giovedì 14 aprile 2016

Caffè Letterari di nuovo in auge!!!... in rete...o a casa tu !!!


....un'atmosfera, una sensazione, un posto dell'anima...

Se leggiamo Saba siamo in tema coi Caffè Letterari, ecco una lirica del suo Canzoniere,  dove cita uno dei Caffè storici italiani, il  Tergesteo, a Trieste

           “Caffè Tergesteo… tu concili l’italo e lo slavo, a tarda notte,    lungo      il tuo bigliardo“.


http://danieledemarco.com/2013/12/08/caffe-storici/

...ugualmente piacevole ritrovarsi nelle abitazioni private, con amiche che amano leggere per parlare insieme, davanti a  un caffè o a un the, facendo amicizia e soprattutto divertirsi. 


Ad esempio, organizzare un incontro e ognuno può dare il via ad un ritrovo a casa propria:
  1. Scegliere un tema di discussione
  2. Definire  il numero massimo di partecipanti
  3. Decidere la data, la durata e il luogo
  4. FATTO! 
Offrire un the o un caffè ed ovviamente, aprire le porta di casa propria! I partecipanti potranno prenotarsi e mettersi in contatto direttamente con chi organizza il ritrovo.
Insomma, creare momenti di condivisione e confronto, conoscere nuovi amici ma soprattutto  condividere la propria libreria, i propri interessi.
Per ogni incontro chi vorrà potrà scrivere le impressioni da pubblicare sul blog, magari con foto o contenuti specifici.
QUESTO lo spirito......
IL MIO ANGOLO E' PRONTO

...INTANTO SI PREPARANO   THE CAFFE  E DOLCETTI...'




Un pomeriggio   di letture dedicate, questa settimana

LA RAGAZZA DI BUBE

Il titolo del romanzo è riferito alla protagonista, Mara, che si ritrova legata per la vita al fidanzato quasi senza volerlo e quindi non più “Mara”, ma “la ragazza di Bube”, un ruolo che assorbe la sua intera esistenza.
Il romanzo viene pubblicato nel 1960, e nello stesso anno riceve il premio Strega.
“La ragazza di Bube” segna il momento di massima ispirazione per l’ autore e nel 1963 diventerà un film, per la regia di Luigi Comencini.

Leggere un autore italiano
 CASSOLA


La vicenda descritta  è ambientata in Toscana, precisamente in uno dei luoghi più cari a Cassola, la Val d’Elsa, nel periodo successivo alla Resistenza e alla Liberazione. Bube, il protagonista, è stato un partigiano, che ha trovato nella lotta un’immagine di sé che lo soddisfa. Giovane, timido, dai modi rudi in apparenza, si è conquistato combattendo il soprannome di “Vendicatore” che mantiene quando ritorna dalle montagne con un certo orgoglio e con un sentimento di viva fedeltà ai valori della guerra partigiana. Un giorno, in un litigio  tra alcuni comunisti e un maresciallo dei carabinieri, viene accusato di essere fascista; avviene una sparatoria, nella quale restano uccisi un compagno di Bube e il maresciallo stesso. Bube, preso da tali eventi, insegue e uccide a sua volta il figlio del militare. Tale episodio segnerà per sempre la sua vita: egli scopre infatti che il suo partito non lo difende e che la sua incrollabile fede politica non può comunque giustificare un omicidio. Subisce il processo ed è condannato. Alla tematica politica se ne intreccia un’altra, quella degli affetti: l’amore per Mara, protagonista della seconda parte del romanzo, cui sono dedicate alcune delle pagine più belle.



La voce narrante descrive con semplicità e quotidianità i sentimenti della ragazza


“Ma quando torna Bube?” Bube era andato ad accompagnare il cugino; il cugino era un ragazzo e forse aveva paura a fare la strada da solo. – Lo accompagno fino al ponte – aveva detto Bube; ma se lo avesse accompagnato solo fino al ponte, sarebbe già tornato. – Te intanto mangia qualcosa – le aveva anche detto Bube: ma sì, lei non sentiva fame, non le andava né il prosciutto avanzato dal giorno, né la carne portata da Arnaldo. E poi non ci si vedeva, non era possibile nemmeno trovar la roba. “Dio mio, che cosa succederà, adesso?” pensava Mara sentendo crescere la pena che aveva dentro. Cercava di farsi un’idea di quello che sarebbe potuto succedere, ma non ci si raccapezzava: la politica, non era una cosa da donne. Lidori1 era stato fermato dai carabinieri mentre usciva dalla casa di Bube; qualcuno aveva visto, ed era corso a riferire in sezione; i compagni allora avevano preso una macchina ed erano andati a Pisa; e a Pisa s’erano arrabbiati moltissimo per l’imprudenza di Lidori... Questo era ciò che aveva riferito Arnaldo; e aveva ripetuto la raccomandazione che stessero nascosti, che per carità non si facessero vedere in giro... Ma perché, se dopo tutto il maresciallo di San Donato era un fascista? Forse che i fascisti comandavano di nuovo? No, i fascisti non comandavano più, ma era lo stesso un guaio quello che Bube aveva combinato, ammazzando il maresciallo e il suo figliolo. Mara rinunciò a capirci qualcosa. Intuiva solo che era una faccenda grave, una faccenda che chissà per quanto tempo li avrebbe costretti a star nascosti o a star divisi... Perché a quanto le pareva di aver capito da una frase di Arnaldo, Bube sarebbe dovuto andar lontano, per evitare il pericolo di essere arrestato. Finalmente scorse un’ombra che saliva per il viottolo. – Sei tu? – Sì – rispose la voce di Bube. – Ma dove sei andato, che non tornavi più?"

Mara riflette su quanto è accaduto con la sua mentalità di ingenua ragazza, che non conosce nulla delle dinamiche politiche del dopoguerra.La ragazza riporta qualsiasi problema di natura politica sul piano personale, del suo amore per Bube.
Gran parte del brano si sviluppa attraverso una lunga scena, interrotta solo da brevissimi sommari.