giovedì 23 gennaio 2014

CON UN PIZZICO DI IDEE, RICETTA E TRADIZIONI 16

ECCOMI A PRESENTARVI IL CONTRIBUTO DI 
 BLOG CURATO DA  CHIARA PER LA RASSEGNA ...  RICETTE   LIBRI  FILM  TRADIZIONI IN CUI LE RI-TROVIAMO



CHIARA  si presenta:"... passione, curiosità e voglia di sperimentare sono le cose che insegno ai miei figli condivise da mio marito. Amo tutte le arti manuali, sono affascinata da tutto ciò che mi circonda. Immagino, elaboro e creo con il cuore, con l'animo di una bambina scopro e mi stupisco delle mie piccole conquiste.  Amo la vita in tutte le sue sfacettature. Prima di assaggiare un piatto lo annuso ad occhi chiusi per captarne le emozioni e per capire se riesco a trasmetterle ad altri!" 
E proprio l'espressione "Prima di assaggiare un piatto lo annuso ad occhi chiusi per captarne le emozioni "mi ha colpito per la sua semplice immediatezza


Questo ortaggio ricco di proprietà Chiara lo usa   per ogni squisitezza di moltissimi piatti. Ottimi fritti, spadellato per un sugo veloce, ripieno... e chi più ne ha ne metta!
Ed ora  passo passo ci indica l'  appetitosa ricetta per la sua FOCACCIA AI FIORI DI ZUCCHINA 
Questa meravigliosa squisitezza si presta per moltissimi piatti.Ottimi fritti,spadellati per un sugo veloce,ripieni e chi più ne ha ne metta!
Come promesso tempo fa oggi vi posto la ricetta passo passo della focaccia. - See more at: http://unpizzicodiidee.blogspot.it/2013/07/focaccia-con-fiori-di-zucchina.html#sthash.9nRTinxp.dpuf

INGREDIENTI:

500gr di farina manitoba
50gr di lievito madre secco(alternativa 1 bustina di lievito mastrofornaio)
300gr circa di acqua a temperatura ambiente
1 cucchiaino raso di sale aromatico(nel blog trovate la ricetta)
2 cucchiaini rasi di zucchero
olio extra vergine di oliva
2 mozzarelle tagliate a cubetti

 MATERIALE NECESSARIO:

pirofila 28 per 36 circa
carta da forno
pellicola
tela o canovaccio

COME SI PROCEDE..

Mettere la farina,lo zucchero, il lievito nell'impastatrice (io ho il kitchen Aid ma penso che per gli altri modelli sia lo stesso) accendete e fate andare a bassa velocita (2),aggiungete l'acqua,poca alla volta, il sale, 2 cucchiai di olio. Per chi non usa l'impastatrice, mettere in una boulle nello stesso ordine gli ingredienti. L'impasto deve essere morbido e appiccicoso,raccogliete a palla e mettetela nella vostra pirofila rivestita con la carta da forno -
stendete un filo di olio sopra l'impasto
e iniziate a stenderla con le dita fino a coprire tutto il fondo della pirofila 

coprite con pellicola e canovaccio,lasciatela lievitare per circa 2 ore lontano dall'aria.Trascorso questo tempo  la nostra focaccia sarà bella alta,così -

togliete la pellicola,date una spolverata di sale(facoltativo)e infornate a 200°,con forno pre riscaldato per circa 20 minuti,trascorso questo tempo aprite il forno adagiate i fiori di zucchina e spolverate con la mozzarella
nfornate per altri 10/15 minuti
infornate per altri 10/15 minuti
ecco qua, pancia mia fatti capanna!
Chiara  termina così i suoi consigli per un piatto deliziosamente invitante:”In questa ricetta ho usato la  mozzarella ma si usa spesso il formaggio tipo asiago dolce e d'altronde va bene qualsiasi formaggio che avete in casa.Volevo provarla con il certosino ma i miei figli si sono stizziti e ho optato per la mozzarella se per caso qualcuna di voi la sperimenta me lo fa sapere? Poi, se ne avanzate,il giorno dopo si può tagliare a mo' di panino e “sbaffarcela” con un affettato!mmmm...ah....noi avevavo del lardo d'arnard..UN PARADISO DI SAPORE!!!!"""




http://orestecarlini.it/Myfilesin/storia%20animata.gifLa ricetta di CHIARA  mi riporta indietro di qualche anno quando ai miei giovani studenti cercavo di istillare le curiosità della ricerca storica  che intraprendevano con entusiasmo recandoci insieme nella Aula Computer e tramite Internet, guidati dall'esperienza di noi docenti, facevano a gara nel trovare riferimenti immagini storie particolari.

