavano mai il cielo sopra il tempio, ma volgevano lo sguardo su Acharnes, Parnitha e in un punto preciso, la vetta chiamata Arma.  Arma fungeva da servizio meteorologico, perché se le nuvole cadevano lì, era prevista pioggia abbondante, o se questa parte del cielo era blu, estate.  Inoltre, l'invocazione a Zeus per la pioggia è stata fatta solo con lo sguardo rivolto alla cima di Parnitha Arma, e non all'Acropoli.  "Uguale, uguale, amico Zeus, contro il topo degli Ateniesi e dei campi ..." (Pioggia, pioggia, amico Zeus, sui campi degli Ateniesi e nella pianura).

 4. All'interno del Partenone, il tempio della dea Atena segue l'asse Est-Ovest.  Così, l'ultimo giorno della festa panatenaica (nel giorno del compleanno della dea Atena, il 28 di Ekatombaion - 25 luglio) si è verificato un evento scioccante: poco prima dell'alba, Sirio, la stella brillante della costellazione di Cino, è salito e letteralmente inondato dalla sua luce la statua d'avorio della dea.

Kalispèra Magno Greci. ( E. P)

Arte con il Cellini....

Il #13febbraio del 1571, moriva #BenvenutoCellini, considerato uno dei maestri del #Manierismo. Lo ricordiamo con il suo capolavoro più conosciuto, 'Perseo con la testa di Medusa'. 
Commissionata da Cosimo I de'Medici, la statua che attualmente si trova in #PiazzadellaSignoria a #Firenze, fu realizzata tra il 1545 e il 1554. Durante il #Rinascimento ci furono diversi tentativi di fusione di grandi statue in bronzo in un solo getto. Il Perseo è il più celebre di questi esperimenti ed è costituito da appena tre pezzi. 
Ma la statua ha anche un significato politico: un "taglio" dato da Cosimo I alle esperienze repubblicane, rappresentate dalla testa di #Medusa. Una curiosità? Si dice che il retro dell'elmo indossato da Perseo sia un autoritratto di Cellini. 

venerdì 12 febbraio 2021

POISSANT E LA CASA SUL LAGO... ROMANZO SULLE RELAZIONI FAMIGLIARI

La casa sul lago primo romanzo di David James Poissant, autore della raccolta di racconti Il paradiso degli animali.


 lo scrittore riprende la stessa tematica principale riscontrabile nell'antologia: famiglia e rapporti interpersonali dei membri che la compongono.
In La casa sul lago ecco la famiglia Starling,  padre (Richard), madre (Lisa), due figli maschi (Michael e Thad) e i loro rispettivi compagni (Diane e Jake). I sei membri della famiglia sono rappresentati  dall'esterno e dall'interno, con capitoli basati alternatamente in ognuno dei loro punti di vista.


Sono individui legati tra loro da emozioni, obblighi semplicissimi da immaginare in quanto caratteristici delle relazioni umane, anche se al loro interno, come nella vita reale, vi è un mondo molto più ampio di quanto gli altri possano percepire. E  questo è il neccanismo principale di Poissant: evidenziare una famiglia  nel suo complesso e nello specifico di ogni individuo. Ci mostra quanto ci si riesca a conoscere e, al contempo, non ci si conosca affatto, persino tra persone legate tra loro da decenni. Se ne comprende meglio in.... 

Gli manca suo fratello e come andavano le cose quando erano ragazzi, l'infanzia beata in cui si coprivano le spalle a vicenda e la certezza che uno sarebbe saltato nel fuoco per l'altro, che avrebbe affrontato ostacoli, squali, pagliacci che impugnano una sega elettrica. A che età si perde per sempre quel tipo di amore?


La casa sul lago, titolo e  ambientazione, è il collante di tutte le scene  all'interno del libro. È spesso vista come una metafora di ciò che avviene tra i componenti e, leggendo  opinioni diverse inerenti, si comprende anche la personalità e, soorattutti, lo stato d'animo di ogni personaggio. Come in questo passaggio... 

Sai cosa significa innamorarsi, non di una persona ma di un posto? Del pendio della collina, del cigolio del molo. Del sole e della brezza. Di una V di oche riflessa sulla superficie di un lago. Lisa lo sa.



 .. la vicenda si svolge in un weekend del 2018 (e infatti il testo  si divide  in quattro parti: venerdì, sabato, domenica mattina e domenica sera) e  i sei membri della famiglia trascorrono insieme i loro ultimi giorni nella casa sul lago, che sta per essere venduta.

 inizialmente introspettivo  i primi capitoli introducono i sei personaggi  mostrando solamente una traccia dei loro  pensieri e che faranno  comprendere il quadro generale.  Il libro inizia  con una scena imprevedibile e che, per la sua portata emotiva, farà scaturire forti reazioni. Anche se il romanzo non ha  la propria forza nella spettacolarità dell'intreccio , il lettore sarà portato a leggere velocemente il tutto, perché gli elementi vengono dosati da Poissant con maestria: aggiungendo sempre abbastanza temi tanto  da indurre curiosità. Così con l'alternarsi dei capitoli, lasciamo un personaggio in un momento in cui non avremmo voluto abbandonarlo. Il ritmo di lettura piuttosto veloce.

