venerdì 21 ottobre 2016

Venerdì del libro con Francoise Sagan*** Bonjour Tristesse

FRANCOISE SAGAN CI ACCOMPAGNA
     IN QUESTO VENERDÌ  DEL LIBRO
           
               "Bonjour tristesse"

Doveva essere un'estate particolare per la giovane Cécile, quell'anno in Costa Azzurra, in quella magnifica villa bianca affacciata sul Mediterraneo, in compagnia del padre e di Elsa Mackenburg, ventottenne  giovane mondana , sua nuova amante.Nelle prime pagine del libro sappiamo  che Cécile è orfana di madre, ha trascorso un lungo periodo della sua vita in collegio; da due anni vive a Parigi col padre, Raimondo, un pubblicitario quarantenne.
Vita fra ozi, aperitivi, cene e conversazioni insulse con personaggi vuoti, quando arriva Anna Larsen una quarantenne  disegnatrice di moda,  ex amica della madre di Cecilia. Raffinata,  elegante, dalla  bellezza impenetrabile,  conquista subito il padre di Cécile che in pochi giorni vuole  interrompere la sua relazione con Elsa e di sposare Anne.
L'ammirazione nei suoi confronti non impedisce tuttavia  a Cecilia di vedere in Anne una rivale, una minaccia per la propria libertà, tanto da mettere in scena, grazie alla complicità di Elsa e dell'amico Cyril, un gioco sottile e ben organizzato  per dividere i due amanti.
Un piano perfetto, ma con esiti  più drammatici e devastanti di quanto Cécile avesse mai potuto prevedere.
Un altro personaggio, Cirillo, venticinquenne studente di legge, proprietario di una barca a vela, anch'egli in vacanza con la madre, corteggiatore di Cécile.
Con lui perde la verginità. Con  noncuranza. Per noia o per colpire la sua vita di adolescente , ricca e viziata.
Cosa dice la Sagan  su questa tristezza?
Com'era la Sagan?

"Esito ad apporre il nome, il bel nome grave di tristezza su questo sentimento, del quale la noia, la dolcezza mi ossessionano. È un sentimento così completo, così egoista che io quasi me ne vergogno mentre la tristezza mi è sempre parsa onorevole. Non conoscevo lei, ma la noia, il rimpianto, e più raramente i rimorsi. Oggi, qualcosa si ripiega su me come una seta, snervante e dolce, e mi separa dagli altri.In quell'estate avevo diciassette anni ed ero perfettamente felice. Gli "altri" erano mio padre ed Elsa, la sua amante."

D'altronde la stessa vita di Francoise Sagan è una vita vissuta con tristezza.
Personaggio tormentato della cultura francese, con una vita proiettata sempre sopra le righe, Sagan ama soltanto le intelligenze tristi,  e le lunghe fughe, il whisky, la droga,  sono mezzi che nascono dall'enigma della vita di questa scrittrice.
I pettegolezzi che correvano sul suo conto per il suo modo di vivere assai  spericolato non la toccavano, diceva che non aveva nulla contro le droghe: "Semplicemente - ammiccava sorridendo - l'alcool mi basta, e il resto mi incute paura".
Una vita triste come questo suo libro che la rese famosa. Essa  aveva "Bonjour" come "griffe".
«Bonjour tristesse» inaugurò  un genere letterario, e fu sùbito uno scandalo, ma non venne censurato per l'esplicità del linguaggio, tradotto  in quindici lingue e venduto in  due milioni di copie,  divenne  un film nel 1958 per la regia di Otto Preminger, con interpreti Jean Seberg, David Niven e Deborah Kerr.
Francoise Sagan aveva scritto il libro  non  ancora diciassette anni ed era stato suo padre a firmare il contratto, perché lei era minorenne, e le aveva imposto  uno pseudonino.
Tutte le ragazzine sono esperte dell'amore. L'unica cosa che aumenta è la loro capacità di soffrire per colpa dell'amore.

mercoledì 19 ottobre 2016

Caffè Letterari...in poesia

All’Autunno” di John Keats

Stagione di nebbie e morbida abbondanza,
Tu, intima amica del sole al suo culmine,
Che con lui cospiri per far grevi e benedette d'uva
Le viti appese alle gronde di paglia dei tetti,
Tu che fai piegare sotto le mele gli alberi muscosi del casolare,
E colmi di maturità fino al torsolo ogni frutto;
Tu che gonfi la zucca e arrotondi con un dolce seme
I gusci di nòcciola e ancora fai sbocciare
Fiori tardivi per le api, illudendole
Che i giorni del caldo non finiranno mai
Perché l'estate ha colmato le loro celle viscose:

Chi non ti ha mai vista, immersa nella tua ricchezza?
Può trovarti, a volte, chi ti cerca,
Seduta senza pensieri sull'aia
Coi capelli sollevati dal vaglio del vento,
O sprofondata nel sonno in un solco solo in parte mietuto,
Intontita dalle esalazioni dei papaveri, mentre il tuo falcetto
Risparmia il fascio vicino coi suoi fiori intrecciati.
A volte, come una spigolatrice, tieni ferma
La testa sotto un pesante fardello attraversando un torrente,
O, vicina a un torchio da sidro, con uno sguardo paziente,
Sorvegli per ore lo stillicidio delle ultime gocce.

E i canti di primavera? Dove sono?
Non pensarci, tu, che una tua musica ce l'hai -
Nubi striate fioriscono il giorno che dolcemente muore,
E toccano con rosea tinta le pianure di stoppia:
Allora i moscerini in coro lamentoso, in alto sollevati
Dal vento lieve, o giù lasciati cadere,
Piangono tra i salici del fiume,
E agnelli già adulti belano forte dal baluardo dei colli,
Le cavallette cantano, e con dolci acuti
Il pettirosso zufola dal chiuso del suo giardino:
Si raccolgono le rondini, trillando nei cieli.

martedì 18 ottobre 2016

Rubrica Porta un libro con te 14* lettura...Buzzati- Il deserto dei Tartari.

La solitudine della sofferenza

"Difficile è credere in una cosa quando si è soli, e non se ne può parlare con alcuno. Proprio in quel tempo Drogo si accorse come gli uomini, per quanto possano volersi bene, rimangono sempre lontani; che se uno soffre, il dolore è completamente suo, nessun altro può prendere su di sé una minima parte; che se uno soffre, gli altri per questo non sentono male, anche se l'amore è grande, e questo provoca la solitudine della
vita".
Dino Buzzati, Il deserto dei Tartari