 Ecco allora  emergeva anche l’ origine del  nome di questo ortaggio -forse dal latino cocutia ,  testa- e con grande ilarità collegavano i vari modi di dire legati alla cucuzza, cocuzza,  termine  utilizzato nelle lingue dialettali di alcune regioni meridionali.

IL SEGNALIBRO DI SIMONETTA
https://plus.google.com/u/0/events/c3brri4mruqs88cf5d66ui6c260
SEGNALIBRO DI SIMONETTA
L’origine è controversa e un po’ incerta. Quest’ortaggio era conosciuto e coltivato, in varietà diverse, dai popoli più antichi, Egizi, Romani, Arabi e Greci; questi popoli la importarono con molta probabilità dall’Asia Meridionale, più precisamente dall’India. La sua coltivazione non era solo scopo alimentare, tanto che gli antichi Romani una volta svuotata la polpa e fatta essiccare la zucca , la utilizzavano come contenitore per il sale, latte o cereali o addirittura nericavavano piatti, ciotole, cucchiai, mentre i popoli più fantasiosi uno strumento musicale, le maracas sudamericane.
SEGNALIBRO DI SIMONETTA
La zucca fu conosciuta dagli europei solo dopo la conquista delle Americhe quando Cristoforo Colombo portò in Europa diverse varietà di zucca e di tutti i tipi: bislunga o rotonda, grande o piccola, verde, gialla, striata, rossa. Subito non godette affatto di ottimo prestigio e venne comunemente ritenuto un cibo della bassa plebe.
La zucca inizialmente fu usata per sfamare il popolo contadino che col passare del tempo ne ricavò  ricette prelibate.
 
http://i7.photobucket.com/albums/y266/luciap955/icone%20forum/gif_animate_cucina_0666.gif 

Le lunghe carestie fecero cadere i pregidizi sulle zucche e iniziarono a essere apprezzate anche dalle classi sociali più abbienti. Anche se inizialmente di quest’ortaggio colpì per la sua strana forma, finalmente aveva attirato l’attenzione del palato. Ci si accorse, infatti, che la sua polpa, diventava ottima se preparata con condimenti e aromi giusti. Tant' è che oggi si cucina in svariati modi, si può utilizzare per realizzare un primo o un secondo piatto e perché no anche per un dolce.

Fede, passione, curiosità e voglia di sperimentare sono le cose che insegno ai miei figli condivise da mio marito.
Amo tutte le arti manuali, sono affascinata da tutto ciò che mi circonda. Immagino, elaboro e creo con il cuore, con l'animo di una bambina scopro e mi stupisco delle mie piccole conquiste.
Amo la vita in tutte le sue sfacettature. Prima di assaggiare un piatto lo annuso ad occhi chiusi per captarne le emozioni e per capire se riesco a trasmetterle ad altri. Benvuti nel mio piccolo mondo - See more at: http://unpizzicodiidee.blogspot.it/#sthash.MRAhjoVY.dpuf
Fede, passione, curiosità e voglia di sperimentare sono le cose che insegno ai miei figli condivise da mio marito.
Amo tutte le arti manuali, sono affascinata da tutto ciò che mi circonda. Immagino, elaboro e creo con il cuore, con l'animo di una bambina scopro e mi stupisco delle mie piccole conquiste.
Amo la vita in tutte le sue sfacettature. Prima di assaggiare un piatto lo annuso ad occhi chiusi per captarne le emozioni e per capire se riesco a trasmetterle ad altri. Benvuti nel mio piccolo mondo - See more at: http://unpizzicodiidee.blogspot.it/#sthash.MRAhjoVY.dpuf
ede, passione, curiosità e voglia di sperimentare sono le cose che insegno ai miei figli condivise da mio marito.
Amo tutte le arti manuali, sono affascinata da tutto ciò che mi circonda. Immagino, elaboro e creo con il cuore, con l'animo di una bambina scopro e mi stupisco delle mie piccole conquiste.
Amo la vita in tutte le sue sfacettature. Prima di assaggiare un piatto lo annuso ad occhi chiusi per captarne le emozioni e per capire se riesco a trasmetterle ad altri. Benvuti nel mio piccolo mondo - See more at: http://unpizzicodiidee.blogspot.it/#sthash.MRAhjoVY.dpuf