Per quindici anni erano stati così felici. Felici quanto basta. Appagati, perlomeno, prima che Diane rovinasse tutto. «Le persone cambiano» aveva detto. Michael non ne era sicuro. Diane era cambiata o l'aveva ingannato? Era questo che voleva da sempre?




Ogni punto di vista, in terza persona, è onnisciente e  non mostra solo le azioni svolte ma  anche i pensieri più reconditi del protagonista di ogni capitolo.  personaggi realistici e  difficili da amare incondizionatamente; ognuno di loro può essere giudicato per qualcosa che fa o nasconde e, anche se conosciamo la motivazione dietro ogni loro scelta, sarà probabile che alcuni di loro, se non tutti, facciano arrabbiare il lettore. Allo stesso tempo, sarà difficile poter non tifare per loro: sin dall'inizio il desiderio prevalente sarà il lieto fine (sul quale, ovviamente, non vi svelo nulla).


Proprio grazie alle loro diverse personalità, ambizioni e caratteristiche troverete all'interno delle quasi trecentocinquanta pagine di La casa sul lago, un'incredibile varietà di tematiche: alcolismo, dipendenza in generale, rapporti di ogni genere, lavoro, conflitti intergenerazionali, religione, aborto, arte e molto di più. Ogni argomento è introdotto e approfondito sufficientemente sia per conoscere l'opinione del protagonista del momento, sia per indurci a riflettere sulla nostra. Anche qui, la varietà, la credibilità e la forza dei temi, porteranno il lettore ad immedesimarsi e a provare forti emozioni al riguardo. L'atmosfera, dunque, è facilmente recepita.

«Pensi che la felicità sia ottenere quello che vuoi» dice Michael. «Qualunque cosa vuoi, quanta ne vuoi, quando vuoi». Gli trema la voce. «E se non fosse vera felicità? E se la vera felicità fosse dire 'Fanculo a cosa vuoi tu, e rimanere insieme, anche quando è dura, anche quando non sei più quello di una volta?

All'interno del libro vengono citate opere varie, quali ad esempio il film Cast away, Frankenstein e X-Men, che daranno un tocco di modernità, contestualizzando ancora di più la vicenda.

Ultimi, ma non per importanza, l'ottimo lavoro di traduzione di Gioia Guerzoni e la sua nota del traduttore (presente in ogni libro edito NN Editore tradotto) in cui ci viene raccontata sia l'esperienza di traduzione (avvenuta durante il lockdown) e della sua personale interpretazione del testo.

Ma soprattutto, e questo mi ha affascinata davvero, si sente in questo romanzo la solitudine estrema – "la distanza tra loro è una galassia nera come l'inchiostro" – di ciascun membro della famiglia, che spesso, pur non essendo mai solo, si comporta come se lo fosse. Non dice, finge, nasconde, decide senza chiedere.



In conclusione, ho trovato in La casa sul lago tutto ciò che cercavo.
Capita spesso, con un autore abituato ad un tipo di narrazione, di trovarlo maggiormente inadatto verso una nuova mai affrontata ma questo non è il caso di Poissant che, all'interno del testo, è riuscito ad inserire esattamente ciò che si trova nei suoi racconti, con l'unica differenza che, in questo caso, i personaggi sono tutti legati tra loro e vengono approfonditi per più pagine, cosa di cui il lettore difficilmente si potrà dispiacere. 

È un romanzo che va letto i cerca di interiorità: per quanto non manchino gli eventi importanti, anch'essi propri della vita di tutti i giorni, non è tanto ciò che succede a colpire ma lo fa la verosimiglianza dei personaggi, delle loro relazioni ed emozioni e, anche, dei loro dialoghi che dicono e non dicono, al contempo, ciò che vorremmo. 

Se il destino è guidato dai pensieri, dalle parole, il minimo che Diane può fare, almeno oggi, è stare zitta. Quindi lascia che suo marito le tenga la mano. Sorride. E ci sono molte, moltissime cose che non dice.

Per questi motivi lo consiglio, trovo che sia perfetto letto in una situazione di calma (anche solo apparente), ancora meglio se circondati dalla propria famiglia.

CITAZIONI

Lake Christopher non è fatto per le feste, non è una baia rumorosa. Chi ci abita da tempo ha lavorato sodo per conservarlo così, dopo essere sopravvissuti a decenni di sviluppo edilizio e a due tentativi, uno statale e uno di una grossa società, di espropriazione per pubblica utilità.

Michael dovrebbe essere in acqua a nuotare, ma nella testa gli sembra di avere i pipistrelli. Rimanere sobri vuol dire avere ali che sbattono nel cranio, sonar negli occhi. Ha bisogno di vodka, subito, ma stamattina quando si è svegliato il succo d'arancia era finito e non sarebbe mai riuscito a infilare degli alcolici in barca senza farsi vedere. La sua famiglia può sopportare un sacco di cose, ma non la vodka prima di mezzogiorno.

