giovedì 10 aprile 2014

'Gna Ava ed il suo autore Jovine, la mia Tappa per il Giro d'Italia Letterario

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 ...APPUNTAMENTO CON JOVINE



Ci si chiede ancora come è possibile che uno dei romanzi più importanti della nostra storia risorgimentale e della letteratura italiana del Novecento sia finito per tutti questi anni nel dimenticatoio?
Uscito nel 1942 e poi nel 1967 nella collana pedagogica della Einaudi a cura della moglie Dina Bertoni, Signora Ava di Francesco Jovine (1908-1950) è uscito in una nuova edizione Donzelli per iniziativa di Goffredo Fofi che ne ha firmato l’introduzione in occasione dei 150 anni dell’Unità d’Italia. 

 Frutto di un  lungo lavoro  (Jovine lo terminò nel 1929, ma fino alla pubblicazione lo sottopose a un preciso cesello di revisione al fine di far aderire la materia trattata al giusto linguaggio), il romanzo è ambientato a Guardalfiera, una cittadina del Molise di 2000 anime e 10 preti, alla vigilia dell’Unità d’Italia e alla fine del regno borbonico. 
http://www.atlantidezine.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/02/a_captive_audience.jpgLa “Signora Ava” del titolo è una figura leggendaria del folclore molisano,  simbolo di tempi lontani, passati per sempre, direi  favolosi.Il romanzo è diviso in due parti, ognuna composta da 15 capitoli non numerati. Nella prima parte si tratta della vita quotidiana del piccolo borgo, che scorre placida, scandita dai ritmi della terra, tra occupazioni contadine, beghe di paese, storie che si intrecciano mentre le notizie del mondo esterno giungono raramentee solo  approssimative e distorte. Lo scenario è quello della grande casa della famiglia de Risio,  piccoli feudatari locali. Al centro c’è don Giovannino, detto il Colonnello, direttore e insegnante della scuola privata frequentata dai giovani rampolli della zona. Protagonisti sono però Don Matteo, un prete di campagna, contestatario e dai tratti poco legati al suo ruolo, malvisto dai sacerdoti del circondario, che qualcuno ha voluto accostare a Don Abbondio, ma dal quale si discosta per maggiore volontà, e Pietro Veleno, giovane contadino e “servo” della famiglia de Risio, orfano di padre e innamorato della coetanea Antonietta de Risio. Il loro sembra tuttavia un amore impossibile, date le differenze sociali: Pietro fa parte della categoria dei “cafoni” mentre Antonietta di quella dei “galantuomini”.

Nella seconda parte la Storia irrompe nel racconto, movimentando e sconvolgendo il ritmo pacato di vita degli abitanti di Guardalfiera. Si ode l’eco lontana dell’impresa dei Mille di Garibaldi, mai citato. Si sa solo che c’è la guerra di un re “straniero” che combatte contro Francesco I di Borbone. Molti giovani partono, anche Pietro Veleno e un suo compare Carlo Antencci, unendosi alla banda dei ribelli guidata da Sergentello, un soldato del disciolto esercito borbonico, che combatte la Guarda Nazionale piemontese. Pietro impara a uccidere, rubare, saccheggiare persino un convento dove ritrova Antonietta. La conduce con sé. La vita alla macchia  porta a fa maturare l’amore tra i due giovani che sperano di poter fuggire e raggiungere il franco Stato Pontificio. Ma intanto l’esercito piemontese avanza inesorabile.
Se prendiamo il punto di vista dei paesani, che nulla sanno di quel che accade oltre i confini del proprio territorio, il romanzo rievoca in chiave favolosa un’epoca antica nella quale affondano le radici i problemi storico- sociali che hanno travagliato e tuttora travagliano il Meridione, mediante  una scrittura frammentaria di tendenza verghiana che però risente anche della contemporanea ondata  neorealista.

 
 
DOVE SI TROVA LA GRANDEZZA DEI QUESTO AUTORE??

La grandezza di Jovine, figlio di un agrimensore emigrato in Argentina, si trova nel mostrare la casualità della Storia, secondo la lezione di Tolstoj, nella quale i personaggi vengono travolti dai fatti. La stessa ribellione di Pietro Veleno, a differenza di Luca Marano, protagonista dell’altro romanzo, forse più noto, dell’autore, Terre del Sacramento, non deriva da una maturazione politica e sociale, ma da circostanze esterne, estranee alla sua volontà. 