http://design-flute.com/wp-content/uploads/2009/01/thanks-final10.gif...CHIARA

martedì 21 gennaio 2014

RICETTE LIBRI FILM TRADIZIONI IN CUI LE RI-TROVIAMO 15


TRA DIECI GIORNI TERMINA QUESTA RASSEGNA - RACCOLTA DI RICETTE CHE HA RIUNITO 
I CONTRIBUTI DI SIMPATICI/CHE CURATORI/TRICI DI BLOG


Questa settimana dapprima con Costanza ed il suo blog 


che mi fa ricordare il periodo bello e spensierato in cui si frequentavano le scuole elementari e si attendevano le festività natalizie con la preparazione , in casa, di dolci tradizionali
Nel suo caso il rammentare quel periodo è legato a dei biscotti...ma facciamolo raccontare a lei stessa......

Lebkuchen a modo mio


"Ero in prima elementare e in un giorno di dicembre, all' ora di ricreazione, tirai fuori dalla cartella il mio Lebkuchen al cioccolato. Era la prima volta che lo mangiavo in pubblico, il Lidl era ancora di là da venire e nessuno in classe mia aveva mai visto qualcosa che assomigliasse anche solo lontanamente a questi biscottoni natalizi.

Ovviamente attirai all'istante l'attenzione di tutti i bimbetti e siccome all'epoca abitavo a Firenze fu tutto un susseguirsi di "o icchè l'è?!!"......"ma icchè tu mangi??!"...... 
http://www.zingarate.com/network/amburgo/files/2013/12/spekulatius_0.jpgCosì mentre quelli addentavano le loro focacce io spiegai che avevo appena ricevuto il mio pacco di Natale da Norimberga,  me lo avevano spedito i miei nonni materni come tutti gli anni, e mica c'erano solo i Lebkuchen dentro, ma anche gli Spekulatius 
(i biscotti alla cannella),i Bratwurst 

http://us.cdn1.123rf.com/168nwm/tribalium123/tribalium1231210/tribalium123121000195/15867599-salsicce-salsiccia-segno-etichetta-simbolo-salsiccia-salsiccia-di-design.jpg

 http://www.baeckerei-tamke.de/bilder/christstollen_geschenk.gif
............. Da come fissavano il mio Lebkuchen capì che erano più interessati a scoprire che sapore avesse piuttosto che ad ascoltare il mio resoconto! Così mi allontanai prima che qualcuno si azzardasse a chiedere un assaggio, di certo non avrei scambiato il mio Lebkuchen con le loro focacce!"

"Oggi- ci ricorda Costanza- basta andare sul sito del produttore ufficiale e  con un click possiamo farceli spedire direttamente a casa in pochi giorni. Se poi si fa  la spesa al Lidl probabilmente vi sarà capitato di vederli durante il periodo natalizio, magari li avrete anche acquistati, ma sappiate che se anche vi sono piaciuti quella roba ha solo l'aspetto dei Lebkuchen, non certo il sapore e men che meno il profumo!! "
Ma per Costanza, anche se per antonomasia il vero Lebkuchen è quello di Norimberga, questi biscotti  da secoli vengono fatti in diverse regioni della Germania e ogni regione ha una sua ricetta particolare.

IL NOME...CHE ORIGINE HA ?