Sua moglie non è grassa, ma non è più come la ragazza sulla barca. Vorrebbe tanto che lo fosse e sa che questo desiderio potrebbe farlo rientrare nella categoria dei maschilisti. Non vuole diventare come quelli che vogliono la moglie giovane e in forma. Ma non volere qualcosa non diminuisce il desiderio. Gli manca la giovinezza, sua e di sua moglie.

Quegli occhi. Ama quel ragazzo. Jake gli ha spaccato il cuore a martellate centinaia di volte, ma è lui che gliel'ha permesso. Puoi incolpare il martello solo fino a un certo punto, poi la colpa è tua se non ti sei scansato.

I suoi colleghi d'università troverebbero questa procedura scomoda, pericolosa, ma sono anni che lui lo fa. È una cosa del North Carolina e Richard la capisce. Questa è la sua gente. È nato nel Sud, sarà sempre del Sud. Nessuna cattedra, nessun dottorato può cambiarlo.

Non è pedante. È una donna di fede, ma del tipo progressista, vivace, "Dio è amore", non la versione che si scandalizza per le parolacce o pensa che si possa bruciare all'inferno. Ma la casa sul lago è sacra. In questo si può dire che sia quasi ecclesiastica. C'è un tempo per maledire e un tempo per trattenersi. Un luogo per la rabbia e uno per la pace. Per lei, questa casa è sempre stata un luogo per la pace.

Tutto rimane taciuto: nessuna offesa, nessun bisogno di dire la verità. Meglio fingere, fare pace, andare avanti. Meglio vivere e morire con i segreti che ogni famiglia mantiene.

SINOSSI UFFICIALE

Come molte famiglie americane, gli Starling vivono ai quattro lati del paese, ma d’estate si ritrovano nell’amata casa sul lago, in North Carolina. I genitori, Lisa e Richard, stanno per andare in pensione dopo una lunga carriera alla Cornell University, e vogliono vendere la casa per pensare al loro futuro. Questa decisione spiazza i due figli, Michael, commesso in un negozio, e Thad, aspirante poeta. Insieme alla moglie Diane e al fidanzato Jake, i due fratelli raggiungono i genitori per l’ultimo weekend nel luogo del cuore della loro infanzia. Ma quando un bambino annega davanti agli occhi di Michael, che tenta con tutte le forze di salvarlo, ogni personaggio si trova costretto a esplorare l’abisso delle proprie paure e debolezze. In soli tre giorni, segreti, dipendenze, infedeltà e rancori erompono e stravolgono gli equilibri degli Starling.Dopo Il paradiso degli animali, David James Poissant torna con un romanzo sull’America di oggi, e con uno sguardo lucido e compassionevole osserva una famiglia capace di ferire ma anche di perdonare senza riserve. La casa sul lago non racconta l’amore come una materia cristallizzata e immutabile, ma come un sentimento che si trasforma nel tempo, impetuoso e imprevedibile, a cui affidarsi senza opporre resistenza.Questo libro è per chi riconosce d’istinto un nodo ben fatto, per chi guarda la luna scalare il cielo, una notte dopo l’altra, per chi vorrebbe raccontare il futuro in anticipo, e per chi ha capito che un lungo amore non è una danza verso vite divise, ma un pianeta raro che resiste al tempo solo se chi lo abita sa dire la verità.

lunedì 12 ottobre 2020

14 ottobre Todi in festa per San Fortunato


Todi è pronta a festeggiare e rendere omaggio al Santo patrono Fortunato, grazie all’Associazione ARCUS TUDER che, con la collaborazione di Todiguide, organizzerà la tradizionale Disfida di San Fortunato, alla quale parteciperanno compagnie di arcieri in foggia storica provenienti da tutta Italia, e la seconda edizione del PALIO DELL’AQUILA che vedrà sfidarsi gli arcieri dell’Arcus Tuder suddivisi in 6 squadre, ognuna abbinata ad uno dei 6 antichi quartieri medievali del centro storico: Colle, Valle, Nidola, Santa Prassede, San Silvestro e Santa Maria. Il vincitore conquisterà il Palio di San Fortunato, uno stendardo


IVoltoni Comunali e Piazza del Popolo ospiteranno la Mostra-Mercato TIPICO TODI, con oltre 30 stand di prodotti tipici locali, artigianato, hobbistica e collezionismo. Inoltre il pomeriggio  laboratori di abiti medievali e accessori, scuola di danza medievale, giochi di una volta, spettacolo teatrale “Alla scoperta di san Fortunato”, visite guidate, falconieri e giocolieri. Tutto dedicato ai piccoli tuderti che in un giorno di festa potranno godere liberamente della loro bella città!


 la Parata dei Tamburini che si svolgerà per le vie del centro : in prima fila ci saranno i nostri TAMBURINI E SBANDIERATORI ARCUS TUDER, nuovissimo gruppo formato da giovani tuderti impegnati a far rivivere l’antica tradizione dei musici medievali.
L’evento avrà la sua conclusione con il grande Corteo Storico al quale parteciperanno gruppi di figuranti provenienti anche da fuori regione.

giovedì 1 ottobre 2020

Interpretare Caravaggio...

