lunedì 21 ottobre 2013

LE RICETTE TRADIZIONALI ED I LIBRI IN CUI LE RITROVIAMO: 21 OTTOBRE CON ITALO CALVINO



 UNO DEI SEGNALIBRO CHE INVIERO' A  CHI INSERISCE UNA RICETTA, UNA FOTOGRAFIA, UN COMMENTO O POST PER L'INIZIATIVA : "LE RICETTE TRADIZIONALI ED I LIBRI IN CUI LE RITROVIAMO"       



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Con Italo Calvino ed il suo  Sapore, sapere ( pubblicato in seguito col titolo Sotto il sole giaguaro) e ci si perde in un delirio di sapori-odori-sensazioni così forti come solo l’America latina, dove l'autore è nato,  riesce a spandere.

In una conferenza del 1983 all’Institute for the Humanities di New York, parlando di quella sua opera  che  poi si intitolerà Sapore, sapere, Calvino  ribadisce: “Il mio problema scrivendo questo libro è che il mio olfatto non è molto sviluppato, manco d’attenzione auditiva, non sono un buongustaio, la mia sensibilità tattile è approssimativa e sono miope”.[1].
E credo che il paradosso sia  proprio in questo sentirsi carente nei cinque sensi che diviene stimolo straordinario per ricercare sensazioni più minute e per  recuperare un sapere antichissimo, quasi, ma non del tutto perduto.


















Il libro rimarrà un’opera incompiuta, pubblicata postuma da Garzanti, nel maggio del 1986, con il titolo Sotto il sole giaguaro. Olfatto, gusto, udito sono i sensi che l'autore vuole esercitare ma egli scomparirà prima di "penetrare" anche vista e tatto. 
Un vero peccato se ci riferiamo ai tre racconti che compongono Sotto il sole giaguaro. Calvino, attraverso un uso della scrittura unicamente sensoriale,  annusa, gusta e ode il mondo circostante come se avesse, a intermittenza, solo naso, bocca e orecchie.
Ma già dalle prime battute del primo racconto, “Il nome, il naso”, composto da tre mini-episodi intrecciati  fra loro, il senso dell’olfatto diventa fondamentale per ritrovare la propria donna perduta nel "branco" dell’umanità. Lei che sola ha quel particolare odore, quella sublime fragranza anche dei piatti da lei preparati.
Ma il  secondo racconto, dedicato al gusto, e che dà titolo al volume ( pubblicato per la prima volta, sulla rivista «FMR» di Franco Maria Ricci del 1° giugno 1982  col titolo Sapore, Sapere ed in seguito, su indicazione dell’autore,con il titolo Sotto il sole giaguaro), legherà Calvino alla ricerca di piatti particolari e tradizionali. E'  uno degli ultimi scritti di Calvino legati al suo viaggio in Messico nel 1976. 

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Nel racconto una  coppia in viaggio condivide l’esperienza vitale e coinvolgente del cibo. Il viaggio è raccontato dall’uomo che scoprirà i sapori della cucina messicana che le ricordano  la cucina tradizionale della sua famiglia, attraverso la propria compagna, la quale risulta essere più sensibile nel cogliere gli aromi.  La sensualità della cucina tradizionale,  la ri-scoperta di sapori,  il rapporto stabilito attraverso il cibo unisce la coppia che si ritoverà e riscoprirà. In una gita:
 
"Sotto la pergola di paglia d’un ristorante in riva a un fiume, dove Olivia m’ aveva atteso, i nostri denti presero a muoversi lentamente con pari ritmo e i nostri sguardi si fissarono l’uno nell’altro ... il cibo impronta di sé ogni rapporto e annulla i confini tra i nostri corpi .....con  la zuppa di fagioli..." (2)

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Zuppa di fagioli neri


 Ingredienti per 4 persone:

450 g di fagioli neri secchi
8 cl di olio d'oliva
4 spicchi di aglio finemente tritato
2 cipolle sbucciate e tritate
1 peperone rosso lavato, pulito e tagliato a cubetti
sale e pepe
1 cucchiaino di origano secco
1/2 cucchiaino di cumino macinato
2 foglie di alloro
20 cl di vino bianco secco
2 cucchiai di aceto di vino rosso
1 pizzico di cipolla tritata

 

 Procedimento

Tenere a bagno i fagioli almeno una notte. Scolarli e metterli in una pentola con 2 litri di acqua fredda; portare ad ebollizione a fuoco alto, cuocere a fuoco medio-basso per circa un'ora, coprendo il recipiente. Nel frattempo in un pentolino scaldare l'olio, l'aglio e le cipolle, quindi aggiungere il peperone tagliato a pezzettini e far soffriggere qualche minuto. Togliere una tazza di fagioli dalla pentola, scolarli e mescolarli insieme al soffritto aggiungendo vino bianco e aceto. Dopo qualche minuto aggiungere il contenuto del pentolino alla pentola dei fagioli, salare e pepare a piacere, ggiungere alloro e cumino. Coprire e cuocere il tutto per 1-2 ore a fuoco basso, finché i fagioli siano cotti e teneri ma non 'sfaldati'. 
Servire in coppette da zuppa o in piatti fondi e cospargere con un po' di cipolla tritata. Mangiare ancora caldo ed accompagnare con una buona birra, preferibilmente chiara.
Se non troviamo i fagioli neri secchi li possiamo sostituire con quelli in scatola, in questo caso il tempo di cottura deve essere ridotto ad una decina di minuti.




1- Cfr. La vecchia signora in chimono viola – da Collezione di sabbia, Einaudi 1994
2-Cfr. Calvino, 1995, GARZANTI, p. 48.

1 commento:

Blogger ha detto...

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