L'etimologia del nome è incerta, kuchen significa dolce, mentre leb potrebbe derivare dal latino libum (focaccia), oppure dalle parole tedesche laib (pagnotta) , leb-honigh (il tipo di miele utilizzato), leben (vita).
Con sicurezza, ribadisce Costanza, "i Lebkuchen sono stati inventati nel 13° secolo dai monaci in Franconia. Ci sono documenti che attestano l'esistenza dei Lebkuchen a Ulm (Baviera)nel 1296 e a Norimberga nel 1395. Sebbene esistano molte varianti nella preparazione di questi biscotti, generalmente gli ingredienti più utilizzati sono miele,  nocciole,  mandorle,  noci,  frutta candita e un mix di spezie tra cui semi di anice, coriandolo, chiodi di garofano, zenzero, cardamomo, pimento, cannella, noce moscata...
http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/6/69/Karlsbader-Oblate.jpgTradizionalmente viene usato come agente lievitante l'ammoniaca per dolci e l'impasto ottenuto viene messo su ostie chiamate Oblaten  che possono essere circolari o rettangolari. I Lebkuchen possono essere rivestiti da una glassa di cioccolato, di zucchero a velo oppure lasciati al naturale.
I Lebkuchen di Norimberga sono piuttosto grandi (quelli rotondi hanno un diametro di 10 cm) e sono morbidi all'interno. In altre zone della Germania sono invece dei veri e propri biscotti, più piccoli e croccanti.

Costanza, la nostra amica, Per fare i suoi Lebkuchen si è basata su una ricetta trovata tantissimi anni fa su una rivista tedesca e, a giudicare da quello che ha letto in rete, non è la ricetta per fare i classici Lebkuchen morbidi di Norimberga, ma quella per fare i Lebkuchen in versione biscotto.
Costanza riporta le modalità per preparare  quelli grandi e morbidi, quelli della sua  infanzia:"...ho ridotto il tempo di cottura indicato nella ricetta, ho steso l'impasto piuttosto alto e ho usato un coppapasta di 10 cm invece della classiche formine per biscotti. Non ho usato l'ammoniaca per dolci nè le ostie perché non le avevo, ma posso dire con soddisfazione che il risultato è stato comunque molto simile all'originale!!


BRAVA COSTANZA ....ED ECCO LA TUA RICETTA  
  
"Con queste quantità ho ottenuto 9 Lebkuchen da 10 cm (50 biscotti secondo la ricetta originale)

INGREDIENTI E MODALITA' SONO ALLA BASE DELLA PREPARAZIONE

1 uovo più  2 tuorli
220 g di zucchero di canna
75 g di burro
50 g di mandorle in polvere
30 g di cedro candito
330 g di farina bianca
1 cucchiaino di lievito per dolci
1 cucchiaino di zenzero grattugiato
1 cucchiaino di cannella in polvere
1 cucchiaino di scorza di limone grattugiata
1 pizzico di noce moscata
1 pizzico di chiodi di garofano in polvere
Per la glassa: cioccolato fondente e zucchero a velo

Sciogliete il burro. Mescolatelo con lo zucchero, il cedro candito (tritato) e le spezie, l'uovo intero sbattuto con i tuorli. Mescolate la farina con il lievito e unite alla pastella, mescolando con una forchetta.Lavorate la pasta e stendete una sfoglia piuttosto alta, diciamo da 1/2 cm a 1 cm. Ritagliate i biscotti con un coppapasta di 10 cm. Se volete fare dei normali biscotti stendete la pasta più bassa e usate le formine per biscotti.Mettete i biscotti nella teglia coperta da carta da forno e cuocete a 160° per 10 minuti se volete fare i Lebkuchen morbidi come ho fatto io (in pratica vanno sfornati prima che comincino a dorare ed è indispensabile la prova stecchino) oppure a 170° per 12 minuti (o comunque fino a doratura) se volete fare i classici biscotti.In ogni caso tenete presente che induriranno raffreddando.
Quando sono freddi potete rivestirli con la glassa di zucchero a velo preparata mescolando 50 g di zucchero a velo con un cucchiaio di acqua. Oppure potete decorarli con la glassa di cioccolato facendo fondere il cioccolato fondente ( mi sono dimenticata di pesarlo!) con un po' di acqua.
Ho poi cercato tra vari blog e ne IL FOGOLAR ho trovato altre notizie interessanti
http://ilfogolar.blogspot.it/2008/12/lebkuchen-di-alda.html
Lebkuchen è un termine generico che indica un impasto a base di miele e spezie, tradizionale nei paesi di lingua tedesca, ma non solo: si tratta di dolci di antiche origini, e sono stretti parenti dei nostri panforte o panpepati. Passati in America con l'immigrazione centroeuropa, sono anche chiamati gingerbread.
Nei paesi di lingua tedesca, i Lebkuchen sono  biscotti asciutti, da appendere sull'albero, ma anche impasti più morbidi, tipo i BaslerLeckerli (di Basilea) o quelli di Norimberga.
È un impasto morbido, che NON si stende per poi ritagliarlo con le formine, ma si mette a mucchietti sulle ostie, come del resto dice espressamente
  Fausto Fracalini nel suo blog