MARTA E MADDALENA: I PRECEDENTI
Se tra le fonti iconografiche del Caravaggio, per l’impostazione delle figure, può annoverarsi la tavola del Luini raffigurante Modestia e Vanità, di proprietà del Cardinal Del Monte, per l’idea del computo digitale non può escludersi la suggestione del Cristo tra i dottori (Londra, National Gallery), oggi attribuito al Luini ma all’epoca assegnato a Leonardo.
 «Ciò che più interessa al pittore è rendere la lucentezza della seta della manica rossa, ispirata ai ritratti giovanili di Tiziano», riferisce poi Mina Gregori. E tra le immagini muliebri del pittore veneziano quella più MARTA E MADDALENA: I PRECEDENTI
Se tra le fonti iconografiche del Caravaggio, per l’impostazione delle figure, può annoverarsi la tavola del Luini raffigurante Modestia e Vanità, di proprietà del Cardinal Del Monte, per l’idea del computo digitale non può escludersi la suggestione del Cristo tra i dottori (Londra, National Gallery), oggi attribuito al Luini ma all’epoca assegnato a Leonardo. «Ciò che più interessa al pittore è rendere la lucentezza della seta della manica rossa, ispirata ai ritratti giovanili di Tiziano», riferisce poi #MinaGregori. E tra le immagini muliebri del pittore veneziano quella più immediatamente accostabile alla figura della Maddalena, per la serica resa dell’ampio panneggio rosso, è certamente la Salomè con la testa del Battista (Roma, Galleria Doria-Pamphilj), proveniente dalla collezione di Lucrezia d’Este, giunta a Roma con le altre opere del lascito testamentario in favore del cardinal Pietro alla fine del 1598. 
[fonte: Laura Testa, in Caravaggio nel IV Centenario della Cappella Contarelli. Atti del convegno]
⏩ Caravaggio pictor praestantissimus

.... pittore praetantissimus nella Vocazione di San Matteo


LA VOCAZIONE DI SAN MATTEO

PER ALTEZZA E CARICA RIVOLUZIONARIA, PUÒ ESSERE PARAGONATO AGLI AFFRESCHI DI GIOTTO AD ASSISI O AL MASACCIO DELLA CAPPELLA BRANCACCI.

Sul lato destro della sua cappella, Cointrel volle «un quadro nel quale sia depinto San Matteo dentro un magazeno, o ver salone ad uso di gabella con diverse robbe che convengono a tal officio, come un banco come usano i gabellieri con i libri e danari in atto di aver riscosso qualche somma o come meglio parerà, dal qual banco San Matteo, vestito secondo che parà convenirsi a quell’arte, si levi con desiderio per venire a Nostro Signore che passando lungo la strada con i suoi discepoli lo chiama all’apostolato. E nell’atto di San Matteo si ha da dimostrare l’artificio del pittore». 

Caravaggio tradusse queste indicazioni in uno dei brani piú indimenticabili della storia dell’arte occidentale, un testo che, per altezza e carica rivoluzionaria, può essere paragonato agli affreschi di Giotto ad Assisi o al Masaccio della cappella Brancacci. Il banco dei gabellieri è  una tavolata di giocatori: gli stessi modelli, gli stessi abiti contemporanei, lo stesso taglio a mezze figure che fino a quel momento gli erano serviti a far quadri di bari e buone venture, permettono ora a Caravaggio di rappresentare il pubblicano del Vangelo con una credibilità e un’attualità inaudite. Intorno a questa ben nota tranche de vie, solo buio: buio sotto al tavolo (dove le gambe trasformano le mezze figure in personaggi da quadro di chiesa), buio sopra le teste, in una specie di grande e desolato scantinato che (alla maniera di quanto era avvenuto con la Maddalena) ritrae molto semplicemente lo studio dell’artista. La porta in cima alle scale è rimasta aperta, ed è da li che entra il fascio di luce che accompagna l’ingresso dei due soli personaggi in abiti antichi: un goffo e intabarrato San Pietro che quasi nasconde il Cristo, il quale alza la mano in un silenzio eterno, graffiato  solo dai granelli di polvere che - sembra di vederli - salgono e scendono nella luce. 
[fonte: #TomasoMontanari. Il Barocco]
Caravaggio pictor praestantissimus

