lunedì 10 febbraio 2014

Lunedì appuntamento con l'ambiente @paesaggi 5



IN QUESTA RUBRICA OGGI VOGLIO SORPRENDERE CHI AMA IL VERDE L'AMBIENTE ED I GIARDINI, PARTENDO DAL GRANDE GIARDINIERE  Paolo Pejrone, e dal suo Diario, In giardino non si è mai soli 

http://www.wuz.it/archivio/cafeletterario.it/262/cafelib.htm
In giardino non si è mai soli. Diario di un giardiniere curioso, di Paolo Pejrone- Edizioni Feltrinelli (Varia)
Paolo Pejrone è stato allievo di Russell Page 

 
l'architetto paesaggista più  influente che abbia lavorato in Italia nel Novecento (i suoi progetti per  il giardino Agnelli di Villar Perosa, La Landriana di Tor San Lorenzo, La Mortella ad Ischia) e di questo rapporto fondamentale spesso parla nel libro,  intraprende un viaggio tra piante e fiori guardandoli con i suoi occhi, scoprendone aspetti e piaceri differenti dal modo abituale
 Pejrone  racconta le sue impressioni "di viaggio" con la curiosità di un esploratore che scopre angoli verdi e nuovi, inaspettati giardini. Tratta delle piante  che lo hanno accompagnato nella sua vita più di altre, raccontandone caratteristiche della coltura, dei pregi e difetti, del rapporto che con esse ha instaurato nel tempo. Ci indica  come si vive il giardino, l'orto (parte non superflua di molte sue realizzazioni) con spirito propositivo. Suggerisce come mantenerne la struttura originaria e non snaturare l'anima della casa dei nonni che ha intorno una zona adibita a giardino. Se si è  piantumato un terreno "nuovo" consiglia  come renderlo  personale e vivo facendolo diventare il nostro  angolino verde. E se un giardino  non l'abbiamo, con curiosità racconta sulle piante e si sofferma ad osservare i giardini pubblici: dai parchi più grandi alle rotonde in mezzo al traffico. 

"Certi giardini hanno un'anima viva, forte e facile da individuare. In altri l'anima è più nascosta" ma comunque visibile, sapendola cercare.

Tra le righe Pejrone denuncia e sottolinea gli  scempi naturalistici,  le offese al gusto e alla logica attuate con povere piante mal potate, messe insiene  senza senso estetico,  in luoghi inadeguati per clima e per esigenze colturali ed estetiche. Saper scegliere e accostare le essenze è un modo per renderle "felici": "gli alberi felici sono generosi, sani e forti, non danno problemi e procurano tante, tantissime gioie!".
 
Old Herbaceous. A Novel of the Garden
Traduzione dall’inglese di Franca Pece
I edizione novembre 2011
© 2011 Elliot Edizioni


 RACCONTARE ORA DI UN ALTRO "GIARDINIERE", Herbert Pinnegar: un giardino e il suo giardiniere sono complici e in qualche modo amici. Avranno sempre qualcosa di interessante e vivo da raccontarsi, trasmettere e discutere. Il mondo del giardino, i suoi orizzonti e l’  essenza dei suoi componenti immediatamente percepibili di quanto si pensi. Sostenuti da una  necessaria dose di fatalismo e di pazienza, i giardinieri, quelli veri, combattono con le loro piante nel segno del giardino ideale.  Per conquistarsi un giardino in pace e di pace, c’è bisogno di tantissime guerre.



 
Storia di un trovatello, Herbert Pinnegar,  timido e impacciato. Sul finire dell' era vittoriana, adottato da una donna di buon cuore e aiutato da una dolce insegnante, riesce a diventare capo giardiniere della tenuta della vedova Charteris, dalla quale apprende i nomi latini delle piante. Testardo e meticoloso, con le sue innovative composizioni vince numerosi premi alle mostre floreali. Lui, il «Vecchio Gramigna»,era capace di presentarsi, a metà aprile, sbalordendo tutti, con un cesto di fragole precoci nelle mani, ora deve affrontare la parte più dolorosa della sua vita, nella grande villa che ha cambiato proprietà. 
È tempo di bilanci, e nel ricordare ecco i suoi ottant' anni, gli insegnamenti di vita che ha ricavato dal suo lavoro. Molto presto dovrà andarsene anche lui.

«Che cosa strana! Uno pianta un albero, lo vede crescere, ne raccoglie i frutti e da vecchio siede all' ombra dei suoi rami. Poi muore e ci si dimentica completamente di lui, come se non fosse mai esistito... mentre l' albero continua a crescere e nessuno se ne meraviglia: è sempre stato lì, in quel posto, e sempre ci sarà. Tutti, prima o poi, dovrebbero piantare un albero, fosse solo per conservarsi umili agli occhi del Signore». 

Un libro lieve come una foglia che offre  pagine di struggente tenerezza, che fanno amare il giardinaggio com' era una volta, con le regole dettate dal ritmo delle stagioni, con i limiti imposti dal rispetto dovuto alla natura, con l' amore che il giardiniere nutre per il suo giardino. Che è suo e di nessun altro.


"Che peccato che le persone non la smettessero di litigare e passassero invece più tempo nel proprio giardino... ripete spesso la Signora
Charteris  - e padrona del grande giardino della villa in cui Pinnegar lavorerà tutta la vita.
 I due, col  comune progetto del giardino, hanno trascorso sessant'anni di rispetto e scambio. Ed alla  fine la villa verrà venduta e la vecchia signora Charteris, arrivata a quell'età in cui, forse, si è in grado di vedere meglio da lontano che da vicino, partirà per la sua nuova casa, più semplice da gestire di una grande dimora con un grande giardino. 

«Sapete, Pinnegar, la gente non ama veramente i giardini altrui; fingono che sia così e dicono ciò che è conveniente dire, ma si capisce, eccome! Per questo voglio che rimaniate qui il più a lungo possibile e che ogni tanto mi scriviate, per sapere come vi trovate e cosa fate. Siete stato molto gentile con me, Pinnegar, e vi ho sempre voluto bene... anche quando eravate un po' testardo. Non ho dimenticato quelle fragole precoci. Forse vi consentiranno di mandarmene un po' ogni anno... E le campanelle blu non me le potete mandare, naturalmente, ma fatemi sapere quando sbocciano e io farò di tutto per ricordare come mi apparvero la mattina in cui mi faceste quella deliziosa sorpresa. E non dimenticate, Pinnegar: comportatevi sempre da bravo ragazzo, ubbidite al signor Addis e ogni giorno imparate un nuovo nome latino...».

 Ma il Signor Addis, capo giardiniere prima di Pinnegar, non c'è più e Pinnegar è un ragazzo di settant'anni che, di fronte alla possibilità di perdere il suo giardino, si chiede come poter rinunciare a tutto dopo sessant'anni, e cosa ne sarebbe stato di lui, se l'avesse fatto? Non era per i soldi: nella vecchia teiera sulla mensola del caminetto ce n'erano abbastanza da durargli fino alla fine, se solo gli avessero permesso di lavorare gratis...

In mezzo ai fiori, ai ricci pungenti del castagno e i piccoli pennacchi rossi sui cespugli di nocciolo, a parole scorrevoli e fresche come l'acqua per annaffiarli, ricche le  considerazioni sull' epoca e sui giardini .


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