 Una storia antica nel tempo
 
http://www.torreggiani.com/news/intra/immagini/miele1.jpgIl Lebkuchen ci riporta alla preparazione di dolci simili già nell'antico Egitto con un valore religioso, per allontanare i demoni, come offerta. Ma Focacce al miele (DA DIETE STORICHE ,cosa mangiavano i popoli antichi?) ne avevano anche Greci e Romani.  Nell'alto Medioevo ne preparavano i monaci e vi attribuivano proprietà curative per via delle spezie, le consumavano anche in quaresima o nei periodi di digiuno. Ecco perché si consumavano proprio sotto Natale, visto che a quei tempi l'Avvento era tempo penitenziale! 
http://www.fondazionestoriaeconomicabergamo.it/images/tomi/122-5.jpg
CORPORAZIONI
Poi la preparazione fu affidata ad apposite corporazioni artigiane, e nel '500 si sviluppò molto il commercio dei Lebkuchen, soprattutto  in alcune città come Braunschweig e Norimberga, che anche oggi è la loro patria par excellence, sia perché questa città era un centro importante per l'apicoltura, per ragioni climatiche e territoriali; sia perché in quel periodo ebbe una forte ascesa economica come centro di scambio per il commercio delle spezie. Fu allora che senz'altro l'impasto semplice della focaccia speziata venne arricchito con altri ingredienti
(frutta secca,con  valore simbolico di  morte e resurrezione).

UNO DEI SEGNALIBRO IN PALIO



UNO DEI SEGNALIBRO IN PALIO

lunedì 20 gennaio 2014

Lunedì la RUBRICA SU Ambiente e Paesaggi @ 3, IL F.A.I. E I LUOGHI DI FOGAZZARO

CARI LETTORI ECCOCI  ALL 'APPUNTAMENTO  DEL LUNEDI' CON LA  RUBRICA SULL'AMBIENTE...
http://letturesenzatempo.blogspot.it/2013/10/rubrica-verde-del-lunedi-lambiente.html

HA RIAPERTO Villa Fogazzaro: riemerge dall’oblio il piccolo mondo antico

A dire la verità, di Antonio Fogazzaro si ricorda poco e niente, si sa poco e niente. Io ricordo, come stretta da una morsa, gli anni del Liceo classico dove al quarto anno ecco entrare con i moti il romanzo Piccolo mondo antico ambientato sulle rive del lago di Lugano sullo sfondo dell’Italia risorgimentale, tra la prima e la seconda guerra di indipendenza, con il dissidio amoroso e ideale tra Franco Maironi, un giovane di idee liberali, e Luisa Rigey, una ragazza di modeste condizioni economiche. 
  
La preparazione della lezione sul Fogazzaro ed il suo romanzo era impegnativa perchè prima si doveva analizzare il testo partendo dalla fabula intreccio poi collegare i fatti storici anche nel contesto gegrafico.
Ed ecco come la storia ti poneva di fronte Franco, il protagonista che viveva con la nonna, una marchesa che parteggiava per il governo austriaco, la quale si opponeva al suo matrimonio con Luisa sotto la minaccia di diseredarlo. Franco la sposa ugualmente e dopo il matrimonio i due vanno a vivere a Oria sul lago di Como, dallo zio di Luisa, Piero Ribera.
 