mercoledì 30 settembre 2020

CARAVAGGIO

INDAGARE Sul  PERCHÉ PIACE CARAVAGGIO 
DAL WEB…
►Caravaggio non aveva bisogno di una cattedrale, gli bastava la vastità del suo immaginario e il suo genio per esprimere la sua fede, il suo tormento, la sua realtà. Dipingeva per scavare e rendere eterno un attimo, anzi l'attimo prima che la scena rappresentata accadesse, obbligandoci a ricercare e decifrare il garbo dei dettagli. Ogni sua opera è una immagine come una poesia intensa. C'è qualcosa di sacro nella sua pittura. E' una sorta di magia, di incanto che non riesco a trovare in altri pittori. E mi fa stare bene l’emozione e la meraviglia che mi danno le sue opere (@Giuseppe De Biasi)
►I coloro caldi. Le forme. La sua straordinaria capacità di utilizzare i chiari, la luce, le ombre per creare immagini che magicamente nascono dallo sfondo scuro. Senza aggiungere altro...se non linee di luce!! (@Maria Foiadelli) 
►E’ una sensazione "a pelle" (@Monica Garavini)
►Tra i tanti motivi, perché la sua tecnica pittorica è complessa come una scultura (@Manuela Spinelli)
►Nuovo e Vero (@Gianna Salu)
►Perché ha reso sontuoso l'ordinario! (@Anna Stefanini)
►L’oscurità nelle sue opere (@Lucia Di Leo)
►Giochi di luce ed ombre. Le ali nere degli angeli (@Consuelo Ballarino)
►I corpi , l'effetto fotografico fatto di luci e ombre, è la scomparsa quasi totale a ciò che non serviva a definire la scena (@Michele Picardi)
►E’ il più "Grande"di tutti, insieme all'altro Michelangelo. I due Michelangeli (@Michelangelo Capicotto)
►Perché le sue opere sono vive intense. Trasmettono emozione, drammaticità (@Nicoletta Caropreso)
►Molto reale, fotografico. Intenso (@Rita Amanna)
►Per tutto.... per la sua tecnica.... per la sua luce.... per utilizzare prostitute come modelle, a quei tempi poi.... per utilizzare lui stesso come modello.... per la sua vita romanzesca.... perché dopo di lui lo spartiacque, la pittura sarà diversa (@Gennaro Mocerino)
►Perché mi colpisce la sua originale tecnica in cui si vede la genialità nella cura del dettaglio, ma soprattutto i suoi quadri mi parlano e trasmettono la sua profonda spiritualità, che mi ha tanto arricchito quanto sorpreso (@Stanislav Košč)
►Di Caravaggio adoro la verità umana, la vita che pulsa nelle sue figure umane, la passione vera e mai enfatica che si traduce nei gesti e nella mimica facciale dei suoi personaggi, e infine quella luce che disegna le forme, facendole emergere dall'oscurità indistinta e infondendo in esse la vita. Mi emoziona inoltre la sua capacità di raccontare il divino innestato nel quotidiano dell'esistenza umana, al di là della retorica altisonante della tradizione (@Gianna Torsello)
►Io rimango incantato davanti alle sue opere... Non riesco a spiegarmelo... Le riconosco subito... Le sue opere mi catturano!!! (@Luigi Paolillo)
►Perché sono un fotografo (@Roberto De Martino).
►Perché rimango incantata e stupefatta davanti ad una sua opera.... da come usa il gioco di luce è come se i personaggi uscissero dal buio… mi affascina la sua tecnica e riconoscerei un Caravaggio tra mille opere d'arte (@Sara Bianchi)
►Perché nelle sue opere la luce sontuosa dialoga con l'ombra più intensa, senza grigi e senza compromessi, non è per gli ignavi... (@Manuela Pancaldi)
►Perché divide la storia dell'arte nettamente in due: prima di Caravaggio e dopo di Caravaggio (@Dario Di Nunno)
►Lui il genio della luce e del buio...Non posso immaginare nulla di più perfetto (@Patrizia Angeli)
►Perché sa cogliere ogni minima sfumatura di colore nei ritratti che fa, non trascurando alcun particolare, alcuna ombra o luce. Ogni pennellata è mirata, precisa, non casuale. (@Graziella Antonella Scarsi)
►Amo Caravaggio perché lontano dagli stereotipi e dagli schemi dell'epoca.... Caravaggio è la realtà vissuta il suo modo di dipingere mi trafigge mandandomi in estasi... Rocco Marilea Loparco 
►Perché le sue opere ti fanno vedere cose che avrei tralasciato sicuramente, invece Lui le esalta alla perfezione (@Taccori Angela)
►È dirompente! (@Serafino Di Cesare)
►Perché c'è contrasto etico tra quelli che dipingeva è quello che faceva. Pur frequentando luoghi e persone religiose non si è assoggettato alle loro regole e questo paradosso lo ha tradotto in arte. (@Elena Bizzozero)
►Perché osservando le sue opere, ti porta al divino e poi oltre, ti mostra l'elemento umano e vero. (@Nicole Acuña)
►Per come faceva risaltare il gioco di luci nei suoi quadri ...e i suoi colori (@Rox Montalegni)
►Il suo modo di dipingere i volti e i corpi da farli sembrare reali,i suoi colori,i suoi chiaroscuri..e perché attraverso le sue pennellate si può capire chi era Caravaggio (@Flavia Caruso)
►Mi colpisce la tensione del collo con uno sguardo di apparente rassegnazione ma che rassegnazione non è . E poi trovo davvero particolare il modo in cui è annodato il lenzuolo bianco (@Giuseppe Petrosino)
►pittura viva. Vvi si vede la sua anima,il suo pensiero e gli intenti che si prefigge di trasmettere con la sua opera. nel buio e nella luce esplode tutto il suo fascino, che incanta e ti trasporta. sono le sue tele opere che parlano ad ognuno (@Angelo Piselli)
►Gli squarci di luce (@Adriana Cleofe Gobbi)
►Per l'atrocità. Il conflitto interno ad ogni personaggio L'intreccio dei corpi nella luce e nell'ombra (@Antonio Adiletta)
►Caravaggio è stato e rimarrà sempre il genio assoluto nella sua epoca.....unico e sublime (@Castle Motta)
►Da appassionato di fotografia lo vedo come il primo inarrivabile fotografo ( scrittore con la luce ) della storia. Assolutamente moderno, se si toglie il mezzo usato. Realista e antiagiografico (@Michele Piccinno)
►Per il suo grande genio pittorico....tutte le sue opere sono così vere che guardandole, pare che i personaggi che le animano siano persone vere, in carne e ossa, che si muovono davanti a te!  (@Marina Mody Panella)
►Perché ti mostra la tragica realtà dell’uomo senza nascondere la verità. Grazie per questa pagina!
(@Livia Di Luzio)
►Tanta luce, tanta ombra (@Caterina Proietti)
►Alcuni suoi capolavori ci osservano dal passato,sembrando selfie fatti con l'iphone (@Stefano Zinnia)
►Perché è fuori dagli schemi, realista,nudo e crudo,gioca con la luce,possiede il controllo delle ombre , degli sguardi e degli attimi suggestivi delle sue opere. Credo siano tutti ottimi motivi per affermare che sia il migliore.... non credete? (@Pietro Pastore)
►Il suo modo di dipingere i volti , i corpi così reali. (@Marcella Buratti)
►è reale e fedele a se stesso - si esprime senza scendere a compromessi - ogni emozione e' viva - magnetico ti cattura fino alla commozione (@Maria Grazia Milano)
►Vero, verace, arrabbiato, folle potente, grande tecnico, innovativo, oltre ogni schema (@Elena Barbara Bianco)
►Perché ha rivoluzionato l'uso del colore (@Mara Marino)
►La luce risalta i corpi e diventa protagonista (@Antonio Giordano)
►I coloro caldi. Le forme. La sua straordinaria capacità di utilizzare i chiari , la luce, le ombre per creare immagini che magicamente nascono dallo sfondo scuro. Senza aggiungere altro...se non linee di luce!! Solo lui può dire tanto con un dipinto. Geniale....lo adoro (@Maria Foiadelli) 
►Caravaggio è (fra l'altro) l'evidentissima prova che azzera il trito ritrito luogo comune: massimo risultato col minimo sforzo. Chi non percepisce il sudore sangue e sperma che vibra in ogni minimo dettaglio, non ha occhi ma solo una vista (@Paolo Drovandi) 
►Magico! (@Cristiana Esposito)