... FRANCESCO JOVINE, LE SUE STORIE,  I SUOI PERSONAGGI

Francesco Jovine appartiene al numero di quegli scrittori italiani spesso  definiti «minori». L’oblio in cui è caduto il suo romanzo Signora Ava appare ancora più inspiegabile se si pensa che da esso Antonio Calenda trasse, negli anni 60, uno sceneggiato televisivo con Amedeo Nazzari che ebbe un discreto successo.
Si deve ringraziare il periodo delle  celebrazioni per l’Unità d’Italia (e l’editore Donzelli) se questo romanzo ha abuto ancora visibilità ....
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http://3.bp.blogspot.com/-t7J0H_Nu1qM/Undlrh7eBqI/AAAAAAAAAmU/cMYXI0Gj_-U/s1600/001+Di+Fiore.jpgSignora Ava è un romanzo che colpisce per vari motivi prima di tutto  linguistici:  struttura  semplice e immediata ,  scelta delle parole ricca e poetica. Mi ricorda, dal punto di vista espressivo, alcuni visi ritratti da Carlo Levi che, in poche pennellate, racchiudono intere storie.
Inoltre attrae per la vividezza con cui sono descritti i personaggi, anche quelli minori. Alcuni sono figure simili a quelle tramandate dalla letteratura verista o, forse, addirittura dalla commedia dell’arte: il ricco che rischia di morire perché ha mangiato troppo, il medico incapace di cui nessuno si fida, il prete avido.
Sia i galantuomini che i contadini sono tratteggiati con molta efficacia che, leggendo, è quasi impossibile non attribuirgli mentalmente un volto, una voce, un modo di muoversi.
Jovine riesce nel rendere questi personaggi e queste storie, potenzialmente uguali a mille altri, unici, avvincenti e interessanti per il lettore. 




Uno dei  personaggi  che, al contrario di quasi tutti gli altri, si rivela decisamente originale è don Matteo, prete di second’ordine di Guardialfiera, piccolo paese del Molise di cui Jovine è originario e in cui si svolge la maggior parte della vicenda.
Nel paese ci sono a stento duemila abitanti ma almeno dieci preti che lottano ferocemente tra di loro per la conquista del maggior numero di fedeli. Ciò che emerge non  è un insano orgoglio a guidarli ma la necessità di sopravvivere: più fedeli significano più offerte e quindi più cibo e più denaro.
Don Matteo, emarginato dai colleghi canonici più influenti, è una figura assai lontana dalla spiritualità e sicuramente agli antipodi dell’ascetismo. Pensa troppo alla gola, ai beni materiali e a non ben precisati altri peccati citati in una lettera anonima. Infine è collerico e non ha abbastanza rispetto per l’autorità. La sua imperfezione e la sua incoerenza me lo hanno reso  simpatico e  proprio attraverso di lui si seguono le storie degli altri personaggi.
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Ogni lettore può scoprire o riscoprire il mondo dei contadini, legato ai tempi e alle regole della terra,  governato da una saggezza popolare che si fonda su credenze magiche e sugli insegnamenti di creature mitiche, come la stessa signora Ava che dà il titolo al romanzo; storie e leggende che sempre si sono raccontate e sempre si racconteranno.
Per questa ragione
il giovane Pietro Veleno – ragazzo intelligente e onesto, pupillo di Don Matteo – quando si accorge di provare attrazione per la sua coetanea e padrona Antonietta Di Risio, ricaccia indietro quel sentimento. Pur essendo consapevole che esso è ricambiato, un legame tra loro due appare, al ragazzo, semplicemente impossibile.
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Ma le cose cambiano profondamente quando anche a Guardialfiera arrivano gli echi della rivoluzione. Un “re straniero” pare abbia tolto dal trono Francesco di Borbone. Non ha a caso si parla di echi. In quel piccolo paesino all’estrema periferia del Regno di Napoli, è difficile comprendere, e comprendere tempestivamente, cosa stia accadendo. Le voci parlano dell’esercito di un certo Gariobaldo che porta più benessere e giustizia per i contadini. Inizialmente il paese si rallegra e considera l’insediamento del nuovo re cosa fatta. Ma poi arrivano le truppe borboniche per reprimere le rivolte e i nobili, spaventati, denunciano i contadini.
Pietro è costretto a scappare per unirsi alle camicie rosse. Ma, per una pura casualità, si ritroverà invece a combattere con i borbonici.



Anche se la prima parte del romanzo è volutamente statica, la seconda segue la vita selvaggia e violenta a cui Pietro è costretto per sopravvivere, prima da soldato e poi da brigante.
http://image.slidesharecdn.com/ilmolise1-120410034017-phpapp01/95/slide-1-728.jpg?cb=1334048066Il Risorgimento raccontato da Jovine è un Risorgimento disperato, imposto, una lotta smitizzata in cui spesso chi combatte non ha la minima idea di quale sia “la sua parte” e, di sicuro, non ha in cuore altro ideale che non sia uccidere per non morire.
Abbrutiti e disillusi dalla guerra, alcuni dei personaggi di questa storia breve ma intensa riscoprono una necessità di purezza e di riscatto. Persino don Matteo sembra, infine, crescere e trovare il modo per essere davvero strumento di Dio e per aiutare gli uomini a guadagnare un po’ di pace sulla terra.
Il finale drammatico consacra, secondo me, Jovine tra i grandi scrittori italiani del 900.
Un libro che ho avuto l'occasione di analizzare secondo altre angolazioni per questo Giro d' Italia letterario e che consiglio di  leggere per sentire un' altra voce che racconta una delle tante verità sulla nascita dell'Unità d'Italia.




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