http://www.parks.it/riserva.valsolda/mapl.php


 Presto emerge tra i due un profondo dissidio a causa della loro diversità di carattere. Neanche la nascita di  Maria, che lo zio ama chiamare Ombretta Pipì, riesce a salvare il loro rapporto. Tutto precipita quando si viene a conoscenza di un testamento che toglie denari alla nonna di Franco in favore dello stesso. Egli per carità cristiana, non vuole agire, mentre Luisa vorrebbe andare contro la marchesa. La morte della piccola Maria, che affoga nel lago di Lugano, segna tragicamente la fine del loro matrimonio.
Il carattere deciso e pratico di Luisa contrasta con l’animo contemplativo di Franco. I due si separano. Ma dopo tre anni, Franco e Luisa si rincontreranno sull’isola Bella, alla presenza dello zio, e alla vigilia della partenza di Franco per la guerra.
 
Pubblicato a Milano nel 1895 — benché l’autore avesse cominciato a scriverlo dieci anni prima, nell’agosto del 1884 — Piccolo mondo antico divenne in breve tempo un grande successo come romanzo di impronta realista con evidenti richiami manzoniani. I protagonisti trovano serenità nel loro conflitto ideale grazie al contatto con la quotidianità delle persone semplici, portatrici di un modello autentico di valori spirituali e l'ambiente naturale circostante.
A questo punto entra in gioco il Fai, Fondo italiano per l’Ambiente, ente che si dedica alla tutela e valorizzazione del patrimonio nazionale e che ha come obiettivo proteggere, restituire alla collettività beni monumentali, ambientali e paesaggistici. 

 Il FAI  mi ha offerto lo spunto in questa RUBRICA DEL LUNEDI' dedicata all'ambiente ed ai luoghi verdi, per ricordare lo scrittore in occasione della riapertura dei luoghi come villa Fogazzaro Roi, sulla sponda italiana del lago di Lugano - Oria di Valsolda (provincia di Como), non lontano da Milano. Villa donata al FAI dal pronipote dello scrittore, il marchese Giuseppe Roi,( QUI NOTIZIE SUL cammino Fogazzaro – Roi  dedicato anche al pronipote del famoso scrittore: il marchese Giuseppe, detto Boso, Roi (1924-2009), grande mecenate della cultura vicentina ed ultimo erede delle famiglie Fogazzaro e Roi). 

Trattare di questi luoghi e del romanzo oltre ad esercitare la memoria nazionale o rianimarla e rendere pubblico un bene che fu di uno scrittore trascurato, è un atto di consapevole attenzione per il nostro patrimonio culturale comune.
Il visitare la villa e le località teatro delle vicende, ha una duplice valenza: scoprire un paesaggio tipico dell’Italia, e incuriosirsi di Fogazzaro. Anche perché c’è una piena corrispondenza tra i luoghi geografici e quelli letterari: il piccolo mondo antico davvero esiste, il paesaggio lombardo lacustre e montano, carico di suggestioni romantiche è lì come nelle pagine di Fogazzaro.
 Il vecchio viottolo che costeggia il lago. Le terrazze, che fecero da sfondo alla vita reale di Fogazzaro , luoghi del romanzo  ambientato nella fase del risorgimento lombardo, rimasti intatti da allora e ricordarli significa attenzione al paesaggio e alla sua storia.
  

 Rammentare è parte della nostra identità, nella complessità geografic0-ambientale che ci contraddistingue. Anche un piccolo mondo antico ha il suo perché. Non infeltrisce a qualunque latitudine si trovi. Anche nel profondo Nord.




http://www.bolisedizioni.it/wp-content/blogs.dir/1/files/dei-monti-e-dei-laghi/monti-laghi-01.jpg 
E' un angolo appartato d’Italia, tanto appartato che molti pensano sia in Svizzera, ma la Valsolda, affacciata su quel tratto del lago di Lugano , appartiene alla provincia di Como e che qui si chiama preferibilmente Ceresio dove affascinanti sono le passeggiate in collina verso le riserve naturali (QUI NOTIZIE) oppure  particolari le tranquille gite in barca sulle acque del lago. 
Questo è il “Piccolo Mondo Antico”. Con Oria, Albogasio, San Mamete, Cressogno, legati alle atmosfere malinconiche e affettuose del romanzo di Fogazzaro qui sono ancora riconoscibili.


domenica 19 gennaio 2014

Per alcuni il Giro d'Italia - ma quello Letterario- inizia il 19 gennaio con Fenoglio