martedì 15 settembre 2020

.... WATH ELSE? IMMAGINI ER RAMMENTARE

SETTEMBRE... tornare alle origini.... casa dell'infanzia. 
LO STUDIOLO DI NONNO FRANCESCO

IL SEGRETO IN UN MAZZO DI CHIAVI.....

OLTRE......

IL SALOTTO BUONO..... 
OLTRE....

TORRE  E FERITOIA.... 

giovedì 21 maggio 2020

MAGGIO 2020 il blog si rimette in moto...

 MAGGIO 2020 si torna pian piano alla normalità 
riprendo le fila del blog che curo 
su consigli di lettura


ma puoi visitare anche... 

LEGGERE PER…PER LEGGERE




DAL BLOG IL SALOTTO IRRIVERENTE  voglio trattare di un insieme di  racconti che ci informano sul  mito con la caratteristica che essi sono scritti  da donne!


Titolo: Le Nuove Eroidi
Autrici: Ilaria Bernardini, Caterina Bonvicini, Teresa Ciabatti, Antonella Lattanzi, Michela Murgia, Valeria Parrella, Veronica Raimo, Chiara Valerio
Casa Editrice: HarperCollins Italia (ottobre 2019)



Circa duemila anni fa Ovidio scrive  delle lettere poetiche in versi assai  originali:  “Eroidi”, in cui le eroine del mito si rivolgono ai propri mariti e compagni, capovolgendo il punto di vista maschile riguardo alle storie narrate. Nel 2019 otto scrittrici italiane nate negli anni Settanta,  riscrivono Ovidio  e si avventurano sul terreno del gioco riproponendo in modo creativo alcuni miti. Antonella Lattanzi, Valeria Parrella, Ilaria Bernardini, Veronica Raimo, Chiara Valerio, Caterina Bonvicini, Michela Murgia e Teresa Ciabatti sono le protagoniste di un'antologia di racconti che riporta in auge miti e letteratura dell’Antica Grecia ripercorrendo le vicende di grandi eroine tragiche, dalle imprescindibili alle meno note
Le nuove Eroidi, Ilaria Bernardini
Ne Il Libraio leggiamo:"Otto donne della tradizione classica per otto autrici italiane contemporanee. Questa la formula alla base de Le Nuove Eroidi (HarperCollins Italia), antologia di racconti che riporta in auge miti e letteratura dell’Antica Grecia ripercorrendo le vicende di grandi eroine tragiche, dalle imprescindibili alle meno note, in una lettura tutta femminile di storie sempre attuali.