LOGO
Il  blog Se una notte d'inverno un lettore...     ha compiuto un anno qualche settimana fa  e, sulla scia di altri, la curatrice ha creato  un evento per festeggiare questa esperienza decidendo di mantenere il tema dei suoi post e organizzando  un  Giro d’Italia Letterario.
 L'Evento è presente anche su Facebook
Nel condividere questo CONTEST, penso che sia simpatico partecipare in  modo continuativo o anche solo per alcune tappe.
http://www.centrostudibeppefenoglio.it/BeppeFenoglio/Image/Fix/paga_sabato.jpg
Con il libro letto per LA PRIMA TAPPA - SIAMO IN PIEMONTE, NELLE LANGHE-  è La paga del sabato  di Fenoglio, opera neorealista nella misura in cui l'autore vive questa realtà, pone in essa il suo personaggio e lo pone in contatto diretto con le contraddizioni morali che vi si trovano e la trama "pudicamente" taciuta eppure così diffusa. Ma nell’intera produzione del nostro autore vi è ben poco neorealismo se esso viene inteso nel senso classico del termine: devo ricordare, a proposito del  libro che ho letto, almeno il fatto che a Fenoglio non interessa la storia di una classe di individui nella lotta quotidiana contro difficoltà comuni, ma l’individuo davanti alla pesante  responsabilità di scelte non condivisibili. 

http://www.parcoletterario.it/imcom/autori/boxindice_fenoglio.jpg
Nel ri-leggere questo romanzo a distanza di molto tempo ed ora con maggiore consapevolezza sociologica,  ho incontrato delle difficoltà soprattutto al pensare alla storia dei suoi personaggi: protagonisti maschili così poco inseriti,  moralmente discutibili (Ettore e Bianco, ex partigiani che si macchiano di delitti vari...); il tema dell'amore che diventa quasi una questione di forza, dove il sesso e la sensualità trovano una loro dimensione chiara e preponderante (come ben poche altre volte si era "visto" in precedenza, se ci limitiamo alla letteratura italiana); la violenza, fisica e verbale, che caratterizza il rapporto di Ettore con la madre. 
Ecco forse, sono proprio la tensione, la pesantezza dei rapporti tra i personaggi a rendere La paga del sabato un testo sempre "complicato"
Fenoglio affermava che scriveva “… per un'infinità di motivi. Non certo per divertimento. Ci faccio una fatica nera. La più facile delle mie pagine esce spensierata da una decina di penosi rifacimenti."
http://www.parcoletterario.it/it/im/autori/fenoglio/citazione2.gif
 Interessante l' espressione di «uomo finito», che ha trovato il critico Eduardo Saccone come un riferimento a Un uomo finito di Papini, cui si affianca la scelta d’intitolare il romanzo La paga del sabato, altro titolo citato, secondo lo studioso, come allusione ironica all’incontro con il destino, ad un debito da pagare. Quale? La risposta forse si potrebbe ricercare nelle inaccettabili soluzioni che sembrava offrire il Dopoguerra, come il fastidio di lavorare sotto un padrone, perdere la propria individualità e il prestigio acquisito in guerra. E sebbene Francesco De Nicola abbia rilevato l’indubbia vicinanza tra La paga del sabato ed un racconto di Hemingway , Soldier’s Home, incentrato sulle difficoltà di reinserimento nella società del soldato Krebs, avvalorata dall’amore e dalla conoscenza che Fenoglio aveva della letteratura americana ed anglosassone, la coincidenza dei due possibili riferimenti a Papini forse vi allude in modo  voluto. 
http://www.book66.it/imgs/fenoglio-langhe.jpg
Langhe

Poi devo ricordare che nel 1915, nella Paga del sabato, lo scrittore aveva inneggiato alla dichiarazione di guerra dell’Italia, auspicando un riscatto dalla sudditanza, in nome del glorioso passato italico. Fenoglio sembra rispondergli a distanza, con  sarcasmo, sullo sfondo di un’Italia malconcia, e proclamarsi, a differenza di Papini che aveva ancora «tante cose da dire», «un uomo finito», un uomo che canta una melodia senza parole, senza più nulla da raccontare, cosciente, ormai, che l’eroe ha definitivamente ceduto il posto al «comune giovanotto di paese»

http://www.parcoletterario.it/it/im/autori/fenoglio/biografia.jpg


I LUOGHI DELLE LANGHE

Fenoglio è lo scrittore di Alba e delle Langhe, dai suoi luoghi natii non si è mai allontanato. Qui nasce nel 1922, qui studia, combatte e lavora, qui muore nel 1963. Non avrebbe potuto vivere, e soprattutto scrivere, senza Alba, Mango, Barbaresco, Neive, Santo Stefano Belbo, Castino, Gorzegno, Valdivilla, Mombarcaro, Manforte, Murazzano,senza gli alti scenari tra le valli del Belbo e del Bormida. Qui hanno vissuto i suoi antenati.
Alba è la città della sua formazione al Liceo Govone, dove incontra, bravi professori che gli insegnano i valori della libertà e del coraggio e la lingua e la cultura inglese con Marlowe, Shakespeare, Bronte. 

 http://www.cyclemagazine.it/cycle/wp-content/uploads/2013/05/PAOLO-GALETTO-beppe-fenoglio.jpg
 
L’inglese diventa per Beppe l’orizzonte culturale, tanto più vasto della provincia, e forma la sua educazione letteraria ricca di una straordinaria originalità espressiva e linguistica. Nei romanzi le parole inglesi si intrecciano con i neologismi e danno pathos e spessore alla narrazione, ma è nelle sue radici della terra natale che trae la fonte di ispirazione. 
Su quei sentieri della Langa, nella solitudine e nel silenzio del paesaggio, si possono ritrovare i luoghi percorsi dal suo passo lungo e sicuro e descritti perché la Langa è un luogo unico, reale e simbolico insieme, un paesaggio dell’animo dove si ritrova la costante presenza di un solo paesaggio,la geografia fisica e antropologica delle langhe e solamente nelle Langhe, Fenoglio, il gentleman-scrittore dal carattere duro e ostinato, ritroso e selvatico, ritrova e riconosce intero se stesso e il mondo tanto che affermava che «Se andassi da un’altra parte  non troverei più il tempo per scrivere»
http://www.stpauls.it/ga09/0936ga/images/0936ga99.jpg
Meta imperdibile e notissima per il turista in cerca di suggestioni anche eno-gastronomiche, le Langhe sono una destinazione privilegiata per scoprire un paesaggio fatto di colline e di grandi richiami letterari. In quel mare di basse alture che si inseguono tra Cuneo e Savona sono nati e hanno ambientato le loro storie, grandi scrittori “di provincia” come Cesare Pavese, Beppe Fenoglio, Davide Lajolo, Giovanni Arpino. Scrittori “di frontiera”, appartenenti a generazioni diverse, che alle Langhe – Pavese da profondo conoscitore dell’America, le definisce il suo Middle West - affidano le radici di una vita, individuandone il nocciolo duro dell’identità contadina, l’orgoglio testardo del lavorare la terra. In questa valle, oggi così diversa  poco è rimasto: qualche casa, il Belbo che ancora oggi divide le due colline di Gaminella e del Salto e Canelli, l’inizio di un mondo che nulla aveva a che fare con il calendario delle semine: il mondo della città. 

 http://www.quotidianopiemontese.it/wp-content/uploads/2011/10/alba.jpg
 
A differenza di Pavese, Beppe Fenoglio, rimane legato per tutta la vita ad Alba, la sua città. I  tetti rossi e quella luce livida che avvolgeva le cose poi Tanaro, Murazzano, San Benedetto Belbo, Bossolasco, costituiscono per Fenoglio i luoghi dell’infanzia, ma anche lo scenario in cui ambienta le sue storie. Le Langhe sono per lui il mito, le radici, la terra
Un itinerario, quello langarolo, che induce a pensare che i luoghi appartenenti alla geografia dell’anima di questi scrittori  costituiscano ancora oggi una memoria collettiva che  chiede di  essere trasmessa come in un viaggio di formazione che passa il testimone, da una generazione all’altra di lettori.

http://www.discoveritalia.it/itinerariTema/images/content/1.jpg