Le scrittrici italiane di oggi raccontano le "nuove Eroidi" - Il ...

Antonella Lattanzi, Valeria Parrella, Ilaria Bernardini, Veronica Raimo, Chiara Valerio, Caterina Bonvicini, Michela Murgia e Teresa Ciabatti sono le protagoniste di un'antologia di racconti 

Antonella Lattanzi – Fedra e il  dramma della regina folle d’amore per il figliastro,  riproposto nella forma di una lettera testamentaria indirizzata ai figli. “Verità” e “libertà” sono le parole chiave di questa confessione spassionata, in cui crimine e aberrazione non riescono a sopprimere l’anelito alla vita e l’invito ad “amare con furore”.


Valeria Parrella – Didone - Pagine che sono allo stesso tempo un monologo, una lettera, un’invettiva, con cui Parrella offre alla regina abbandonata la possibilità di riscattare il suo infausto destino riformulando in linguaggio attuale ma non meno spietato il disprezzo per la vigliaccheria che Enea nasconde dietro la “ragion di stato


Ilaria Bernardini Ero - La vicenda di Ero, sacerdotessa oscurata da altri miti più famosi del suo, il cui amore Leandro attraversa ogni notte un tratto del Mediterraneo solo per incontrarla, si fa fonte di ispirazione per la storia tragica e commovente di una coppia di migranti, dolorosamente ripercorsa da esitazioni e speranze della partenza alla desolazione di un epilogo fin troppo familiare


Veronica Raimo Laodamia- La tragedia di Laodamia è fatta di ossessioni frustrate e tentativi vani di riempire un vuoto incolmabile, quello del marito morto in territorio troiano e rimpiazzato da una statua di bronzo; nella cronaca puntuale dei giorni successivi alla sua morte, il combattente diventa qui un reporter di guerra e il suo simulacro, nell’era del sexting, le foto di una chat clandestina.

Chiara Valerio - Deianira - Caso unico in tutta la raccolta, il resoconto della maledizione del centauro Nesso passa qui in mano alla serva Eubea, che ripercorre con flashback il matrimonio tra la padrona e Ercole e diventa lei stessa vittima in prima persona della tragedia generata dai suoi strascichi nefasti.


Caterina Bonvicini - PenelopeCome Ero, anche il personaggio ben noto della moglie di Ulisse rievoca inevitabilmente il mare (e le sue vittime). Bonvicini ne fa il volto femminile di Lorenzo Leonetti, in missione nel 2018 come cuoco di bordo per Open Arms (Ong catalana).


Michela Murgia - Elena - In un lungo monologo indirizzato a un Paride che dorme al suo fianco prima della battaglia, Michela Murgia racconta l’insospettabile tragedia interiore della più bella tra le donne, vittima di un primato indesiderato che ha il sapore di una condanna.


Teresa Ciabatti - Medea - Con l’audacia narrativa che la contraddistingue, Teresa Ciabatti converte la figura della madre degenere per antonomasia, capace di uccidere i suoi stessi figli per vendetta, in quella di una donna disposta a tutto pur di salvaguardare le sue creature, fin nelle scelte di vita più estreme.

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Da Il sole 24 ore traiamo questo commento:" È chiaro che ogni scrittrice ha scelto come misurarsi con Ovidio, se emularlo, riscriverlo provocatoriamente, prenderne le distanze o considerarlo come un'ispirazione iniziale. Paradossalmente, i racconti più convincenti sono quelli che si sono allontanati di più dal noto predecessore, bagnando la vicenda di presente: Ilaria Bernardini, Antonella Lattanzi e Caterina Bonvicini hanno portato storie molto forti, pari nell'intensità a quelle di Ovidio. Forse  dopo aver letto questa raccolta ai lettori verrà il desiderio di riaprire il capolavoro latino: in tal caso, ben vengano le Nuove Eroidi tra le opere più vendute 

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e su Scenario Tutti i colori del Mito al femminile. ‘Le nuove eroidi’:" Le lettere delle Nuove eroidi di oggi raccontano il nostro mondo fatto di guerre, di emigrazione, di guerre, di femminicidi, di maternità complesse,  di adulteri, di gelosie, di tradimenti.
Hanno reinterpretato il mito, modernizzandolo. "

Lingotto 5: Eroidi – Word fetcher

Mentre su Solo libri :" Le eroine che scrivevano le epistole nelle Heroides di Publio Ovidio Nasone erano ben 21 e ciascuna mostrava il proprio dolore e struggimento al compagno, marito o amante lontano. Le lettere del poeta latino sono tutte scritte in distici elegiaci e soprattutto sono tutte legate dal lamento di donne che sono state abbandonate, tradite e ingannate dall’uomo che più amavano.
Nulla di questo troverete nella versione Le nuove Eroidiperché qui le donne sono sì tradite, abbandonate e ingannate, ma mai sopraffatte dai propri sentimenti. Nella loro vita le eroine di queste scrittrici hanno fatto delle scelte molto coraggiose. 


Le eroine che "escono dalle penne di queste scrittrici cambiano il mito e diventano loro le protagoniste della narrazione, artefici del loro destino, mentre i loro compagni devono attenderle, accettare le loro decisioni e ascoltare le loro versioni. Un racconto dopo l’altro vediamo le nostre eroine prendere voce e raccontarsi, grazie alle penne di otto grandi scrittrici, mostrandoci una nuova versione delle loro storie.Le nuove Eroidi è un libro bello, pieno di emozioni, pieno di femminilità e di grandi storie che finalmente hanno trovato uno spazio per essere narrate, mettendo per un attimo da parte l’immagine della principessa indifesa da salvare.
 Eroidi Instagram posts (photos and videos) - Picuki.com

In Letteratitudine news il critico afferma:" L’avvincente antologia riprende così il titolo delle Eroidi di Ovidio, in cui con una sensibilità che non esclude le tragedie quotidiane dell’Occidente riesce a imporsi come interpretazione efficace e ragionata di dinamiche dalle quali nessuno potrà mai sottrarsi. La varietà di toni e registri delle otto intellettuali, tanto quanto le diverse prospettive da loro adottate di volta in volta, impreziosisce ancora di più la raccolta, permettendole di infrangere tabù e di rammentare a chi legge che la volgarità va di pari passo con la bellezza, che le brutture del mondo si mescolano ai miracoli, e che la distinzione tra bene e male non sempre è netta come si potrebbe supporre.
Un esperimento narrativo ben riuscito, quindi, che spicca per forza evocativa e per creatività tra le più recenti uscite in libreria."



Su Cultura al femminile simpatica e originale la recensione di Sara Cancellara:" Così Publio Ovidio Nasone soppiantò Catullo e fine della storia. Autunno 2019. Succede qualcosa, qualcosa di bello, vagando per librerie mi succede spesso. Oggi più del solito. Mi basta dare un’occhiata al titolo e sento che Le nuove Eroidi mi travolgerà come un torrente in piena.Decido di leggere un racconto al giorno, piano, lentamente perché quello che mi affascina di più di questo testo, oltre la lettura, è capire come si possa rielaborare ai nostri giorni la mitologia.Ancorarsi al passato senza stravolgere nulla o cedere al  linguaggio moderno in tutta la sua forza e brutalità?



nuove eroidi

Il sito Centodieci  nell'articolo FONDARE NEL MITO LA CONTEMPORANEITÀ, ci indirizza:"Prima ancora di scriverli, i miti, si tramandavano a voce. Perché sono nati, allora? Per dare un senso a ciò che accadeva, per comunicare e trasmettere una morale e un senso comune delle cose, in modo che si potesse condividere non soltanto una città o un periodo della storia dell’uomo, ma anche un senso civico, un modo di vedere e interpretare il reale. Perché di questo si fonda il vivere comune, da sempre. Sin dall’Antica Grecia questo principio era già talmente chiaro che filosofi, uomini della politica e sacerdoti condividevano un sentire comune che ha poi dato vita alla prima forma repubblicana della storia dell’uomo, quella ateniese, ma anche a un forte sistema valoriale che spesso sfociava e si mescolava con il sacro.

I miti erano la stessa cosa. Raccontavano di persone comuni ma allo stesso tempo l’intervento divino era costante, pervasivo. Si parlava di Achille come di un semidio, lo stesso che poi era attore principale dell’Iliade e che piangeva l’amico Patroclo. Si parlava di Penelope e di Didone come forse vissute davvero ma allo stesso tempo erano al centro di fiabe, miti, tragedie.
Alla base di tutto, e del motivo per cui ancora oggi i miti rimangono strettamente ancorati alla nostra tradizione, seppur soltanto storica e letteraria, è che mantengono un forte legame con la morale, con il senso civico e con il modo che abbiamo di fondare ancora oggi la civiltà occidentale. Nonostante questo, perché non attualizzarne il racconto? Perché non prendere alcune delle protagoniste di alcune delle donne più iconiche del mito greco e ambientarle ai giorni nostri?questa nuova antologia – “Le Nuove Eroidi” edito HarperCollins – racconta le protagoniste dei miti di più di duemila anni fa attualizzandole e dimostrando che il dramma, la forza d’animo, la resilienza, il carattere di “genere” , è ancora al centro della morale e della costruzione della società contemporanea."

Le nuove Eroidi - AAVV | GoodBook.it